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Tutti solidali con i marinai del Verbano

di

Gianfranco Helbling
«Qui bisogna fare come alle Officine di Bellinzona!». L'invito, spontaneo, i lavoratori della Navigazione Lago Maggiore (Nlm) se lo sono sentito rivolgere più volte, negli ultimi giorni, dalla gente che ha firmato la petizione di solidarietà con la loro lotta sostenuta dai sindacati Unia, Sev e Ocst. Un invito spesso abbinato ad un'esortazione: «Non mollate!». E accompagnato da un sorriso.

I dipendenti della Navigazione Lago Maggiore (Nlm) raccolgono molte simpatie, appena mettono piede a terra per raccogliere firme o per parlare con la gente. Sia da parte dei locarnesi, che si sentono comunque gente di lago, sia da parte dei turisti, che sanno che quei battelli fanno parte delle loro vacanze a Locarno come il Cervino a Zermatt. Una simpatia che spiega la forte adesione alla petizione lanciata a metà marzo, che ha raccolto finora oltre 5 mila 500 firme e che sarà consegnata il 3 aprile da una delegazione di lavoratori della Nlm all'Ufficio federale dei trasporti a Berna. Una simpatia su cui si fa leva nel lanciare la manifestazione di solidarietà prevista per oggi alle 17 di fronte al Debarcadero di Locarno (cfr. riquadrato).
La solidarietà raccolta dai marinai del Lago Maggiore è tanta, ma il problema è serio. La Nlm è una società italiana, a cui la Confederazione ha affidato il compito di gestire la navigazione anche sul bacino svizzero del Verbano, garantendo in particolare un servizio pubblico di base (con corse durante tutto l'anno che collegano il Gambarogno a Locarno) e, durante la bella stagione, un servizio turistico più esteso. Ora però la Nlm è confrontata con i tagli decretati dal governo Monti ai bilanci delle società di navigazione pubbliche dei tre laghi (Maggiore, Lario e Orta). Complessivamente 13 milioni di euro in meno, a far conto già dall'esercizio 2012. Nella petizione gli operai in lotta, con il sostegno di Unia, Sev e Ocst, chiedono alla Confederazione di intervenire presso il governo italiano perché sia garantito il rispetto della concessione per la navigazione sul bacino svizzero, per impedire i tagli annunciati o, eventualmente, per finanziare i servizi a cui Roma decidesse di rinunciare.
Il taglio dei finanziamenti da parte del governo italiano è stata una stangata inaspettata, che ha obbligato la Nlm a rifare la programmazione per l'imminente stagione estiva. E già da domenica il servizio sarà ridotto rispetto all'orario previsto: dal 1° aprile infatti non saranno più serviti gli scali di Gerra, Vira e Ranzo S. Abbondio, mentre verrà semplicemente cancellata la navetta delle 13.30 fra Magadino e Locarno, molto apprezzata dai pendolari. Cancellato anche l'aliscafo da Locarno alle isole Borromee.
Ma soprattutto la stangata lascia a casa 8 lavoratori stagionali sul bacino svizzero ai quali non è stata confermata l'assunzione per l'estate 2012. L'informazione è stata data loro all'ultimo momento, poco prima della ripresa del lavoro dopo la pausa invernale. Agli altri 22 dipendenti, di cui una dozzina di stagionali, la direzione della Nlm ha detto che la stagione è programmata solo fino al 31 maggio, dopo di che «si naviga a vista». La direzione si riserva infatti di inter-
venire ulteriormente sull'orario e sui turni del personale a dipendenza dei soldi che giungeranno da Roma. Intanto però c'è già chi, pur essendo assunto per una funzione, deve assolverne un'altra. E tutti vivono nell'incertezza più assoluta.
Una prospettiva inquietante, sia per i dipendenti della società di navigazione, sia per tutto il settore turistico del Locarnese e per il suo indotto. Vedersi fortemente ridimensionata l'offerta sul lago sarebbe un duro colpo per l'unica regione turistica del Ticino che, dati alla mano, è in crescita rispetto agli anni passati. Ecco perché lo slogan delle azioni sindacali di questi giorni è "Difendiamo occupazione e turismo": perché in gioco ci sono ben più degli 8 posti di lavoro che per ora sono stati cancellati.
Però questo momento di crisi può anche essere una buona occasione, se si avrà l'accortezza di coglierla, come spiega Gianluca Bianchi di Unia: «non si deve chiedere soltanto di salvare la Navigazione, si deve chiedere di sostenerla attivamente per rilanciarla, come un volano per il turismo dell'intera regione». Questa settimana c'è già stato un incontro con le autorità politiche e i rappresentanti del settore turistico per fare il punto della situazione ed elaborare possibili strategie. «Dal Ticino però dobbiamo dimostrare di avere un minimo di progettualità, Berna se l'aspetta», aggiunge Bianchi: «il fatto è che manca un tavolo decisionale, non sappiamo nemmeno chi siano i nostri interlocutori. Così rischiamo che alla fine sia Roma a decidere sulla base non dei nostri interessi, ma dei rami secchi». Intanto qualcosa si sta muovendo: sia il cantone Ticino, che la deputazione ticinese alle Camere federali che la Regio insubrica stanno facendo pressioni su Berna, rispettivamente su Roma.
La manifestazione di oggi è, accanto alla petizione che ha l'ambizioso obiettivo di raccogliere 10 mila sottoscrizioni, uno dei momenti centrali su cui si sta organizzando la lotta dei dipendenti della Nlm in questi primi giorni. L'obiettivo è di permettere alla popolazione di dimostrare simpatia nei confronti dei marinai locarnesi. E in questo modo di fare pressione sugli ambienti politici ed economici (in particolare quelli legati al turismo) perché si schierino a difesa della navigazione sul Lago Maggiore. Ecco il perché di un logo giocoso con il quale identificare la loro lotta su pins e palloncini. Ecco il perché delle bandiere, stampate per ora in 300 unità con l'invito, in particolare agli operatori turistici, ad esporle. Ed ecco il perché della divisa portata in pubblico mentre si raccolgono firme. Le similitudini con la lotta delle Officine Ffs di Bellinzona cominicano ad essere molte.


E il bacino italiano sciopera

Se sul bacino svizzero per ora il personale in lotta punta ad un ampio coinvolgimento popolare per fare in modo che la Confederazione si inserisca nella vertenza supplendo se del caso a quanto viene a mancare da Roma, sul versante italiano le maestranze dei tre laghi sono già passate ad azioni di lotta più incisive. Dopo un primo sciopero di 4 ore lo scorso 12 marzo, le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil della Lombardia hanno infatti proclamato un'intera giornata di sciopero di tutto il personale della Gestione governativa Laghi per il prossimo 17 aprile. A mente dei sindacati italiani la drastica riduzione delle risorse decisa dal governo Monti per la navigazione sui laghi Maggiore, Lario e Garda non potrà in nessun modo essere compensata con riorganizzazioni interne o altre manovre di recupero, ma dovrà passare necessariamente attraverso aumenti delle tariffe, tagli dei servizi di trasporto, riduzione del personale e revisione degli accordi aziendali.
Sul bacino italiano del Verbano per ora non sono stati confermati circa 40 dei 78 stagionali impiegati lo scorso anno. L'orario estivo è inoltre già stato ampiamente amputato. La riorganizzazione dei turni prospettata dalla direzione della Nlm sembra inoltre di difficile applicazione, tanto che non è certo che tutte le corse previste dal 1° aprile possano svolgersi. Di fronte alla latitanza del Gestore, che sembra attendere la fine del mandato del governo Monti per poi rivendicare risorse da un nuovo governo che avrà bisogno di una conferma elettorale e dunque sarà più facilmente condizionabile, i dipendenti del bacino italiano del Verbano stanno trovando una nuova unità d'azione e d'intenti. Per la prima volta mercoledì sera s'è svolta un'assemblea unitaria dei lavoratori di stanza ad Intra e di quelli attestati ad Arona. Un primo passo per evitare quanto successo in passato: che gli uni facessero il doppio turno mentre gli altri scioperavano.

Pubblicato

Venerdì 30 Marzo 2012

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