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Lavoro e giustizia

Uber: il rapporto è di lavoro

La giurisprudenza conferma ormai che gli autisti della la multinazionale sono da considerare come degli impiegati

di

Federico Franchini

Ci sono novità dal fronte giudiziario per quanto riguarda la vicenda Uber in Svizzera. La multinazionale ha infatti deciso di non presentare ricorso contro una sentenza del Tribunale cantonale del Canton Vaud che ha riconosciuto lo status di dipendente di un ex conducente di una filiale Uber. Questa settimana la sentenza è così entrata in giudicato.

 

L'autista aveva lavorato per la Rasier Operations BV, una filiale di Uber, tra aprile 2015 e dicembre 2016. Il suo conto è stato disattivato alla fine del 2016 a seguito di reclami. L'autista ha respinto le accuse e ha ritenuto di essere stato ingiustamente licenziato. Il Tribunale prud’hommes di Losanna si è pronunciato in suo favore. Uber ha così presentato ricorso contro questa decisione al Tribunale cantonale vodese. Un ricorso che non ha avuto successo: i giudici hanno trovato che c'era effettivamente un rapporto di subordinazione tra l'autista e Uber e che il rapporto era un tipico contratto di lavoro.

 

Per il sindacato Unia, così che per l'avvocato dell'autista, Rémy Wyler, si tratta di un'importante vittoria. L'l'importanza di questa sentenza va infatti ben oltre il singolo caso: “il tribunale qualifica il rapporto tra il conducente e Uber come contratto di lavoro e, poiché tutti i conducenti Uber lavorano nelle stesse condizioni e ricevono le loro istruzioni attraverso la stessa applicazione, questa valutazione può essere generalizzata” ha dichiarato Unia.

 

Uber non condivide affatto questa opinione. Contattato da area, un portavoce della multinazionale ci scrive che il verdetto “non riflette le ragioni per cui i conducenti utilizzano l'applicazione Uber” e che da allora la società “ha apportato numerosi adeguamenti, per cui questa decisione non ha un impatto diretto sulle nostre attuali attività in Svizzera e non può quindi essere generalizzata o applicata ad altri conducenti”.

 

In effetti, l'autista in questione aveva utilizzato il servizio UberPop che è stato sospeso nel 2018 e che permetteva agli autisti amatoriali di offrire i proprio servizi; così come è vero che l'entità giuridica implicata non è più attiva in Svizzera. Ciònonostante la sentenza avrà un impatto anche su UberX, il servizio che fa capo ad autisti professionisti.

 

Uber lavora con la geolocalizzazione e il monitoraggio dei conducenti, che così diventano dipendenti. Ciò che significa che si applica il diritto del lavoro, con diritto alle ferie, alla protezione in caso di malattia e all'assicurazione sociale. Per Unia, la multinazionale deve così "diverse centinaia di milioni di franchi alle sue diverse migliaia di conducenti in Svizzera per il periodo 2013-2020”.

 

Di recente, Uber ha subito un'altra battuta d'arresto giudiziaria anche a Ginevra. La Corte di giustizia ginevrina ha dato ragione all'amministrazione cantonale che ritiene che gli autisti che lavorano per la società californiana siano dipendenti e non soci e chiede a Uber di trattarli come tali, pena l'interdizione ad esercitare.

 

A riguardo, il portavoce di Uber si limita a dire di avere appena ricevuto la decisione: “Valuteremo i prossimi passi e il seguito da dare nelle prossime settimane". La decisione, quindi, non è ancora definitiva poiché Uber ha ancora la possibilità di ricorrere al Tribunale federale.

Pubblicato

Venerdì 11 Dicembre 2020

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