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Un buon contratto costa

di

Gianfranco Helbling
È sempre bollente l’asfalto ticinese. Lunedì c’è stata la conferenza stampa del Dipartimento del territorio che, cifre alla mano, ha ritenuto di poter dimostrare l’esistenza di un cartello fra le imprese della pavimentazione volto a gonfiare artificialmente i prezzi a spese dello Stato (cfr. riquadrato). Ma già la scorsa settimana, in vista delle esternazioni di Marco Borradori, l’organizzazione padronale del settore (l’Associazione ticinese imprese pavimentazioni stradali, Atips), denunciando che molte ditte ormai devono lavorare sottocosto per rispettare i rigidi preventivi imposti dallo Stato, aveva disdetto a titolo cautelativo il Contratto collettivo di lavoro (Ccl) della pavimentazione per la fine dell’anno. Un contratto che nel settore i sindacati giudicano il migliore della Svizzera. A seguito della disdetta del Ccl le parti sociali (Atips e i sindacati Unia e Ocst) si sono incontrate martedì. In quell’occasione è stata ribadita l’importanza del mantenimento del Ccl, si è formalmente invitato il Dipartimento del territorio ad un incontro urgente fra tutte le parti coinvolte ed è stata preannunciata una conferenza stampa per il 29 settembre che dovrà fare ulteriore chiarezza. All’incontro fra i partner contrattuali ha partecipato anche il segretario regionale di Unia Saverio Lurati. Saverio Lurati, il comunicato congiunto Atips-sindacati lascia intendere che fra le parti del contratto collettivo delle pavimentazioni vi sia un buon clima. È così? Sì. Da parte nostra abbiamo sottolineato che la loro disdetta del contratto, anche se cautelativa, è in questo momento inopportuna. E loro hanno riconosciuto di aver agito un po’ sulla base dell’emotività per la situazione contingente. A loro sembrava l’unica soluzione, considerata anche la pressione che stanno subendo dal Dipartimento del territorio che rasenta il ricatto: o mi fai lo sconto del 20 per cento oppure non lavori. Come valuta la posizione del capo del Dipartimento del territorio Marco Borradori secondo cui la disdetta del contratto «colpisce l’anello più debole della catena per far pressione sul governo, ma ciò su di noi non avrà alcun effetto»? Non capisco, alla vigilia della votazione sull’allargamento a Est della libera circolazione delle persone, come il governo possa dimostrare così poco rispetto verso quelle comunità contrattuali che da anni dimostrano di avere una particolare sensibilità nei confronti dei lavoratori, tant’è vero che nel ramo della pavimentazione abbiamo uno dei migliori contratti del Ticino. Ricordo ad esempio che nelle pavimentazioni stradali c’è stata un’adesione unanime dell’organizzazione padronale al pensionamento anticipato, a differenza di altri settori come la carpenteria in cui molte imprese sono uscite dall’associazione padronale per non più dover applicare il contratto. Nella pavimentazione abbiamo a che fare con aziende che hanno una particolare attenzione nei confronti dei lavoratori che determina un costo diverso dei contratti, e di questo il governo non può non tenere conto. In cosa consiste la particolarità del Ccl ticinese della pavimentazione che lo distingue dal resto della Svizzera? Esso tiene conto sostanzialmente del fatto che nel lavoro della pavimentazione c’è una stagionalità ed un’importante incidenza delle condizioni meteorologiche. Questo si traduce in una percentuale di ore calcolata su una media di diversi anni che vanno perse e che non sono messe a carico del lavoratore. Si tratta di una percentuale del 6,25 per cento che si trasforma in sostanza in un prezzo maggiore rispetto a quello che c’è nel resto della Svizzera in questo settore. È possibile valutare l’incidenza del contratto sul maggior costo dell’asfaltatura in Ticino? Si cercherà di quantificare questo aspetto in occasione della conferenza stampa del 29 settembre. C’è da dire che i maggiori costi non sono strettamente legati soltanto al contratto vero e proprio. Ad esempio: sui lavori nell’asfaltatura influiscono molto le stagioni, ma le ditte di lavoratori stagionali non ne hanno più. Per limitare i costi le aziende dell’asfaltatura potrebbero allora imitare quanto avviene in altri settori con l’assunzione di personale con contratti di breve durata: così si avrebbe però anche una maggiore precarizzazione del lavoro e quindi un dumping salariale e sociale indotto dallo Stato quale committente principale. Ricordo che attualmente di interinali nella pavimentazione praticamente non ce ne sono. Qual è la posizione del sindacato sulla presunta esistenza di un cartello e sull’incidenza di questo cartello sui costi per lo Stato? Se c’è qualcuno che ha fatto il furbo dev’essere sanzionato. In questo senso non abbiamo nulla contro il fatto che la Commissione per la concorrenza faccia il suo lavoro. Ribadisco però che non è tutto il settore e tutta la comunità contrattuale che devono passare alla cassa. Perché a rischio vi sono quelle disposizioni che fanno del Ccl delle pavimentazioni un buon contratto. Il settore è sovradimensionato? La situazione che ci ritroviamo oggi è conseguenza del modo di operare adottato negli anni passati. Se questo settore nel 1991 aveva 1'096 addetti e alla fine del 2004 ne aveva 694 vuol dire che un certo ridimensionamento c’è già stato. Siamo tutti perfettamente consapevoli che negli anni a venire ci sarà un ulteriore ridimensionamento: ma un conto è attuarlo attraverso le partenze naturali e i pensionamenti, tutt’altra cosa è farlo attraverso dei licenziamenti. D’altra parte se è vero che oggi ci sono sei sili di produzione in Ticino e tutti dicono che sono troppi, è anche vero che essi sono nati perché si voleva proprio più concorrenza fra le ditte, col risultato che ora questi sili sono nettamente sottosfruttati generando costi fissi elevati proprio per il loro scarso impiego. I lavoratori della pavimentazione possono restare tranquilli? Per il momento diamo loro una rassicurazione nel senso che la comunità contrattuale, cioè imprese e sindacati, stanno cercando ogni possibile soluzione per uscire da questa situazione. box Il costo dell’asfalto in Ticino è letteralmente crollato dall’8 aprile scorso, giorno in cui la Commissione federale della concorrenza (Comco) ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per accertare l’esistenza di un accordo sottobanco fra le ditte del settore allo scopo di gonfiare artificialmente i prezzi. A dirlo lunedì, cifre alla mano, è stato Marco Borradori, direttore del Dipartimento del territorio. Da aprile il Cantone ha messo a concorso 14 lavori di pavimentazione. Ebbene, in questi casi le offerte più vantaggiose si situano fra il 21 e il 39 per cento al di sotto dei preventivi di massima elaborati dal Dipartimento, con una differenza a volte del 50 per cento fra minore e maggiore offerente. Non solo: «negli ultimi 14 appalti non abbiamo più riscontrato la regolare rotazione della ditta miglior offerente. Inoltre la qualità della documentazione presentata è oggi buona per tutte le concorrenti, mentre prima lo era solo per alcune», quelle cioè che si sapeva si sarebbero aggiudicate l’appalto, ha osservato Borradori. Conclusione: «siamo tornati in un regime di concorrenza, quello precedente era malsano ed improprio».

Pubblicato

Venerdì 23 Settembre 2005

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