Dal 1° dicembre è in carica la nuova Commissione dell’Unione europea. Continuerà a confondere i problemi come faceva quella precedente? Oppure i problemi sono divenuti così chiari e urgenti da costringere l’Ue ad agire? Potrebbe essere il caso sulla questione del clima. Il Parlamento europeo ha infatti appena dichiarato l’«emergenza climatica» e, secondo un sondaggio della Fondazione Bertelsmann, il surriscaldamento è il problema numero uno per le persone che vivono in Europa.


Lo è anche per la nuova presidente Ursula von der Leyen, convinta che l’Europa dovrebbe dare l’esempio. Entro il 2030 le emissioni di anidride carbonica dovrebbero essere ridotte di oltre il 55 per cento. Come questo debba avvenire lo indica il piano d’azione per il clima (“Green Deal”). Chissà che la riconversione ecologica non diventi una nuova ragione d’essere per l’Ue da sfruttare al meglio, visto che a molte persone non è chiaro cosa l’Ue abbia di buono.


Vitale per l’Ue è anche saper contribuire a risolvere le questioni sociali. Il lavoro, secondo il citato sondaggio, è il problema numero 2 in Europa. Le aspettative nei confronti del nuovo commissario per il lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit sono dunque grandi. L’esponente socialdemocratico è ben noto ai sindacati europei, soprattutto per essere stato in Lussemburgo un ministro del lavoro vicino al movimento sindacale. Schmit intende ispirarsi a Jacques Delors, il presidente della Commissione Ue che tre decenni fa avviò l’approccio a un’Europa sociale, in seguito bloccato e in parte stravolto dai neoliberisti.


Nel suo discorso inaugurale Schmit ha ricordato Delors: «Se lo sviluppo dell’Ue indebolisce la dimensione sociale, non vi è alcuna chance di ottenere il consenso dei cittadini». Un concetto che il suo piano d’azione per il rafforzamento dei diritti sociali fa proprio: decenti condizioni di lavoro invece di una sempre crescente precarizzazione (“decent work”), salario minimo che consenta a tutti di vivere, avvio dell’attività dell’autorità europea che intervenga contro il dumping salariale transnazionale, rafforzamento delle assicurazioni nazionali contro la disoccupazione eccetera. Afferma Schmit: «Un’Europa che protegga».

Pubblicato il 

17.12.19..
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