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Tutti uguali?

di

Sergio Savoia
I più mnemonicamente dotati tra di voi probabilmente ricordano ancora quel che si diceva, prima delle votazioni americane, in merito alla candidatura di Gore e a quella di Bush. I più sofisticati editorialisti europei sostenevano che ormai non ci fosse nessuna differenza sostanziale tra i liberal americani e la loro controparte nel Grand Ole Party (i repubblicani, insomma). Una simile idea deve aver solleticato non pochi americani che, di fronte alla pretesa omologazione dei due candidati, hanno preferito gettare nell’urna un voto di protesta o di identità politico-culturale, o anti-sistema, scegliendo di votare Nader, e causando così indirettamente (?) la sconfitta di Gore. Dopo pochi mesi di governo Bush i fatti sembrano invece dimostrare che i candidati non fossero così intercambiabili, come sosteneva la sinistra massimalista americana e europea. Gore non avrebbe certo stracciato il protocollo di Kyoto, rinnegato la politica dei parchi nazionali; il vice di Clinton non avrebbe sottoposto i rapporti USA-UE alle tensioni fortissime e senza precedenti che questi conoscono oggi, né avrebbe voltato le spalle al processo di pace in Palestina, o dato uno schiaffo ai nord-coreani, finalmente bene intenzionati, con la costosa avventura dello scudo stellare. In sostanza, se chi ha votato Nader avesse riflettuto un pochino di più, adesso non avremmo il "presidente del Texas" a giocherellare con il mondo, ma un politico serio, con un lungo pedigree ambientalista e di sicura fede liberal. Ma si sa, la retorica di sinistra vuole che "siano tutti uguali", e quindi Bush e Gore, per noi pari sono. Un ragionamento simile deve aver ispirato molti di quelli che, in Italia, hanno scelto di votare il PRC di Bertinotti, indignati da quanto poco di sinistra fosse il governo dell’Ulivo e mossi dalla considerazione che "Rutelli non è poi molto diverso da Berlusconi e questi non molti diseguale da Amato, Prodi o D’Alema". Quest’ultimi infatti non hanno forse seguito una politica tanto centrista da risultare sgradita a Bertinotti e ai suoi e, quindi per antonomasia, anti-popolare? Io penso che siamo di fronte ad un altro caso Gore-Bush-Nader. E che fra cinque anni (cinque mesi?) il governo dell’Ulivo che la sinistra rifondarola ha affondato con tanto operaistico furore, ci sembrerà il paradiso terrestre.

Pubblicato

Venerdì 1 Giugno 2001

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