< Ritorna

Stampa

 

Un cantiere listato a lutto

di

Stefano Guerra
In una Pollegio spazzata da un vento gelido, colleghi, responsabili del Consorzio Tat e della AlpTransit Gottardo Sa, autorità locali, cantonali e consolari, sindacalisti e semplici cittadini hanno voluto dare martedì sera un ultimo saluto a Salvatore Di Benedetto e Andrea Astorino (si veda box), le due giovani vittime dell’incidente avvenuto una settimana fa a Bodio-Pollegio sul cantiere della galleria di base del San Gottardo. I funerali di Salvatore Di Benedetto e Andrea Astorino si erano tenuti lo stesso giorno a Giubiasco e a Riva San Vitale. Chi non ce l’ha fatta ad esserci si è stipato qualche ora più tardi nella chiesa dei Santi Innocenti, gremita come non mai, a poco meno di un chilometro dall’entrata del cantiere dove sventolavano bandiere a mezz’asta. Due foto listate a lutto sull’altare, i canti del coro di Faido, le parole del provicario generale Sandro Vitalini («la persona umana è il valore più alto da custodire: perciò non dobbiamo lesinare sforzi»; «il tunnel non si scava da sè, ma con il sudore e anche il sangue degli operai: spesso ci si dimentica del loro lavoro»), e la commozione dei presenti le cui offerte – che si aggiungono a quelle raccolte con una colletta promossa dai colleghi – sono un ultimo gesto di solidarietà per Salvatore Di Benedetto, Andrea Astorino e le loro famiglie. L’incidente costato la vita ai due operai è avvenuto venerdì scorso poco dopo le 14. I due si trovavano nella canna ovest della galleria di base, a 5 chilometri dal portale sud di Bodio-Pollegio. Assieme a due colleghi stavano ripulendo la soletta del tunnel davanti al treno della pulizia. In quel momento, sul binario parallelo, stava transitando verso l’uscita e a velocità ridotta (meno degli 8 chilometri orari prescritti dalle norme di sicurezza) il treno (due locomotori e 10 vagoni, per un peso di 500 tonnellate) carico di materiale inerte proveniente dal fronte di scavo. Il convoglio aveva cambiato binario 800 metri prima per superare il treno della pulizia, ma qualcosa è andato storto. Lo scambio è entrato improvvisamente in funzione facendo deragliare uno degli ultimi vagoni, trascinato poi fino all’impatto col treno della pulizia che, spinto in avanti di alcuni metri, ha travolto i due giovani operai uccidendoli. Un terzo addetto alla pulizia ha riportato lievi ferite, un quarto è rimasto sotto choc. L’inchiesta condotta dalla sostituta procuratrice pubblica Chiara Borelli si concentra ormai sull’ipotesi del guasto tecnico. Accertamenti sono in corso da parte degli specialisti incaricati dalla magistratura e dei responsabili della ditta germanica che ha fornito il sistema di gestione elettronica dell’impianto ferroviario. «Non è la prima volta che un vagone o parte di un treno deraglia, ma questo tipo di deragliamento è un eccezione», ha detto alla Tsi il direttore del Consorzio Tat Bruno Guggelmann. L’incidente ha suscitato una dura reazione da parte di Unia. In una nota il sindacato si dice «indignato per la lunga catena di incidenti mortali nei lavori di scavo delle gallerie delle Nuove trasversali ferroviarie (Neat)». Quello avvenuto una settimana fa sul cantiere di Bodio è «solo la punta dell’iceberg». Unia chiede un intervento della Delegazione di vigilanza delle Camere federali, ribadisce che «in nessun caso la sicurezza dei lavoratori può essere subordinata ai risparmi finanziari che determinati ambienti della destra economica e politica cercano ideologicamente di imporre», e avanza di nuovo l’idea – alla quale «per delle ottuse chiusure ideologiche l’associazione padronale si è sempre opposta» – di costituire delle commissioni sicurezza e salute che attingano all’enorme bagaglio di esperienza di numerosi lavoratori. «Incidenti come quello della scorsa settimana – spiega ad area Matteo Pronzini, segretario della sezione Bellinzona, Biasca e Moesa che da tempo segue i cantieri AlpTransit di Bodio e Faido – dimostrano che bisogna andare ancora più là, coinvolgendo in prima persona i lavoratori. Non è sufficiente avere dei concetti e una persona che a tempo pieno si occupa di sicurezza. Tutto questo dev’essere accompagnato dai lavoratori stessi, che sul terreno vedono quali sono i problemi e in modo empirico possono trovare subito dei modi per risolvere problemi anche apparentemente banali ma che possono essere fonte di incidenti». «Esiste già una commissione aziendale con rappresentanti del consorzio e delle maestranze – spiega da noi interpellato Stefan Flury, responsabile del settore sud del traforo di base del Gottardo –. I problemi di sicurezza vengono già discussi in quella sede. Non credo sia necessario creare adesso qualcosa che rischia di rivelarsi un doppione. Se poi la commissione aziendale reputasse necessario approfondire la cosa, squadra per squadra, noi non siamo contrari». I toni usati da Unia e il fatto che la nota stampa si riferisse in buona parte a problemi (scarsa ventilazione, calore eccessivo, dumping salariale, ecc.) riscontrati in particolare nei cantieri oltre Gottardo (Sedrun, Amsteg, in quelli per il traforo del Lötschberg) hanno creato non pochi malumori a sud delle Alpi. La Società svizzera impresari costruttori Sezione Ticino ha parlato di «agire fortemente speculativo e finalizzato ad una propaganda sindacale in tempo inopportuno», il sindacato cristiano-sociale Ocst – che lancia anch’esso un appello alle parti affinché rivedano regole e procedure di sicurezza – di «indebiti strumentalismi». La AlpTransit Gottardo Sa, dal canto suo, ritiene di «essere sempre andata incontro alle richieste dei sindacati» e per questo è «molto delusa per la strumentalizzazione di questo incidente da parte di Unia», afferma la portavoce Giosia Bullo. La sicurezza sul lavoro e la prevenzione degli infortuni sono state sin dall’inizio delle priorità sui cantieri per la realizzazione della trasversale ferroviaria del San Gottardo. In particolare quelli a sud delle Alpi – Bodio e Faido – sono considerati da questo punto di vista una sorta di cantieri modello. Della tutela dell’integrità fisica dei lavoratori si occupano in maniera incrociata la società committente (la AlpTransit Gottardo Sa) con una persona a tempo pieno, il Consorzio Tat, i tecnici della direzione lavori e gli esperti della Suva che effettuano controlli regolari, talora senza preavviso. Gli sforzi per garantire la sicurezza di minatori e altri operai sui cantieri sono sempre stati riconosciuti dai sindacati, Sei (confluito in Unia) compreso. «Nei cantieri di Bodio e Faido l’aspetto della sicurezza è un elemento che viene tenuto costantemente sotto controllo», riconosce Matteo Pronzini. «Siamo coscienti che il rischio “0” non ci sarà mai, ma facciamo il possibile per ridurre al massimo i rischi», afferma Giosia Bullo. Sono ipotizzabili dei margini di miglioramento? «Ci stiamo pensando. I responsabili del consorzio in particolare stanno già considerando alcune misure che andranno approfondite», risponde Stefan Flury. Nell’attesa, come ha detto Bruno Guggelmann martedì a Pollegio durante la cerimonia in ricordo di Salvatore Di Benedetto e Andrea Astorino, «il lavoro va avanti, la vita va avanti, anche se non sarà mai più come prima». scheda Erano entrambi originari dell’Italia meridionale i due giovani che hanno perso la vita venerdì nel cantiere AlpTransit di Bodio (si veda articolo sopra). Salvatore Di Benedetto era nato il 1. ottobre 1981 a Soletta da una famiglia di origini siciliane. Domiciliato a Giubiasco, si era stabilito in Ticino verso la metà degli anni ’90. Lavorava nel tunnel di base del Gottardo da tre anni ed era alle dipendenze (tramite l’agenzia di lavoro interinale Adecco) della Alpine Mayreder Services Gmbh, una delle cinque ditte del Consorzio Tat. Andrea Astorino, domiciliato a Bironico, avrebbe compiuto 31 anni il prossimo 5 febbraio. Era nato a Petronà, in Calabria. Lavorava da diversi anni nel cantiere AlpTransit, anch’egli per la Alpine Mayreder Services Gmbh. Sarebbe diventato padre per la prima volta entro l’estate. Quello di venerdì scorso è il secondo incidente mortale avvenuto sui cantieri della galleria di base del Gottardo a sud delle Alpi. Il 3 aprile del 2003 sul cantiere di Faido perse la vita un minatore germanico 36enne, colpito da un blocco di roccia staccatosi durante le operazioni di consolidamento della volta del tunnel. Il bilancio complessivo delle vittime sui cantieri della galleria di base del Gottardo è ora salito a sei. Fra il 2000 e il 2001 a Sedrun erano morti due minatori, un 33enne germanico e un 25enne sudafricano. La stessa sorte era toccata nel 2003 sul cantiere di Amsteg a un minatore austriaco 37enne. Dal 1994, inoltre, quattro minatori – l’ultimo dei quali, lo scorso mese di luglio, un operaio austriaco di 52 anni – hanno perso la vita nei cantieri per la costruzione della nuova trasversale ferroviaria del Lötschberg.

Pubblicato

Venerdì 28 Gennaio 2005

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022