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Un appalto per una polizza

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Generoso Chiaradonna
Si profila una stangata per le imprese svizzere. Aumenti dei premi per il rischio infortuni a carico delle imprese, aumenti contestati da tutti per le trattenute per il secondo pilastro e anche aumenti dei contratti per l’assicurazione malattia collettiva. Insomma si può girarla come si vuole ma anche senza sostanziali aumenti salariali, il costo del lavoro dal 1° gennaio 2004 crescerà. Sull’argomento abbiamo sentito Vittorino Anastasia della Società svizzera impresari costruttori (Ssic) e Sandro Lombardi, direttore dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti). Il parere è unanime: il costo del lavoro in Svizzera aumenterà. Di quanto non lo sanno quantificare, ma aumenterà. Su che fare per opporsi allo strapotere delle assicuarzioni però l’imbarazzo del fronte imprenditoriale è forte, al di là dei rituali appelli alla concertazione. È un imbarazzo che evidenzia le contraddizioni della politica dei partiti borghesi che gli stessi imprenditori sostengono. Vittorino Anastasia dal primo gennaio aumenteranno i premi per la previdenza professionale (2° pilastro). Tali aumenti faranno crescere ulteriormente il costo del lavoro. Qual è il giudizio della Ssic? È ovvio che siamo critici. Abbiamo la sensazione che le assicurazioni abbiano fatto una certa concorrenza sleale negli anni ’90, dopo che la Confederazione ha permesso loro di investire una parte del capitale in Borsa. In questo periodo quasi tutte le Compagnie che operavano nel secondo pilastro hanno diminuito il premio rischio per acquisire nuovi clienti e avere a disposizione la parte di capitale a risparmio da investire sui mercati finanziari e ottenere guadagni importanti. È vero, avevano l’obbligo di garantire il 4 per cento di rendita, ma in questo modo ne incassavano molto di più. Ora le compagnie sostengono che non riescono più a garantire il rendimento minimo del 4 per cento… Al momento sarà anche vero. Se consideriamo però che dal 1985, data d’entrata in vigore della Lpp obbligatoria, ad oggi il rendimento medio degli investimenti dei capitali di previdenza è stato del 6,3 per cento, ci si può chiedere come mai dopo uno-due anni di reddito inferiore al 4 per cento, questo tasso deve già essere abbassato. Parte del guadagno (2,3 per cento) accumulato dal 1985 al 2000 non avrebbe dovuto finire nelle riserve per cautelarsi in caso di anni negativi, come gli ultimi due? Per quanto concerne invece la parte rischio ci chiediamo come mai per il 2003 le Compagnie d’assicurazione abbiano aumentato il premio del 50-70 per cento. So che ci sono Compagnie che aumenteranno i premi 2004 per questa parte addirittura del 100 e oltre per cento. Non ci sembra che corrisponda all’evoluzione dei rischi. Aumentare i premi e abbassare il rendimento al 2,25 per cento è una decisione che non comprendiamo. Infine, non siamo sicuri che il tasso sarà aumentato quando i mercati finanziari si riprenderanno. Ciò inciderà sul costo del lavoro? Sicuramente. Inciderà per metà sui lavoratori e per metà sui datori di lavoro. E io aggiungo che tutto ciò si ripercuoterà purtroppo sul costo della costruzione nonché sul potere d’acquisto dei salariati. Questo ci preoccupa alquanto. Come Associazione di categoria non avete pensato di costituire una cassa pensione autonoma in modo da svincolarvi dalle Assicurazioni private? La Ssic ha la propria Fondazione a livello nazionale. Non tutti i nostri associati sono però affiliati a questa cassa per i motivi a cui accennavo prima. Molti impresari si sono lasciati attrarre dai premi vantaggiosi delle Assicurazioni private che operavano nel secondo pilastro. Hanno praticato una concorrenza sleale alla nostra Fondazione di previdenza, così come ad altre e di fatto hanno indebolito chi non ha speculato. C’è anche un altro aspetto che ha portato clienti alle Assicurazioni private. Grazie ai capitali disponibili negli anni ’80 è stato investito molto anche nella costruzione. I contratti di appalto venivano sovente scambiati con assicurazioni di ogni genere, fra cui la previdenza professionale. La Ssic ha intenzione di intraprendere azioni concrete contro questi aumenti? Ciò che stiamo facendo in questo periodo è organizzare l’informazione ai nostri associati. Il fatto è che le assicurazioni operano su basi legali approvate e non c’è margine di manovra contrattuale. È anche vero che è stato approvato il pensionamento anticipato nell’edilizia principale. Ciò non è in contraddizione con gli aumenti Suva (infortuni) e malattia annunciati per l’anno prossimo? Ci sembra proprio di sì. Noi vorremmo capire anche questo. Con il pensionamento anticipato i rischi più grossi, tra i 60 e i 65 anni, di malattia e infortuni sono scomparsi. E questo dovrebbe, in teoria, far diminuire i costi per questo tipo di rischi e di conseguenza portare ad una diminuzione dei premi e non viceversa! Staremo a vedere. Sandro Lombardi, l’aumento delle trattenute Lpp si tradurrà in un aumento del costo del lavoro. Qual’è la posizione dell’Aiti su questi aumenti? Sono anni che pressoché tutte le componenti politiche ed economiche del nostro Paese convengono sul fatto che gli oneri sociali che gravano sui salari svizzeri non possono, o non devono, essere aumentati. È questo uno degli ultimi sicuri fattori di competitività che ci restano rispetto ai nostri Paesi concorrenti che, sulla questione del peso degli oneri fiscali e sociali, hanno fatto negli anni veri e propri scempi. Non ci sono sostanziali divisioni su questo – ed è un bene, aggiungo – nel nostro Paese. L’aumento delle trattenute Lpp non provocherà quindi effetti benefici sul nostro sistema-paese. Il nostro primo obiettivo di datori di lavoro del campo industriale, anche se il tema è particolarmente sensibile in termini d’emotività, è quello di risanare nei tempi più rapidi le casse pensioni che si trovano in difficoltà e sperare che i mercati finanziari, che con le loro pessime performance sono stati all’origine delle drastiche decisioni di questi ultimi mesi, possano presto dare vigore al sistema economico al quale appartengono tutti i Paesi evoluti, fra cui la Svizzera, e consentire un riadeguamento verso il basso di tutti i fattori di costo della previdenza professionale. Non ci sono differenze, in questo senso, fra l’interesse delle imprese e quello dei lavoratori. Finora si è sentita solo la voce dei sindacati. Si deve dedurre che la parte padronale è d’accordo con la politica di Couchepin? A differenza di certo mondo politico e sindacale, che preferisce puntare immediatamente sulle pressioni provocate dalle manifestazioni di piazza, gli imprenditori preferiscono da sempre la via della concertazione e delle azioni orientate alla concretezza. E la concretezza oggi ci dice che una redditività dei capitali ancorata, per legge, al 4 per cento è assolutamente impossibile per chiunque. Il nostro primo compito, d’imprenditori, sindacati e politici è – e deve rimanere – quello di rafforzare il nostro sistema previdenziale. Anche in periodi di difficoltà come questo non possiamo mandare all’aria un meccanismo che ha dimostrato in passato le sue migliori qualità e che c’è stato col tempo imitato da molti altri Paesi. Che ruolo particolare avrebbe avuto il Consigliere federale Pascal Couchepin in tutto questo? Non certo quello di voler nascondere gli ostacoli che si ergono oggi di fronte agli interessi del mondo del lavoro e della socialità. Dovremmo, ad esempio, dispiacerci del fatto che la nostra popolazione ha oggi una speranza di vita superiore a quella dei nostri padri? Non penso proprio, dovremmo anzi compiacercene tutti. Non dovrebbero anche qui esserci differenze fra lavoratori e datori di lavoro, fra sinistra e destra. L’innalzamento dell’età pensionabile è per ora solo il risultato di un semplice calcolo matematico su ciò che è più urgente considerare. La politica può aiutare a mitigare, distinguere, incentivare, programmare e condividere. Stando un po’ più attenti tutti in futuro alle possibili degenerazioni che qualunque buon sistema può, anche involontariamente, generare. Dobbiamo ammettere tutti – politici, sindacati e certamente anche mondo delle imprese – che una certa qual leggerezza o disinteresse ci ha pervaso negli anni buoni in cui, al contrario, avremmo dovuto vigilare maggiormente sulle possibili tempeste che si stavano avvicinando. In questo senso ammetto una responsabilità, insieme a tutti gli altri, anche da parte del mondo delle imprese. Ma non sarà certo con le manifestazioni di piazza e con gli ululati alla luna che potremo mai trovare una soluzione che faccia astrazione dalla realtà e nello stesso tempo ci permetta di risolvere la questione basandola sulla concretezza dei fatti di cui ha bisogno il nostro futuro previdenziale. Pascal Couchepin, in questo senso, non ha né meriti, né demeriti. Ci sta aiutando a ragionare evitando di illuderci. Una dote che non è di tutti i politici dei nostri giorni. Oltre a questi aumenti per la previdenza professionale, anche la Suva ha annunciato aumenti per il rischio infortunio. Insomma una bella stangata, sia sulle buste paga dei lavoratori, sia sui bilanci delle aziende. Tutto ciò comprometterà ancora di più la competitività delle imprese svizzere? Certo che sì. Ma, come ho già detto, dovremmo imparare a distinguere ciò che è possibile da ciò che sarebbe auspicabile. Con un po’ di serena concretezza, non vedo in contrasto fra loro l’auspicio di veder contenuti gli oneri sociali sui salari con la possibilità di mantenere competitivo il nostro sistema economico. L’apertura del nostro mercato in ambito europeo, ad esempio, contribuirebbe in misura più che parallela a quella dell’aumento dei premi Suva. Ma come vede, anche su questo, non tutti sono d’accordo nel nostro Paese. Dovremmo probabilmente imparare un po’ tutti a privilegiare l’interesse comune (economico e sociale), rispetto ai soliti interessi di bottega. In questo senso non posso nascondere la mia preoccupazione per come viene inteso oggi nel nostro Paese l’interesse superiore della collettività. Sia per l’economia, come per la socialità, non ho l’impressione che l’esasperata polarizzazione fra sinistra e destra ci metta nelle condizioni migliori per lavorare in modo sereno e costruttivo.

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Venerdì 31 Ottobre 2003

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