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Un altro attacco al secondo pilastro

di

Silvano De Pietro
Se il Parlamento dovesse approvare la proposta del Consiglio federale circa la riduzione del tasso di conversione del "secondo pilastro" (Lpp), il sindacato Unia proporrà all'Unione sindacale svizzera di lanciare il referendum, per «impedire un inutile ed ingiusto taglio delle rendite».
Il tasso di conversione è la percentuale del capitale accumulato (il cosiddetto "avere di vecchiaia") che viene pagata ogni anno sotto forma di rendita. In origine la Lpp prevedeva il 7,2 per cento, vale a dire 7'200 franchi di rendita all'anno per ogni 100 mila franchi di capitale. Attualmente il tasso di conversione è del 7,1 per cento per gli uomini e del 7,2 per cento per le donne, poiché dopo l'ultima revisione la legge prevede che il tasso di conversione venga gradualmente (e in modo differenziato tra uomini e donne) ridotto al 6,8 per cento entro il 2014 (e il 6,8 per cento significa già 6'800 franchi all'anno per ogni 100 mila franchi di capitale).
Ma poiché la durata della vita si fa sempre più lunga, circa sei mesi fa il Consiglio federale ha proposto al Parlamento una revisione della Lpp per anticipare tra il 2008 e il 2011 l'abbassamento del tasso di conversione dal 6,8 al 6,4 per cento. Questo significherebbe, rispetto ad oggi, un taglio delle rendite di oltre il 10 per cento entro quattro anni. La commissione sicurezza sociale e sanità del Consiglio degli Stati ha appena ammorbidito la richiesta del governo, proponendo che si raggiunga il 6,4 per cento entro il 2014 anziché entro il 2011. La minoranza costituita dai socialisti naturalmente ha respinto in commissione qualunque riduzione del tasso di conversione e combatterà queste proposte in aula. Per il Ps, invece di cedere alla pressione della lobby delle assicurazioni e tagliare le rendite, il Parlamento farebbe bene a porre rimedio a questi abusi nella conversione delle rendite del secondo pilastro. Non va dimenticato che le casse pensioni hanno conseguito rendimenti del 12,62 per cento nel 2005 e del 6,58 per cento l'anno scorso, vale a dire ben oltre quel misero 2,5 per cento d'interesse versato sul capitale di vecchiaia e al di là di ogni precauzione per il prolungamento della durata della vita. Ne abbiamo parlato, nell'intervista che segue, con la segretaria centrale   di Unia e dell'Uss, Rita Schiavi.


L'opinione sindacale

Rita Schiavi perché non c'è più spazio per la riduzione del tasso di conversione, se l'invecchiamento della popolazione dovrà comunque portare ad una riduzione delle rendite?
Non dipende soltanto dal tasso di conversione, ma anche da come si sviluppa il tasso d'interesse. E noi diciamo che al momento anche il tasso d'interesse è troppo basso, perché è fissato al 2,5 per cento, quando le casse pensioni lavorano regolarmente bene  sono sempre al 5-6 per cento.
E secondo il sindacato a quanto dovrebbe essere adesso il tasso d'interesse?
Adesso dovrebbe essere almeno al 3 per cento.
Per una questione di principio, o perché la situazione economica lo permette?
Perché la situazione economica lo permette. Infatti, l'Unione sindacale svizzera ha preso posizione in questo senso: almeno il 3 per cento.
Quindi, questo vuol dire che si ammette il principio di una certa oscillazione anche delle rendite?
Il problema è che per tanti anni, i primi 20 anni, si è detto che per il tasso d'intreresse il 4 per cento rappresentava una media dei tassi s'interesse dei precedenti 30 anni. Una soluzione, questa, scelta perché non si voleva far oscillare il tasso ogni anno. Questa era la filosofia iniziale, di quando era stato introdotto il secondo pilastro. Poi sono arrivati gli anni Novanta, con tassi d'interesse molto alti: ricordo che eravamo al 6, 7, 8 per cento, e c'erano azioni che rendevano fino al 30 per cento. Ma allora nessun istituto di previdenza ha aumentato il tasso d'interesse sui capitali del secondo pilastro, perché si diceva che il 4 per cento era una media a lungo termine. Quando però c'è stata la crisi borsistica, quel tasso d'interesse è stato abbassato subito al 2 per cento.
Il rimedio?
Ci sono due possibilità. Una è quella di stabilire una media a lungo termine, per esempio ogni 10 anni, guardando ogni volta alla media degli ultimi 30 anni. In questo modo il tasso rimane stabile per 10 anni e si evitano le oscillazioni annuali. Un'altra soluzione sarebbe quella di stabilire un principio: diciamo come vogliamo calcolare questo tasso d'interesse, e lo calcoliamo ogni anno in base sempre al medesimo principio. Il problema è che il tasso d'interesse del secondo pilastro non è nella legge, ma viene fissato dal Consiglio federale; e il ministro Pascal Couchepin l'ha mantenuto basso in questi ultimi anni, perché le assicurazioni sono interessate a mantenerlo basso. Intanto quest'ultime stanno guadagnando di nuovo miliardi di franchi.
Quindi, le assicurazioni hanno guadagnato molto prima e continuano a guadagnare molto adesso. Ma questi guadagni, non sono benefici per l'economia? In fondo, sono capitali rimessi in circolazione nel circuito economico. O no?
No, perché questi soldi, anzi, vengono tolti al consumo. La gente già paga i contributi alla cassa pensione, ed è denaro sottratto al consumo. Quei soldi si riceveranno indietro, magari 40 anni dopo, sotto forma di rendita; ma quanto più sono basse le rendite, tanto meno i pensionati hanno soldi per il consumo. E tra l'altro si sa che gran parte dei pensionati, il 70 per cento se non di più, tutto quello che prendono di rendita lo consumano, perché basta appena per vivere. I soldi che invece vengono accumulati come capitale potrebbero anche servire come investimenti; però sappiamo che in Svizzera abbiamo il problema contrario, cioè troppi soldi accumulati, troppo capitale. Per esempio, adesso che i tassi erano così bassi, anche se c'era capitale in abbondanza ed a buon mercato, non è che sia stato investito di più. Anzi…
Riguardo al tasso di conversione, si dice che se non verrà ridotto, tra il 2008 e il 2018 la popolazione attiva dovrà pagare 5,4 miliardi di franchi in più per pagare le rendite ai pensionati, se verrà abbassato solo a partire dal 2014 quel costo sarà di 1,5 miliardi e se la riduzione verrà introdotta nel 2008 la maggiore spesa sarà solo di 700 milioni…
Sono calcoli fasulli. Perché quelli delle assicurazioni adesso dicono che i lavoratori attivi stanno finanziando le rendite dei pensionati. Ma è sempre così. Nell'Avs, come nel secondo pilastro, è sempre così: la generazione attiva finanzia il sistema. Ed anche se ci fosse una crisi totale, con grandissima disoccupazione, eccetera, anche i rendimenti dei capitali non sarebbero più alti e quindi non ci sarebbe più il capitale per finanziare le rendite dei pensionati. È sempre così: la generazione attiva finanzia le rendite dei pensionati, e in futuro sarà la futura generazione attiva a farlo. È una costruzione ideologica, questa di dire alla gente: tu risparmia per te stesso, ed i soldi che avrai risparmiato poi ce li avrai per la tua pensione. Non è vero. Non è così.
Però qui parlano di "principio del metodo della copertura del capitale". Un principio che è alla base del secondo pilastro.
Sì, però il capitale se uno lo mette sotto il materasso, non può sapere quanto varrà fra 40 anni: potrà essersi svalutato completamente, valere ancora la metà, o valere ancora un terzo. Cioè, il capitale avrà un valore soltanto se viene investito, se viene fatto "lavorare". Questa storia dell'accumulo per la vecchiaia è un argomento un po' fasullo. È comunque dalla generazione attiva che devono venire le risorse necessarie per pagare le rendite della generazione a riposo.


Pubblicato

Venerdì 11 Maggio 2007

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