Eurovisioni

L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo ha scosso la Confederazione europea dei sindacati (Ces). Più di 200 delegati da tutta Europa hanno partecipato a una riunione in rete subito dopo l’inizio della guerra, il 24 febbraio scorso. Erano presenti diversi colleghi ucraini, alcuni con la pistola accanto. Hanno riferito del brutale bombardamento, della situazione della popolazione e della resistenza. Gli altri delegati hanno assicurato il loro sostegno e li hanno informati delle massicce mobilitazioni contro il conflitto. La richiesta unanime: cessate il fuoco immediato e ritiro dell’esercito russo dall’Ucraina. E tutti i delegati della Ces si sono detti a favore delle sanzioni, ma a condizione che prendano di mira i leader e gli oligarchi della Russia.


Due settimane dopo, con migliaia di morti e oltre tre milioni di persone in fuga dal paese, l’esecutivo della Ces è tornato a riunirsi e confermato le medesime richieste di base. I sindacati di tutti i paesi si stanno mobilitando, raccogliendo denaro e aiuti per i sindacati fratelli nella regione della crisi. Salutano con piacere un sistema di accoglienza semplificato per le centinaia di migliaia di rifugiati ucraini, ma chiedono che la stessa procedura venga adottata anche per gli scappati dalla Siria, dall’Afghanistan e da altri terreni di guerra. C’è indignazione nei confronti del sindacato russo Fnpr, che sostiene l’invasione.


Un richiamo infuocato viene del presidente dell’Unione sindacale austriaca Ögb: «La nostra preoccupazione fondamentale è sempre stata la pace e la democrazia. È per questo che scendiamo in strada. Non dobbiamo cadere nella retorica di guerra e armarci ancora di più – mancherebbero poi i soldi per costruire un’Europa sociale».


Allo tempo stesso, stanno già iniziando le discussioni sull’Europa dopo la guerra. L’aggressione russa ha dato una spinta inaspettata all’integrazione dell’Unione europea: l’Ucraina, ma anche la Georgia e la Moldavia stanno spingendo per un’adesione anticipata, unendosi alla lista degli attuali candidati Montenegro, Serbia, Albania, Kosovo e Macedonia del Nord. Ma con un tale “allargamento a est” l’Ue non rischierebbe di venir sopraffatta? È quanto temono gli scettici, facendo notare come paesi quali la Romania e la Bulgaria rimangano economicamente sganciati pur essendo membri dell’Ue da anni. Propongono quindi un’“Europa a due velocità”, con un nucleo fortemente integrato al centro e un’Europa meno integrata in periferia. Ma quale paese si lascerà volontariamente relegare a uno status di seconda classe?


In ogni caso, l’Unione europea dopo la guerra in Ucraina non sarà più la stessa.

Pubblicato il 

23.03.22

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