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Un ascensore per il patibolo

di

Francesco Bonsaver

Vi raccontiamo un'altra storia che arriva dal mondo del lavoro. Chi può dire di non avere mai usato un ascensore di marca Schindler? Schindler è famosa in tutto il mondo per i suoi ascensori. È uno dei leader mondiali nel settore. La sua sede principale è a Ebikon, nel Canton Lucerna. Conta oltre 43 mila dipendenti sparsi in tutto il pianeta e la sua cifra d'affari è di 11,1 miliardi di franchi. Nel 2006 ha ottenuto un utile netto di 511 milioni di franchi, record storico per il gruppo. Una ditta globale che, naturalmente, agisce localmente, attraverso le sue numerose filiali. Tra queste, ce n'è una anche nei pressi di Lugano, a Bioggio. Ed è in questa filiale, che pare tanto vicina e così lontana dalla centrale di Ebikon, che succedono cose "particolari".

Lo hanno raccontato ad area numerosi operai che lavoravano alla filiale luganese. Lavoravano, perché negli ultimi quattro-cinque anni, su un totale di 55 dipendenti, circa una quindicina di collaboratori – secondo nostre informazioni – sono stati licenziati, mentre un'altra decina se ne sono andati. Una cifra abbastanza impressionante di partenze, volontarie e non, nell'arco di un breve periodo e su un numero relativamente esiguo di dipendenti. Tutto sembra coincidere con l'arrivo di un nuovo direttore di filiale nel 2002. Da subito, raccontano i nostri interlocutori, l'ambiente di lavoro si è deteriorato. Fin dalla prima riunione indetta lancia una sfida nei confronti dei dipendenti. Uno dei primi ad essere stato licenziato è una persona a cui mancavano 6 mesi per andare in pensione. Questo per fare capire la nuova aria che tirava. Un altro dipendente, Giorgio, che vanta 35 anni di esperienza alla Schindler come tecnico di ascensori, viene licenziato il 23 dicembre del 2003. Proprio la vigilia di Natale, deve rientrare a casa e annunciare alla moglie e alla figlia di 11 anni che non ha più lavoro. È disperato, alla sua età, 55 anni, è ben conscio di come sia difficile riuscire a trovare un nuovo posto di lavoro. «All'inizio ero molto preoccupato. Ma ora, posso dire di essere stato, per così dire, "graziato". Un'azienda concorrente alla Schindler, non solo era ben felice di assumermi, ma mi ha addirittura promosso. Ora sono vicedirettore responsabile di zona», ci ha raccontato Giorgio. Vedendo come sono andate positivamente le cose, perché quindi non dimenticare quanto successo alla Schindler? «Quanto successo non si può dimenticare. Se non avessi avuto la fortuna di incontrare dei nuovi datori di lavoro che credono nelle mie qualità professionali, non so cosa sarebbe successo. Ritengo importante parlarne anche per gli altri che sono rimasti. Non è giusto vivere in un clima di lavoro di terrore. Alla Schindler mi sono sempre trovato bene. Ero molto attaccato alla ditta. Non capisco come una azienda seria come la Schindler non abbia reagito alle numerose sollecitazioni che le abbiamo inviato riguardo al nuovo direttore. È un peccato che abbiano lasciato deteriorarsi così l'ambiente di lavoro».
Erasmo*, un altro ex dipendente che ha voluto parlare con area, un'idea se l'è fatta del perché la direzione centrale di Schindler Svizzera non sia intervenuta. «Probabilmente alla centrale di Ebikon fa comodo un personaggio come il nuovo direttore. Avere una persona che assuma il ruolo del cattivo per instaurare un clima di paura all'interno dell'azienda, può darsi che sia utile alla direzione centrale», racconta Erasmo, che ricopriva funzioni da quadro dirigente all'interno della sede di Bioggio. «Io sono stato assunto dal direttore attuale. Il mio rapporto di lavoro è durato un anno. Ho dovuto andarmene perché non riuscivo a sopportare l'ambiente di ricatto. Mi veniva delegato il compito di esercitare le pressioni sugli altri collaboratori. E ne soffrivo molto. Mi faceva telefonare a casa alle persone che erano in infortunio perché facessi pressioni per farli tornare a lavorare. Ma se uno è in infortunio cosa vuole che faccia? Non è una questione di volontà. Provavo ad oppormi e mi veniva risposto: "Se non lo fai, ti licenzio". All'inizio ho ceduto, poi non ce l'ho più fatta e me ne sono andato». Ci può fare altri esempi del clima di sfiducia all'interno dell'azienda? «Nel magazzino di Bioggio il direttore ha fatto installare una telecamera di sorveglianza. È l'unica in tutte le filiali svizzere della Schindler. Quando ne parlavamo con i colleghi delle filiali svizzere, rimanevano scioccati. Questo esempio rende l'idea di cosa succede all'interno di questa "particolare" filiale. È tutto un insieme di piccole e grandi cose come queste che hanno creato forti tensioni all'interno dell'azienda».
Anche Angelo, un giovane lavoratore da qualche anno alle dipendenze della Schindler, vuole raccontarci la sua esperienza. «Finché ero un semplice dipendente, i miei rapporti con il direttore erano abbastanza normali. Anzi, ero considerato un buon tecnico. Nell'aprile del 2005 vengo eletto nella Commissione del personale. Il mese dopo iniziano i problemi. Improvvisamente, non ero più bravo nel mio lavoro. Ero diventato un incapace. Cerco di resistere alle numerose pressioni, ma è evidente che vuole mandarmi via. Ci prova con un primo licenziamento, un secondo, ma per vizi di forma e le puntuali contestazioni grazie al sindacato Unia, li devono ritirare. Ma è solo questione di tempo. Qualche mese dopo infatti vengo licenziato per la terza volta. È quella definitiva». E adesso ha trovato un nuovo impiego? «Ho trovato subito lavoro presso la concorrenza, con tanto di aumento. Ma ho deciso di parlare con voi proprio perché ritengo fondamentalmente sbagliato quanto sta succedendo alla filiale di Bioggio. Si prova un gran senso di impotenza di fronte a quella che si ritiene una ingiustizia. E non parlo solo del mio caso, ma di tutti i miei ex colleghi»
Andreas, anche lui giovane lavoratore, subisce gli stessi attacchi per mesi. Finché non ne può più, e crolla dal punto di vista fisico e psicologico. Va dal suo medico curante che gli misura la pressione: minima 135.  «Se continui così, prendi un infarto» gli risponde il medico e gli vieta di andare a lavorare. Appena si ristabilisce, viene licenziato. La motivazione: è incapace. Terminato il periodo di disdetta riceve il foglio di benservito: bravissimo nel svolgere ogni compito che gli viene affidato. «Dal foglio risulto uno dei migliori. Non ho potuto fare altro che ridere quando l'ho letto». Anche a lui è andata bene. Dal primo maggio lavora per una nuova ditta. «Sto molto meglio di dove ero prima. Mi hanno anche affidato molte più responsabilità di prima». Dai racconti degli ex dipendenti traspare un tratto comune: volevano bene alla Schindler e non riescono a darsi pace di quanto successo. Qualcosa vorrà pur dire.

* nome di fantasia


"Volevamo un cambiamento"

Armin Gallati è il responsabile delle risorse umane del gruppo Schindler. A lui abbiamo posto le domande per capire la posizione della centrale nazionale, che stando alle nostre segnalazioni era ben informata di quanto succedeva a Bioggio.
«Quattro anni fa, la filiale di Bioggio era in ritardo rispetto alle altre sedi svizzere sotto vari aspetti: efficacia, risultati e orientamento dei clienti. Il Comitato di direzione ha dunque deciso di prendere delle misure per migliorare la situazione a Bioggio. Lo scopo era di aumentare l'orientamento dei clienti, cambiando le attitudini e i comportamenti, migliorare l'efficacia e l'obbligo di seguire le regole interne di Schindler. Regole che non erano ben seguite dai nostri collaboratori in Ticino. I cambiamenti sono stati fatti e, a giudizio del comitato direttivo, sono stati coronati da successi. Abbiamo una migliore efficacia e i risultati della filiale di Bioggio sono ora a livello delle migliori filiali in Svizzera. In inglese si direbbe un upgrading».  Dunque siete molto soddisfatti dei cambiamenti introdotti dal nuovo direttore? «Il comitato di direzione è soddisfatto. Naturalmente dei cambiamenti di questa portata comportano dei cambiamenti di personale, che a loro volta hanno generato una certa incertitudine presso i collaboratori. Abbiamo dovuto terminare i rapporti di lavoro di circa cinque dipendenti, altri sono andati in pensione e qualche collaboratore ha concluso lui stesso il rapporto di lavoro. Ora a nostro avviso la situazione in Ticino è calma, ed è migliorata la collaborazione tra i dipendenti.»
Può confermarci che una persona è stata licenziata 6 mesi prima di andare in pensione? «Non lo so».
E invece sa spiegarci perché nel magazzino di Bioggio sia stata installata una telecamera, quando non esiste nelle altre filiali svizzere? «Questa informazione è nuova per me».
Come commenta il fatto che le persone licenziate siano state assunte dalla concorrenza, con migliori salari e aumenti di carriera? «Normalmente è la concorrenza che viene da Schindler perché abbiamo la migliore formazione e buone prestazioni sociali. Il grado di soddisfazione dei nostri dipendenti è molto buono». Questo coincide con quanto detto dai nostri interlocutori e vostri ex dipendenti: «Noi amavamo la Schindler. Per questo siamo delusi del loro atteggiamento». Per Gallati: «Chi lavora in Ticino e segue le regole, non ha problemi».   

Pubblicato

Venerdì 11 Maggio 2007

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