Aria di referendum sulla revisione della Legge sulla disoccupazione. E sempre più probabile dopo che martedì anche il Consiglio nazionale ha deciso di sopprimere il contributo di solidarietà, facendo così marcia indietro. Ma andiamo con ordine. La settimana scorsa l’Unione sindacale svizzera (Uss) aveva già giudicato inaccettabile la posizione del Consiglio degli Stati che aveva respinto due proposte «sociali» suggerite in un primo tempo dal Nazionale. Niet alla possibilità di prolungare le indennità di disoccupazione nei cantoni più toccati e niet anche al mantenimento del contributo di solidarietà (l’1 per cento) per i redditi medio-alti (che si situano, tanto per rendere l’idea, tra i 106 mila 800 e i 267 mila franchi). Reagendo immediatamente alle scelte compiute dai senatori, l’Uss aveva manifestato l’intenzione di contrastare tali decisioni. E martedì la doccia fredda: la Camera del popolo, nella quale l’Uss aveva riposto le speranze di frenare gli orientamenti anti-sociali del Consiglio degli Stati, ha deciso di sopprimere il contributo di solidarietà avvicinandosi,di fatto, alle posizioni della Camera alta. La misura sarà tuttavia reintrodotta se i debiti dell’assicurazione dovessero superare i 5 miliardi di franchi. Il Nazionale ha però mantenuto la proposta di venire in aiuto ai cantoni più colpiti dalla disoccupazione: se il tasso dei senza lavoro supera il 5 per cento per sei mesi, i cantoni devono potere accordare le indennità per un periodo di 520 giorni, contro i 400 previsti dalla revisione della legge. Lo scenario che si prospetta è quello di un chiaro tentativo di smantellare la socialità. E l’Uss è più che mai pronta a lanciare un referendum (decisione il prossimo 27 marzo). Ma non sarà sola. Il Comitato «Lottare contro la disoccupazione, non contro i disoccupati e le disoccupate» è sulla stessa lunghezza d’onda. «A parte qualche miglioramento cosmetico – leggiamo in un comunicato – con ogni probabilità il Parlamento approverà nuove inaccettabili misure che colpiranno chi non ha un lavoro. La riduzione del numero delle indennità giornaliere e l’aumento da sei a dodici mesi del periodo minimo di contributo assicurativo, sono misure inaccettabili». Per il Comitato ci troviamo di fronte ad un chiaro peggioramento: le nuove proposte mirano a ridurre il numero degli assicurati al solo scopo di mantenere sane le casse dell’assicurazione. «Le conseguenze nefaste non si faranno attendere e a farne le spese – tuona il Comitato – saranno i giovani e le persone poco qualificate». Così come si prospetta, la revisione della legge rafforzerà l’esclusione penalizzando ulteriormente quelle persone che già sono sfavorite sul mercato del lavoro. In un’epoca dove le forze di destra non risparmiano gli attacchi alla sicurezza sociale, occorre reagire per fermare lo smantellamento dello Stato sociale. Occhi puntati sul Parlamento, dunque, il 22 marzo per conoscere l’esito della votazione finale delle Camere. Se il voto avrà luogo il Comitato «Lottare contro la disoccupazione, non contro i disoccupati e le disoccupate» convoca per sabato 23 marzo, nella sede del sindacato «Comedia» a Berna, una riunione in cui sarà deciso il lancio del referendum. Un referendum che Comedia, nella sua ultima riunione del comitato centrale, si è detto pronto a sostenere attivamente.

Pubblicato il 

15.03.02..

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