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Un calcio agli Europei 2004

di

Flavia Parodi
Tutti partecipano di questo clima di Campionati europei. Ebbene anch’io lascio le alte sfere della politica per occuparmi di quelle basse e rotolanti. Anche se è difficile scostarsi davvero dalla politica quando si vede risorgere tanto amor patrio che ormai si temeva sepolto. Che bello vedere quell’orgia di bandiere svizzere sventolare dagli spalti degli stadi. Sì, a me le uniche bandiere rosse che piacciono sono quelle con la croce bianca in mezzo. E la nostra nazionale si è battuta con onore e sprezzo del pericolo contro tante squadre straniere schierate con il chiaro intento di vincerci e umiliarci. Noi che ospitiamo e manteniamo orde di stranieri. Noi che siamo i cassieri di mezzo mondo. Così ci ripagano? Dovevano lasciarci vincere, dovevano. Come si fa poi a non sputare? Gli sputi vanno benissimo. Mica fanno male. Sono cose tra uomini, non vedo perché si sono dovute fomentare polemiche da collegiali. Per vincere è giusto usare ogni mezzo dissuasivo. E poi alcune varietà di cobra hanno fondato il proprio successo proprio sullo scaracchio. E velenoso per di più. Un innocuo calciatore che volete che faccia? Non sputa mica curaro! I prossimi campionati li organizziamo noi? Allora dobbiamo vincerli. Con ogni mezzo, nel gioco come in una guerra. In quanto padroni di casa non potranno rifiutarci alcune riforme che vorrei proporre. Innanzitutto dobbiamo eliminare il fuorigioco che castra ogni lodevole spinta offensiva in avanti. Una volta ottenuta questa riforma si potranno applicare certi moduli di gioco a cui sto ragionando. Innanzitutto ci sarebbe l’1-10. Spiego. Uno sta in porta perché la prudenza non è mai troppa. Gli altri marciano in avanti allineati a plotone. Gli avversari sicuramente rimarranno smarriti anche perché non sanno quante file di giocatori ci sono dietro. La versione più cauta sarebbe il 2-9. Nove punte e due portieri perché siamo svizzeri ma non siamo fessi. Oppure c’è l’1-1-8. Sempre altamente aggressivo detto “schema del portiere informato”. 8 attaccano, 1 in porta, e un libero che porta i messaggi dal fronte dell’avanguardia al portiere. Al limite può anche fornire notizie false agli avversari: in tutte le guerre è essenziale la disinformazione. Quando si segna ci si arrocca sullo schema 11. Tutti in difesa raccolti a capannello attorno al portiere e si chiamerà “forziere svizzero”. Si può anche voltare le spalle alla porta nemica, tanto non è una fase di gioco risolutiva quanto piuttosto una guerra di mantenimento. Chi vuole può scavarsi una trincea. Nella variante detta “a cucù” un attaccante si smarca dal gruppo e parte repentinamente in un contropiede solitario. Schema “non passa lo straniero”. Il gioco si sposta sulla metà campo che diventa un’ideale frontiera e i nostri giocatori staranno bene attenti a non lasciar applicare l’odiatissima libera circolazione delle persone. Evidentemente è lecito minare il campo. L’allenatore spiegherà ai suoi giocatori lungo quale corridoio passare. Vedrete se non vinceremo nel 2008. Intanto contro l’eliminazione Svizzera di quest’anno stiamo già raccogliendo le firme per lanciare un referendum. Gliela insegniamo noi agli europei la democrazia.

Pubblicato

Venerdì 2 Luglio 2004

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