< Ritorna

Stampa

 

Trovare un tetto è un’impresa

di

Fabia Bottani
A Ginevra già lo si sapeva: trovare un tetto sotto cui dormire è un'impresa per saltimbanchi. Per gli altri, invece, è ormai impossibile: l'offerta è praticamente inesistente – la percentuale di alloggi liberi è pari allo 0,2 per cento – e quel poco che resta si paga a peso d'oro. L'esiguità del territorio (249 km2) è la principale causa del problema. area si è già chinata sulla questione il 24.08.2007 e il 15.02.2008. a Losanna e nel suo cantone, il Vaud, il sospetto era invece lontano, vista la notevole dimensione del territorio, 3'218km2. Ma l'apparenza a volte inganna. «Basta guardare le statistiche. per capire. E la situazione non fa che peggiorare…», afferma Anne-Marie Krauss consulente giuridica presso l'Associazione degli inquilini (Asloca) di Losanna – insieme ad Anna Baehler Bech, deputata al parlamento cantonale per il partito dei Verdi, nonché responsabile dell'Asloca Vaud – illustra ad area la problematica.

A far nascere il sospetto che la crisi dell'alloggio non fosse solo ginevrina, sono state le cifre recentemente pubblicate dall'Ufficio di statistica del Canton Vaud relative all'andamento demografico: anche quest'anno, infatti come ormai da qualche anno a questa parte, si è rilevata una crescita della popolazione pari a 10mila unità, passando da 658'658 abitanti a 668'581. In due decenni il cantone è cresciuto di 100 mila unità. Nel 1987 si contavano 548'138 abitanti; 604'440 dieci anni dopo per infine raggiungere nel 2007 la cifra sopra indicata, per lo scorso anno. Una crescita che tende sempre più ad accelerare.

Migrazioni sempre più locali

Ma chi è responsabile di tale crescita? La riposta la fornisce l'ufficio di statistica cantonale: fino alla metà degli anni novanta erano soprattutto gli stranieri a far lievitare la popolazioni, in particolare con arrivi dai paesi dell'ex Jugoslavia, e prima ancora dall'Italia, dalla Spagna e dal Portogallo. Migrazioni, queste, che nel corso degli ultimi anni hanno subito una leggera battuta di arresto in favore di arrivi dall'America del Sud, da diverse regioni dell'Africa e, più recentemente dall'Asia, dall'ex Unione sovietica, dalla Pologna e dalla Romania. Ma il dato più interessante è l'arrivo nel cantone di una cifra sempre più importante di svizzeri provenienti da cantoni circostanti, soprattutto Ginevra, ormai saturi oppure  giunti nella regione seguendo un impiego, spesso presso una multinazionale. Le statistiche dello scorso anno mostrano ad esempio che i 10mila arrivi nel Vaud sono alimentati da 6mila svizzeri e 4mila stranieri. Una tendenza che nel corso degli ultimi cinque anni si è fatta sempre più netta.

La caccia a un "tetto"

«Certo, l'aumento della popolazioni oggi sta creando un vero problema nel settore degli alloggi. Ma per noi che lavoriamo nel settore, ci siamo accorti del problema già una decina di anni fa», afferma Anne Baehler Bech «Del resto le statistiche lo avevano predetto. E continuano a prevederlo: entro il 2020 si stima una nuova crescita di 100'mila abitanti nel cantone, con piccole sfumature da una regione all'altra. La costa e il centro di Losanna sono e saranno le zone più "colpite" dal fenomeno», aggiunge la responsabile di Asloca Vaud. «Il problema è che benché vi siano statistiche molto chiare si continua a non costruire o si costruisce ma soltanto alloggi di lusso non propriamente alla portata di tutti».
Ma quanto è grave il contesto vodese? «Si è soliti definire "normale" una situazione con un tasso di penuria dell'1,5 per cento. La città di Losanna,  registra attualmente una percentuale di alloggi liberi dello 0,2 per cento (esattamente come Ginevra); a livello cantonale siamo attorno allo 0,6 per cento», spiega la responsabile Asloca Vaud «e queste cifre rendono già di per sé idea di quanto la situazione sia grave. Anche se poi non dobbiamo dimenticare che non tutto quello che è sul mercato corrisponde alla domanda  visiti i prezzi elevati o la preferenza, di certi proprietari a vendere piuttosto che ad affittare. Nel cantone, ad esempio, su un totale di 2'106 alloggi vacanti, 588 sono previsti alla vendita, creando così una nuova "selezione" a discapito di chi non ha molti mezzi».
In Svizzera, Ginevra è la prima città ad aver conosciuto la crisi dell'alloggio: un centro città ormai saturo ha progressivamente rosicchiato terreno alle campagne del cantone ormai praticamente sature anch'essi. Il canton Vaud si sta muovendo nella stessa direzione e, pur avendo molto più spazio a disposizione si sta scontrando con il fatto che queste terre sono per lo più private e i proprietari non sono molto propensi alla vendita o quantomeno a condizioni poco favorevoli: prezzi alle stelle o favorevoli alla costruzione di ville o appartamenti di lusso. E lo Stato ha poco o nessun margine di manovra per "pilotare" le costruzioni.
«Costruire fuori dal centro è un'idea buona ma non dobbiamo dimenticare che se si costruisce al di fuori dal centro, si dovrà prevedere una rete di trasporti pubblici ben organizzata per evitare di creare ingorghi supplementari di auto private», racconta la deputata dei Verdi. «In questo senso», aggiunge Anne-Marie Krauss «ci sarebbe la possibilità di costruire su terreni dopo Renens: ma si tratta di una zona industriale in cui nessuno vorrà abitare. Percorrendo, invece, i binari ferroviari in direzione di Romont si sta pensando di costruire un "quartiere misto", ossia in parte zone abitative e in parte uffici. Ma non sarà né per domani, né per dopodomani…».

Politicamente in ritardo

Il problema è noto. Ma a livello politico si reagisce? «In parlamento il problema è certamente noto e da diverso tempo si lavora per attirare anche l'attenzione del Consiglio di Stato sulla questione (per la cronaca, Pascal Broulis, direttore del Dipartimento delle Finanze, responsabile della politica dell'alloggio, sostiene invece che è il Consiglio di Stato ad aver dovuto lottare durante diverse legislature per convincere anche il parlamento dell'importanza del problema, ndr)», afferma la deputata Anne Baehler Bech. Al di là di chi ha dovuto convincere chi, quel che conta è che oggi, almeno sulla carta, tutti ritengono necessario l'intervento statale. «Lo stesso Governo ha intenzione di organizzare delle assise dell'alloggio per la prossima estate o al più tardi per l'autunno. C'è da sperare che non siano solo parole al vento…», spiega la parlamentare che conclude «Tanto più che l'annunciata recessione economica non farà che aggravare la situazione».
A livello comunale, Losanna conosce da anni il problema della crescita della popolazione; in particolare si era previsto l'arrivo di aziende multinazionali. «Circa tre anni fa furono così avanzati dei "piani d'azione" ma poi non se ne fece più nulla», racconta la signora Krauss, ex consigliera comunale. Più recentemente è stato avanzato il piano di "eco-quartiere" dove sorge attualmente lo stadio della Pontaise «Per questo progetto già ci si prepara alla consultazione popolare, anche se anche in questo caso non vi sono ancora piani precisi...», conclude la consulente giuridica. E intanto gli appartamenti vuoti si fanno più rari, gli affitti continuano ad aumentare e ciò succede anche ad ogni cambio di inquilino, senza che nessuno osi protestare. E come se non bastasse, lo scorso 1°marzo, la Banca cantonale vodese ha aumentato per la seconda volta i tassi ipotecari, salvo poi accorgersi che il gesto era probabilmente "prematuro". Peccato che nessun passo indietro sia poi stato fatto: ora siamo al 3,5 per cento...

Pubblicato

Venerdì 25 Aprile 2008

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022