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Ultime notizie: si licenzia

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Silvano De Pietro
Sul finire di agosto un grave conflitto sindacale, con palese disconoscimento del diritto costituzionale di sciopero, è scoppiato presso la Tamedia Ag, la società editrice zurighese che pubblica, tra l’altro, il “Tages-Anzeiger” e la rivista “Facts”. In gioco ci sono la sopravvivenza di un’azienda redditizia, la soppressione di 140 posti di lavoro ed un piano sociale degno di questo nome. Il conflitto è balzato all’attenzione dell’opinione pubblica mercoledì 27 agosto, quando un gruppo di tipografi del centro stampa Aro, appartenente alla Tamedia, si è astenuto dal lavoro interrompendo la produzione del settimanale “Facts”. La Aro è una tipografia che occupa una trentina di persone e che, nonostante non lavori in perdita, la Tamedia vuole chiudere al più tardi entro luglio 2005, a meno che non salti fuori un investitore che voglia rilevarla. Il provvedimento s'inserisce in un piano generale di ristrutturazione del gruppo Tamedia, che prevede anche la cessione di alcune testate, quali “du” e “Spick” (altre come “Annabelle Business” e “Annabelle Wohnen” sono già state chiuse), con la soppressione di 140 posti di lavoro in tutto il settore di produzione di periodici. A giustificazione di questo piano di ristrutturazione, Tamedia aveva presentato qualche giorno prima ai suoi dipendenti i risultati aziendali della prima metà del 2003. La casa editrice ha subito messo in chiaro che per quest’anno si aspetta una perdita. Ma al sindacato Comedia, che difende gli interessi dei lavoratori nel campo della comunicazione e dei media, questo mettere le mani avanti non è molto chiaro, dal momento che – afferma in un comunicato – nel 2002 Tamedia ha registrato utili netti per 35,6 milioni di franchi che quest’anno ha speso per comprare il quotidiano gratuito “20 Minuten” e per distribuire dividendi agli azionisti. Di conseguenza, sia Comedia, sia i lavoratori colpiti, ritengono Tamedia abbastanza in salute per attutire le conseguenze della ristrutturazione che ricadono sul personale. Pertanto, la prima cosa che hanno chiesto gli scioperanti è che la chiusura della tipografia Aro venga posticipata almeno fino alla fine del 2005. In secondo luogo, hanno detto che il piano sociale di 11,4 milioni offerto dalla Tamedia sia assolutamente insufficiente per la soppressione di 140 posti di lavoro. Ciò che i lavoratori e il sindacato chiedono è che venga garantito lo stipendio precedente per 9 mesi a chi andrà in disoccupazione o dovrà accettare un salario più basso; un taglio massimo del 10 per cento della rendita di chi verrà posto in pensionamento anticipato; un’indennità d’uscita, esaurito il termine di licenziamento anche prolungato, di almeno un mese di salario; un orario di lavoro ben congegnato, che aiuti ad evitare la soppressione di posti di lavoro ed a superare le oscillazioni congiunturali. Come si vede, sono richieste per nulla esagerate, anzi persino modeste (un mese di salario di buonuscita…). Eppure, la direzione di Tamedia ha reagito duramente, senza un briciolo di comprensione per i bisogni e le necessità espresse dai suoi dipendenti, e senza mostrare disponibilità a discutere con Comedia né sul futuro della tipografia Aro, né sull’entità del piano sociale. Prima ci sono state le minacce di querela per danni (“Facts” è stato stampato, con qualche ora di ritardo, presso un centro tipografico di Ringier); poi le ammonizioni per iscritto agli scioperanti, come se questi non avessero fatto uso di un legittimo diritto, quello di scioperare, garantito dalla Costituzione. «Per noi, la sospensione del lavoro è una violazione unilaterale del contratto di lavoro», ha detto Christoph Tonini, capo delle finanze e membro della direzione di Tamedia. Ma è un modo a dir poco superato di concepire i rapporti tra partner sociali, forse perché nella vicenda s’è intromessa la Viscom, l’associazione padronale del settore della comunicazione, che ha espresso il suo appoggio a Tamedia «con tutti i possibili mezzi legali, compresa la querela». Secondo la Viscom, il sindacato Comedia – che avrebbe promosso uno sciopero “illegale” – «chiude gli occhi davanti al fatto che le ristrutturazioni nel settore sono necessarie». Un settore, quello della tipografia, che per l’evoluzione economica e le innovazioni tecnologiche registra oggi 32 mila addetti: meno della metà delle 70 mila persone a cui dava lavoro 15 anni fa. Ma Comedia non ci sta. Il sindacato si è detto «sdegnato per questo aperto disprezzo del diritto di sciopero garantito dalla Costituzione». E Tamedia non solo fa questo, «ma continua anche a non dare risposta alle questioni che hanno reso necessario lo sciopero. I collaboratori della Aro sono convinti che, nonostante il difficile momento congiunturale, Tamedia possa permettersi il mantenimento dei posti di lavoro, un miglior piano sociale ed una maggiore generosità nei confronti dei suoi dipendenti». Il conflitto non è certamente concluso, anzi sembra essere ancora all’inizio. Ma per l’esempio che rappresenta, merita di essere seguito con attenzione. Vedremo come andrà a finire.

Pubblicato

Venerdì 5 Settembre 2003

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