Per tutti noi Hans Peter Tschudi era il padre dell’Avs. È stato il capo del Dipartimento degli Interni dal 1959 al 1973. Non proveniva, come il consigliere federale Ritschard, dalla classe operaia; Tschudi era un intellettuale di Basilea, dottore in legge e già a 30 anni era professore all’Università della sua città nativa. Era un giovanissimo consigliere di Stato di Basilea Città quando, nel 1959, venne eletto consigliere federale al posto del candidato ufficiale dei socialisti Walther Bringolf, che aveva un passato da militante comunista (e come al solito non gradito alla nostra borghesia). Questo è quello che ho letto in tutti giornali svizzeri in questi giorni. Per me, Tschudi era il padre del “nuovo cinema svizzero”. Nel 1963 creò una Legge federale per la cinematografia svizzera, istituì commissioni e rese possibile l’aiuto diretto della Confederazione al giovane cinema svizzero. Grazie a questa Legge la Confederazione s’impegna a partecipare al finanziamento di film documentari, culturali e educativi e aiuta a distribuirli. All’epoca stanziava delle borse di studio per la formazione all’estero, visto che non c’era nessuna scuola di cinema in Svizzera, e ancora oggi finanzia la Cineteca svizzera a Losanna. Ma soprattutto ha creato l’istanza che decide sull’assegnazione dei Premi di qualità per i film, istanza che oggi, nell’era della liberalizzazione, viene smantellata. Nel 1966 vennero premiati i primi cineasti del giovane cinema svizzero: Fredi M. Murer, Alain Tanner e Jean-Louis Roy. Nello stesso anno iniziarono le Giornate cinematografiche di Soletta. Grazie signor Tschudi! La Svizzera all’epoca era l’unico paese europeo che non aveva un sistema di aiuto finanziario alla produzione cinematografica nazionale. Hans Peter Tschudi però amava il cinema. Aveva anche un “consigliere ticinese”, il produttore Lazar Wechsel. Fondatore della Praesens Film, abitava a Bissone ed era un produttore conosciuto a livello mondiale, pluripremiato, anche con diversi Oscar, ed era il produttore dei film di Leopold Lindtberg, S.M. Eisenstein, Fred Zinnemann, Luigi Comencini. Hans Peter Tschudi mi diceva che durante la sua presenza a Berna, s’interessava molto ai musei e all’Archivio federale, in particolare al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto. Ho incontrato Hans Peter Tschudi a Basilea tre anni fa durante la lavorazione del mio film sul rifugiato italiano della Seconda Guerra Mondiale Luigi Einaudi; volevo che Hans Peter Tschudi mi raccontasse i suoi ricordi della Seconda Guerra Mondiale come giovane soldato e, più tardi, dell’incontro con Luigi Einaudi. Nel 1956 l’economista Einaudi aveva ricevuto il Dottorato honoris causa dell’Università di Basilea e Hans Peter Tschudi era all’epoca presidente del Consiglio di Stato basilese. Prima della cerimonia all’Università, Hans Peter Tschudi portò Luigi Einaudi (già Presidente della Repubblica Italiana), a pranzo nel ristorante Schützenhaus a Basilea e nello stesso posto, 45 anni dopo, mi raccontava che il liberista Einaudi e il socialista Tschudi parlavano di Marx, della Chiesa e delle visioni del futuro, apertamente e con molta cordialità. Tschudi si ricordava ancora che Einaudi diceva: «noi politici pensiamo troppo poco al futuro e lavoriamo e ci basiamo troppo su vecchie teorie, io come liberale sulle teorie di Adam Smith, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicato 200 anni fa, i socialisti sul Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx del 1848, di 150 anni fa, e i peggiori sono quelli della Democrazia Cristiana che vogliano fare la politica sulla Bibbia, vecchia di duemila anni». Raccomando di leggere l’autobiografia di Hans Peter Tschudi, morto a 89 anni, con un titolo significativo e tipico per l’uomo di cultura che era: “Im Dienste des Sozialstaates”, Ed. Reinhardt, Basilea, 1993. Sulla copertina vi è un ritratto di Tschudi davanti al manifesto per l’Avs, concepito dall’artista Hans Erni.

Pubblicato il 

11.10.02

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