A briglie sciolte

Indubbiamente la situazione al confine tra Ucraina e Russia è molto pericolosa. Si ha l’impressione che basterebbe poco per scatenare l’incendio. E non sarebbe neanche la prima volta nella storia che questo capita, quando le cose, quasi accidentalmente, sfuggono di mano.

 

Pensiamo alla Prima Guerra Mondiale, scatenata quasi per caso da un episodio tutto sommato secondario, ma risultato esplosivo in un ambiente di grande tensione internazionale. I nostri media addossano quasi senza sfumature la colpa al malvagio Putin, descritto come una specie di Ivan il Terribile pronto a dilaniare la povera Ucraina. Anche tenendo conto della tradizionale russofobia del mondo occidentale, uno non può non meravigliarsi di fronte a tanta unanimità, farcita da pochi argomenti ripetuti a iosa. Evito quindi di riprenderli e cerco invece di illustrare l'altra faccia della medaglia, che i nostri media di solito sottacciono.

 

Sia ben chiaro: io non ho nessuna simpatia per Putin, lo trovo un dittatore disdicevole, che si è macchiato in parecchie occasioni (pensiamo anche solo alla Cecenia) di crimini orribili. E continuerei a ritenerlo così, anche se mettessi sul piatto della bilancia i ben più terribili crimini contro l’umanità compiuti dalle potenze occidentali, p.es. in Iraq e in Afghanistan.

 

Ma in questo momento, di ben altro si tratta. Ricordiamoci, tanto per cominciare, che americani ed europei avevano garantito a Gorbaciov, quando quest’ultimo aveva accettato la riunificazione tedesca, che la NATO non si sarebbe spostata neanche di un metro ad Est. Invece poco a poco, le truppe NATO sono ora al confine baltico della Russia e tralascio le quasi 800 basi militari statunitensi che circondano Cina e Russia. In discussione ora è soprattutto il progetto di una possibile entrata dell’Ucraina nella NATO: il Cremlino giustamente controbatte chiedendosi come reagirebbe Washington se truppe russe o cinesi fossero stazionate al confine tra USA e Messico. Non dimentichiamo poi che Kiev per gli ortodossi russi è come Roma per i cattolici, una delle tante ragioni per cui l'Ucraina è sempre stata vista come parte della Madre Russia.

 

Qualcuno ora mi dirà’: e la Crimea? Beh, la Crimea è sempre stata russa, salvo quando Krusciov (un ucraino!) amministrativamente la annesse all’Ucraina, ma nell'ambito della Federazione Sovietica. Sarebbe un po' come annettere amministrativamente la Mesolcina al Ticino. E Kiev, dove attualmente forze nazionalistiche di estrema destra hanno un’influenza spesso decisiva sulla politica governativa, non ha mostrato la minima flessibilità neanche sul tema del Donbass.

 

A questo punto si deve sperare che Biden, da sempre parte dell'ala intervenzionista dei democratici americani e sempre più in difficoltà in patria, non cerchi di recuperare terreno, facendo il duro in Ucraina. Lo sta già purtroppo facendo con Cuba, addirittura quasi peggio di Trump, per garantirsi i voti della Florida nelle elezioni di midterm di novembre. Altrimenti potrebbe essere molto, ma molto pericoloso.

 

E concludo, riprendendo l'esempio della Prima Guerra Mondiale, che Lenin giustamente qualificò come conflitto tra vari imperialismi. Questa definizione vale anche per la situazione attuale: e come allora, la vera sinistra non può essere che battersi per la pace.

Pubblicato il 

20.01.22
 
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