I migliori consumatori sono i bambini perché si fanno affascinare da tutto quello che vedono. Non è certo una novità. Perché da anni alle casse dei supermercati ci sono dolciumi e giocattoli? Per tenere calmo il pupo che scalpita. Per la stessa ragione il mercato cerca di fare di tutti noi un branco di tonti. Il fatto grave è che ci riesce.
Altrimenti come si spiegano certe confezioni, certi articoli da adolescente proposti agli adulti nei modi più subdoli? Avete mai fatto caso alla quantità di animaletti di peluche che hanno sul letto le bellone della tv e del cinema che si fanno fotografare nella loro camera da letto, i ninnoli infantili che popolano le mensole delle case, i ciondoli d'oro che riproducono orsetti e animaletti "carini". Lo aveva fatto notare anche lo scrittore israeliano Amos Oz, in visita a Lugano qualche anno fa per presentare un suo romanzo.
Il suo era un aperto j'accuse alla società dei consumi, colpevole di volerci trasformare in bambocci senza discernimento per rifilarci prodotti sempre più inutili. Impossibile dargli torto. E con l'avvicinarsi del Natale col suo rito dei regali sempre più svuotato di senso, si nota ancora di più quest'affannosa ricerca dell'oggetto che "può piacere". I cinesi hanno inviato container carichi di addobbi natalizi che riproducono renne e angioletti, un tripudio di luci. Non sai più cosa offrire ai consumatori? Dagli i giocattoli. Sono vincenti, sono "cariiiini". Statuine di angioletti, folletti , troll, nanetti, elfi…Ti fanno credere che ti proteggono. E se fosse vero?
Perfino i giochi olimpici hanno puntato sui pupazzetti come se fossimo tutti in manco di Teddy-bear. A cominciare dall'orsetto Misha, nel 1980, a Mosca, fino a quell'ectoplasma di Cobi, mascotte di Barcellona '92 e all'orribile Gliz delle ultime olimpiadi invernali di Torino, una brutta copia del folletto che pubblicizzava i dadi Maggi, ma con gli occhialoni da sci.
Potente la trappola del "torniamo tutti bambini, ché eravamo felici". Il mercato sa dove puntare. Giocattoli e giocattoloni. Visto in vetrina: cofanetto da trucco formato coccinella, trousse da cipria con coperchio a forma di "simpatico ippopotamo".  E poi: telefonini da cui pendono ciondoli con animaletti e pupazzetti. Donne vestite da fate con i brillantini Swarovsky, uomini al volante di quei giocattoloni che sono i fuori-strada: "costruiti per l'estremo" e sempre fra i piedi in città, sbandierati dalla pubblicità con slogan del tipo "liberi di fare tutto" o " i limiti li ponete voi".  Poco male se l'emozione poi si limita a salire la rampa dal garage sotterraneo quando fuori ci sono due centimetri di neve.  
Basta, ho la nausea. Quest'anno non faccio regali.
Al massimo mi comprero un abetello in vaso. E se ci mettessi su un bel Babbo Natale gonfiabile "made in China?"

Pubblicato il 

07.12.07..

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