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Treni italiani su binari pericolosi

di

Loris Campetti
Dante De Angelis, professione macchinista ferroviere. E qualcosa di più: è la punta di diamante del movimento che si batte per la sicurezza sui treni – per chi ci lavora, per chi ci viaggia, per gli operai che operano lungo le linee ferroviarie, spesso dipendenti da ditte d'appalto preoccupate soltanto di tenere bassi i costi del lavoro. Insomma, Dante è un Rappresentante lavoratori per la sicurezza (Rls), l'unica sicurezza che in Italia non fa notizia, salvo nel giorno in cui si contano i morti. Il giorno di Ferragosto è stato licenziato dalle Ferrovie con l'accusa di aver denigrato l'azienda. La sua colpa? Aver sostenuto che dietro le continue rotture dei treni italiani, a partire dall'Eurostar, quell'Etr500 che è la bandiera del nostro sistema ferroviario, potrebbe esserci un problema di usura: «Se si spezza il gancio vuol dire che il controllo e la manutenzione lasciano a desiderare».

Dante era stato già licenziato dalle Fs qualche anno fa, quando insieme ad altri colleghi macchinisti si era rifiutato di guidare gli Eurostar con "l'uomo morto", un marchingegno già vecchio di diversi anni che secondo la logica del risparmio dovrebbe eliminare il secondo macchinista, dimezzando così i costi del personale, ma al tempo stesso aumentando i rischi sia per il personale che per i viaggiatori. Grazie a una sentenza della magistratura il licenziamento era stato giudicato illegittimo e l'azienda era stata costretta a riconsegnare a De Angelis le chiavi dell'Eurostar. Ora l'amministratore delegato delle Fs ci riprova, accusando De Angelis di aver denigrato l'azienda l'indomani dell'ennesimo incidente che aveva provocato la rottura in due di un Eurostar. Per mettere in sicurezza questi mezzi servono forti impegni nella progettazione, nei collaudi e nella manutenzione. Tutte operazioni costose, su cui le Ferrovie tendono a risparmiare, così come nell'esternalizzazione di servizi lungo le linee, appaltati a chi garantisce il ribasso dei costi. Secondo il delegato De Angelis, leader del sindacato dei macchinisti Orsa, il nuovo licenziamento potrebbe essere una ripicca dell'amministratore delegato Mauro Moretti: «Forse perché io, insieme ad altri colleghi, ho fatto opposizione all'archiviazione che avrebbe salvato Moretti e altri due dirigenti delle Ferrovie dall'accusa di omicidio colposo per la strage di Crevalcore (uno scontro tra due treni nel gennaio del 2005 che ha provocato 17 morti, ndr). Il giudice aveva accolto la nostra tesi e tra poco si terrà la prima udienza del processo con Moretti nella veste di imputato».
Il giorno di Ferragosto il nostro macchinista si era recato al lavoro all'Officina manutenzione Alta velocità per prendere la guida dell'Etr Roma-Rimini. Invece del treno, però, si è visto consegnare la lettera di licenziamento: «Ho resistito un po' ad accettare quel provvedimento inaudito e loro hanno chiamato la polizia. Sì, sono stato buttato fuori con l'intervento della forza pubblica». Il 14 luglio si era spezzato un treno a Milano, avrebbe potuto provocare una tragedia. L'Assemblea dei delegati dei ferrovieri ne ha dato notizia avanzando dubbi sui sistemi di controllo e manutenzione dei treni, con una lettera a Moretti e al ministro dei trasporti Mattioli. Da qui l'accusa a Dante di aver violato ogni codice, etico, civile, penale. Ma pochi giorni dopo, il 22 luglio, ancora a Milano, si è spezzato un altro treno. Dante è visto dall'azienda non come una risorsa per individuare e risolvere i problemi ma come un problema. Davanti alle critiche sulla sicurezza del nostro sistema ferroviario - sotto accusa anche per la bassa affidabilità, i ritardi, le invasioni di pulci nei vagoni, gli infortuni – l'azienda risponde con la repressione.
L'Italia berlusconiana ha una classe dirigente ipocrita e miope. Chi governa l'economia e la politica lancia grida di dolore per la mancanza di sicurezza, regolarmente raccolte e amplificate ad hoc dai media. In nome della sicurezza si sono militarizzate le città, si sono blindati confini e porti; in violazione dei principi costituzionali si separano uomini e donne da altri uomini e donne per razza, paese, censo. I sindaci si fanno sceriffi per difendere, ai semafori e nei cassonetti, i "diritti democratici" di una popolazione spinta a vivere in una torre d'avorio, sotto la minaccia dei corpi estranei: rom, immigrati, poveracci. Sicurezza, leggi speciali, cultura d'emergenza. Peccato che la sicurezza che si vuole difendere è sempre quella della proprietà, non della persona.
Si vuol difendere un benessere assediato dalla povertà spacciata come criminalità. La sicurezza sociale, il diritto per milioni di giovani di costruirsi un futuro o dei più anziani di non essere costretti a farsi multare mentre frugano nei cassonetti, non ha voce, e sempre meno sponsor.
L'Italia è il paese europeo con più addetti alle forze dell'ordine in rapporto al numero di reati, che invece è inferiore o in linea con gli altri paesi dell'Unione. Ma è anche il paese in cui si muore di più sul lavoro, o sulle strade e autostrade.
Il licenziamento di Dante De Angelis mette a nudo l'imbroglio nazionale che sta dietro la crociata per la sicurezza. Colpisce che Moretti, il dirigente che ha licenziato Dante, non venga dalla scuola dei Chicago boys ma dal vertice della Cgil.
Il problema non è la sicurezza degli utenti e dei lavoratori, ma il buon nome dell'azienda che va difeso tacendo le cause degli "incidenti", nascondendoli dove possibile. Il monopolio delle Fs, ci spiega, è messo a rischio dalla liberalizzazione, arrivano pericolosi competitor. Per vincere la gara servono risparmi, obbedienza, sacrifici umani, omertà. In pochi anni i ferrovieri si sono ridotti da 200 a meno di 90 mila. Che muoiano pure i ferrovieri, gli operai della manutenzione, i passeggeri, l'importante è salvare l'onore e i conti dell'azienda. Siamo il paese della ThyssenKrupp.
Ma noi ci sentiremo più sicuri solo quando De Angelis riprenderà la guida dell'Eurostar.

Pubblicato

Venerdì 29 Agosto 2008

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