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Tre Valli tra passato e presente

di

Francesco Bonsaver
All'inizio del secolo scorso, nella bassa Leventina arrivò l'energia prodotta dalla Motor di Baden grazie alla Biaschina. Al seguito dell'elettricità, nella regione giunse la rivoluzione industriale, coll'insediamento di fabbriche a capitale soprattutto germanico, e la forza lavoro costituita principalmente da operai italiani. Grazie al lavoro degli storici che hanno mantenuto viva la memoria sociale occupandosi di storia sindacale e dei suoi protagonisti (in questo caso Nelly Valsangiacomo con il suo libro "Domenico Visani"), scopriamo che nel primo novecento il villaggio di Bodio è il centro industriale più importante del Cantone. Un paese nel quale si sono insediate diverse industrie, le quali hanno fatto ricorso alle braccia di una prima un'ondata migratoria operaia italiana. Il tessuto della regione si modifica lentamente, passando da una socialità prevalentemente agricola ad una in cui cresce d'importanza il settore secondario. Una trasformazione che avrà un impatto importante sull'identità della valle, dove, inevitabile, nascerà lo scontro di classe tra padroni e operai. Le condizioni molto precarie in cui vivevano i lavoratori e la tradizione di lotta di classe già conosciuta in Italia, fanno sì che gli operai nel 1917 inizino ad organizzarsi in comitati di fabbrica per tutelare i propri diritti. Forme rappresentative rifiutate dalla controparte padronale e che sfoceranno nell'aprile del 1918 in uno sciopero in tre importanti industrie di Bodio. Una di queste , le"Officine del Gottardo" oggi ancora esistenti con il nome di "Timcal", è nata nel 1908. Quest'anno ricorre dunque il festeggiamento del centenario della sua attività. Un secolo di presenza industriale nella regione detta della Tre Valli (Leventina, Blenio e Riviera), contraddistinto dal binomio padroni e lavoratori, rappresentati dal sindacato. Dei cento anni di presenza industriale e sindacale nelle Tre Valli se ne parlerà domani 22 novembre ad un simposio organizzato da Unia a Biasca (si veda riquadro grigio fra le colonne). Ma nell'arco di questo secolo, la Regione Tre Valli ha conosciuto un progressivo smantellamento dell'attività industriali, simbolicamente riassunto dalla chiusura della acciaieria Monteforno a Bodio nel 1994. Da decenni si discute di come rilanciare lo sviluppo nella Regione Tre Valli, sempre più spopolata perché priva di attività economiche. Per cercare di capire a che punto siano le possibilità di sviluppo regionale, area ha interpellato tre personalità della zona; Ronny Bianchi economista originario della Valle di Blenio; Igor Cima, sindaco di Iragna e sindacalista da diversi anni e Dario Zanni, segretario animatore della Regione Tre Valli.

Ronny Bianchi è un bleniese doc. Economista di formazione, ha spesso preso in mano la penna per suggerire con chiarezza e umiltà dalle colonne de La Regione delle piste percorribili per sviluppare economicamente la Valle di Blenio in particolare, ma la Regione Tre Valli tutta. Per questo motivo, area ha voluto chiedergli un parere sulle cause del degrado economico regionale che pare così difficile da contrastare e quali vie d'uscita intravvede. Bianchi, qual è a suo giudizio l'origine del mancato sviluppo economico?
È un problema di mentalità nelle valli, storicamente costruito. Siamo passati da una situazione di sottosviluppo economico antecedente alla seconda guerra mondiale, ad una fase di boom nel quale si guadagnava un buon reddito senza grandi sforzi. Ora negli anni di vacche magre, dove sarebbe necessario unire le forze, ciò che manca è una cultura di collaborazione per creare uno sviluppo regionale economico. Una cultura collaborativa sia a livello pubblico dei comuni che privato degli imprenditori.
Cosa porta questa assenza culturale nelle Tre valli?
Si ha la tendenza ad aspettare che la soluzione arrivi dall'esterno, invece di unire le forze e sfruttare chi conosce il territorio e può immaginare soluzioni sul piano locale.
Dall'esterno è arrivata anche la promozione economica cantonale...
Sono stati fatti errori anche a livello di promozione economica di queste regioni. Ad esempio, se volevo costruire un albergo, il cantone mi garantiva la metà dei fondi necessari all'investimento. Il problema è che non si valutava se l'idea dell'albergo era un tassello inserito in un progetto regionale. Ora, la nuova legge sulla politica regionale, criticata da più parti, ha però il merito di indirizzare il sostegno statale verso dei progetti valutati nella sua globalità territoriale.
Quali sono dunque i margini di manovra?
In Valle di Blenio, per fare un esempio, spesso non si ha una visione di crescita di un settore economico come quello del turismo. Ci si accontenta di un turismo di giornata, che è un'idea limitata. Per creare del valore economico, è necessario sviluppare un turismo che si fermi in valle, in grado di generare un indotto. Per realizzarlo, occorre avere una visione regionale e temporale, immaginata sull'arco di tutto l'anno. Prendiamo il caso degli impianti sciistici. Nara 2000 avrebbe bisogno di un investimento di 20 milioni di franchi per rinnovare gli impianti. È una cifra enorme se pensata per il solo Nara. Se però inserita in un progetto di sviluppo turistico complessivo di tutta la valle di Blenio, l'importo di 20 milioni assume un'altra dimensione. Se l'infrastruttura del Nara permettesse lo svolgimento durante l'estate di altre attività offerte in loco, l'importo risulterebbe ulteriormente ridimensionato.
Non c'è il rischio che sia diventato troppo tardi per pensare uno sviluppo economico della Regione Tre Valli?
Credo che i margini di manovra in alcuni settori ci siano ancora. Penso ad un turismo alternativo, improntato ad un rispetto dell'ambiente, in grado di generare indotto costante. Oppure alle filiere delle pietre naturali o del legno. Abbiamo un territorio boschivo enorme, suddiviso in parcelle patriziali che generano alti costi in ragione delle difficoltà del terreno. Alla fine si esporta il legno in Italia a bassi prezzi perché non lavorato. Si potrebbe invece creare nella regione un'industria del legno in grado di trasformare la materia prima in prodotti lavorati, nel quale si ottiene un guadagno maggiore.


"Un treno da non perdere"

Igor Cima, il sindaco sindacalista. Da 8 anni amministra il comune di Iragna, paese della Riviera sulla sponda destra del fiume Ticino. Funzionario sindacale da sempre, del Sindacato edilizia e industria prima e di Unia dopo. Pochi meglio di lui conoscono la terra della Riviera e i suoi abitanti. Un impegno sindacale al servizio delle persone, in particolare nei confronti dei più deboli, e al servizio della comunità quale primo cittadino di un comune, che al pari dei confinanti, ha costruito la sua storia sul granito estratto nelle numerose cave locali. A lui, area ha chiesto un parere sul futuro economico e dei lavoratori della Riviera.

Cima, la Riviera ha delle possibilità di crescita economica?
Le possibilità di sviluppo economico della Riviera esistono e hanno un nome: Alp Transit. Nel 2012, se verranno rispettate le previsioni, passerà la più importante linea ferroviaria e avrà una stazione in loco con tutto quanto ne consegue. È un treno che non possiamo perdere.
Cosa deve fare la Riviera garantirsi un futuro economico?
È importante trovarsi pronti all'appuntamento. Per farlo, è centrale una gestione del territorio unitaria. Solo insieme, come Regione Riviera, potremo creare gli strumenti necessari per uno sviluppo. Ad esempio, non è possibile non concepire un Piano regolatore unico che permetta di evitare quelle incoerenze ora esistenti tra le destinazioni di un territorio diviso in parcelle comunali. Un territorio che invece ha bisogno di uno sviluppo ragionato e rispettoso dell'ambiente, pianificabile solo a livello regionale.
Storicamente, la Riviera deve gran parte del suo sviluppo grazie all'industria delle pietre naturali. Come vede il futuro del settore?
Già in occasione della recente, pesante, ristrutturazione del settore dovuta alla crisi economica di qualche anno fa, si sarebbe dovuto unire le forze tra le imprese locali. Solo grazie ad una maggiore collaborazione tra imprese private, sotto forma di consorzi o cooperative, sarebbe possibile fronteggiare la concorrenza globale. Il settore ha la carta vincente della pietra, della materia prima in loco, ma per poterla mantenere nel mercato c'è la necessità di una lavorazione raggiungibile solo con macchinari in grado di offrire un prodotto ad alta qualità. Macchinari che richiedono però investimenti importanti, ai quali le piccole singole ditte non possono assumersi. Senza una fattiva collaborazione tra privati, la loro sopravvivenza nel contesto globalizzato sarà molto più difficile.
Delle nuove industrie sono arrivate nella zona attratte dagli incentivi proposti dalle misure di promuovendo economico cantonale. Ma è stata promossa un'economia a rimorchio, basata su bassi salari per lavori a basso valore aggiunto, o un'economia di qualità fondata sulle innovazioni tecnologiche e lavoro ad alto valore?
Timcal, Tensol e Tenconi sono esempi di ditte importanti che esportano i loro prodotti in tutto il mondo e versano dei salari dignitosi. Altre ditte invece arrivate nella regione perché beneficiarie di sostegni economici importanti non generano ricchezza tra la popolazione locale. Certo, hanno dato lavoro a delle famiglie, ma versano dei stipendi bassi. Solo dove riusciamo ad intervenire come sindacato e garantire un Contratto collettivo di lavoro, le condizioni migliorano.


"Qualcosa è stato fatto"

Secondo Dario Zanni, segretario animatore delle Regione Tre Valli, lo sforzo teso allo sviluppo economico della zona negli ultimi 30 anni ha dato dei risultati.
Se non ci fosse stato, i risultati sarebbero ben peggiori della situazione attuale. A livello industriale nella zona di Biasca ad esempio, siamo riusciti ad inserire nella regione delle aziende molto innovative in grado di generare lavoro e gettito fiscale per i comuni.
Ma quali sono secondo lei i margini di manovra per un miglioramento?
Un problema fondamentale è attualmente dato dalla mancata applicazione da parte del governo Cantonale della legge federale sul promovimento delle regioni di montagna. Essa dovrebbe essere stata introdotta già ad inizio anno, mentre ancora in questi giorni abbiamo assistito ad una messa in consultazione della legge con una particolare procedura. Solo lo scorso 6 novembre siamo stati convocati dal governo per esprimere il nostro parere, tralatro negativo, sul senso della legge proposta, a nostro giudizio troppo centralizzatrice senza tenere in considerazione quanto fatto finora sul piano regionale.
Ammetterà che esistono alcuni particolarismi, dovuti ad un'eccessiva divisione in comuni o una difficoltà di unire le forze nel privato per creare nuovi progetti regionali?
Il processo aggregativo dei comuni favorisce sicuramente l'elaborazione di progetti di sviluppo regionali. Sul piano dei privati, per esempio nel campo delle stazioni invernali, quello che cercava di fare Frapolli gestendo le diverse società d'impianti sciistici, andava proprio in questo senso. Che sia la persona giusta è un'altra questione dove ognuno può avere la propria opinione.
Ma nel caso della filiera delle pietra naturali in Riviera, la dispersione di forze tra le imprese non è un problema?
Proprio su questa filiera, osservando a suo tempo una sensibilità dimostrata dal governo federale, era stato elaborato regionalmente uno sviluppo della filiera della pietra naturale. Ma a livello cantonale, questo progetto non è stato sostenuto adeguatamente.

Pubblicato

Venerdì 21 Novembre 2008

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