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Tra lotta e riforma

di

Generoso Chiaradonna
L’inizio del dibattito sulla previdenza professionale risale allo scorso giugno, quando il Consiglio federale ha tentato di giocare in anticipo, annunciando la riduzione dell’interesse minimo sui capitali del secondo pilastro (Lpp) dal 4 al 3 per cento. Ma il gioco non ha funzionato. Critiche sono giunte da tutte le parti facendo urlare “no al furto delle rendite” e mobilitando migliaia di lavoratori in piazza. La questione della diminuzione del tasso tecnico è diventato quindi il tema mediatico e politico di fine estate. Ma il maldestro tentativo del governo è servito per attirare l’attenzione sulla fragilità del sistema previdenziale e sull’arroganza delle compagnie d’assicurazioni che hanno lucrato lautamente negli scorsi anni. Le posizioni all’interno del movimento sindacale sono diverse e vanno da chi chiede l’abolizione del secondo pilastro a chi vuole cambiamenti radicali del sistema senza comunque sopprimere la Lpp. In questa pagina ospitiamo tre opinioni diverse, quelle di Rita Schiavi (Sei), di Denise Chervet (Comedia) e di Aldo Ferrari (Sei-Vaud). Rita Schiavi: “Migliorare il sistema è possibile" Signora Schiavi, a livello politico e sindacale, è in atto una discussione amplissima sul futuro della Lpp (secondo pilastro). Il Sei che posizione assume? Per l’abolizione del secondo pilastro o per il miglioramento della situazione attuale? La posizione degli abolizionisti è irrealistica perché ci sono tante Casse pensioni ben gestite e che funzionano bene. Parlo ovviamente di quelle Casse aziendali o di categorie professionali che non vengono toccate dalla riduzione del tasso dal 4 al 3,25 per cento. Comunque pensiamo che c’è un problema di sistema in questo secondo pilastro e che bisognerebbe più che abolirlo, riformare tutto il sistema. Questo significherebbe rinforzare il primo pilastro (Avs) e personalmente sono convita che non si può rinforzare l’Avs senza indebolire il secondo. Cosa proponete? Abbiamo lanciato l’idea della Cassa pensione pubblica non per eliminare le Casse autonome, che funzionano bene ma per sostituire le Fondazioni private (Leggasi assicurazioni). Tra l’altro queste Fondazioni aumenteranno i premi, hanno dei costi amministrativi elevatissimi (circa 2 mila franchi per assicurato l’anno rispetto ai circa 140 franchi per assicurato dell’Avs). Si capisce che la gestione di questi capitali frutta tantissimo agli assicuratori. Come per le Casse malati, il sistema così come è congegnato ingrassa le assicurazioni private? Già negli anni settanta si era fatto presente quest’aspetto. L’ex segretario centrale del sindacato delle poste, Richard Müller, consigliere nazionale in quel periodo aveva chiesto di creare una Cassa pensione pubblica forte. Secondo i sindacati dell’epoca, quello che oggi è il Fondo di sicurezza doveva diventare un nucleo di cassa pubblica. Fu proprio la lobby degli assicuratori che evitò che venisse creata. Il Sei è quindi per il mantenimento del sistema dei tre pilastri? All’interno del nostro sindacato ci sono posizioni diverse, anche quelle che vanno verso la tesi di abolire il secondo pilastro però la chance è stata persa già negli anni settanta. Ci sono troppi lavoratori che hanno fatto affidamento sul secondo pilastro e che avrebbero paura di un cambiamento così radicale. Del resto l’ipotesi di creare Casse pensioni pubbliche più grandi, gestite pariteticamente, oggi troverebbe l’appoggio di molte piccole imprese, specialmente dell’edilizia che in questo momento sono strozzate dai premi elevati delle Fondazioni Lpp private. Inoltre, secondo me, i bassi salari dovrebbero essere esonerati dal pagamento dei contributi al secondo pilastro e versare solo contributi all’Avs. A un AVS però rinforzata. La prima revisione Lpp in corso vorrebbe invece che anche i lavoratori che guadagnano meno della rendita Avs annua fossero inclusi nel secondo pilastro. È una politica sbagliata? Secondo me sì. Sarebbe meglio, per questi salariati, che fossero rinforzate le rendite Avs. Il motivo è semplice: sarebbe possibile realizzarlo subito mentre con il sistema a capitalizzazione della Lpp dovremo aspettare 40 anni per vederne i frutti. C’è chi sostiene di rimanere allo statu quo, diminuire il tasso di rendimento e attendere che i mercati finanziari si riprendano. Durante questa "attesa" bisognerebbe inserire un meccanismo nella legge che consenta di rialzare il tasso al momento opportuno. Cosa ne pensa? Questo è il minimo che si deve fare. Rialzare il tasso appena possibile. Il vero problema è che le assicurazioni, oltre a prelevare spese di amministrazione, devono pagare dividendi agli azionisti. Questo non succederebbe con Casse autonome perché non hanno azionisti che pretendono utili. Ci vuole perciò una revisione più vasta del sistema che non vuol dire abolire il secondo pilastro. Vaud ama le Casse pubbliche. Aldo Ferrari "Da noi funzionano" Signor Ferrari, è giusta la richiesta di abolire il secondo pilastro? Penso che eliminare il secondo pilastro non sia la soluzione corretta anche nei confronti dei nostri soci. È certo che nell’attuale sistema ci sono dei problemi da risolvere. Anche per l’Avs. In Svizzera francese siamo in tanti a pensare che non bisogna buttare via il secondo pilastro. Anche perché i lavoratori si chiederebbero “cosa succederebbe delle rendite e del capitale promesseci”? Esatto. E cosa facciamo dei 500 miliardi di franchi di oggi? Li rimettiamo nell’Avs? Purtroppo in questo paese il Parlamento resta borghese e non vediamo in che direzione andare. La proposta di Comedia di lanciare un referendum contro la prima revisione della Lpp è perdere tempo. Primo perché attualmente ci sono proposte politiche che vanno nel senso di aumentare la trasparenza all’interno delle Fondazioni di previdenza e secondo, c’è la questione di determinare il salario assicurato. È chiaro che i compagni ticinesi e altri nel resto della Svizzera non sono d’accordo con queste proposte di riforma. Ma il motivo è semplice: il sistema del secondo pilastro non è uguale dappertutto. Da noi, in Romandia, funziona. Abbiamo Casse pensioni co-gestite in cui il salario assicurato è quello Avs e tutti pagano una percentuale fissa per i premi. Anche i lavoratori a tempo parziale e con bassi salari sono coperti. Con questo sistema, nei cantoni di Vaud e Vallese, siamo riusciti a finanziare il pre-pensionamento nell’edilizia a 62 anni. In poche parole, almeno in Svizzera francese, siamo riusciti a fare un buon lavoro con il secondo pilastro. Ma i mali del secondo pilastro risalgono al 1985 quando fu introdotta la Lpp e il movimento sindacale, compreso il Sei, l’ha combattuta invece di cercare di sfruttare le potenzialità della legge a favore dei lavoratori. Un altro esempio in cui funziona è il settore della chimica. Per contratto l’impresa versa i 2/3 dei premi e 1/3 è versato dal lavoratore. Insomma, in Svizzera ci sono esempi positivi a cui bisogna guardare per cercare di migliorare il sistema, magari con la co-gestione? Nel Canton Vaud sono membro di due consigli di fondazione. Uno è quello della Cassa dell’edilizia che gestisce quasi 1 miliardo di franchi e ha circa 10 mila assicurati. L’altro è la Fondo di previdenza interprofessionale con circa 7 mila assicurati. I danari guadagnati in Borsa (25 per cento del capitale) e nel settore immobiliare da queste due Casse sono stati redistribuiti tutti agli assicurati o utilizzati per il prepensionamento. Non abbiamo azionisti e manager avidi ma lavoratori assicurati. È una strada praticabile, allora? Certo. Noi ci siamo riusciti dal 2001 e i compagni vallesani dal 1999. Sopprimere il secondo pilastro è demagogico, quindi? L’ho detto prima. In questo paese governano i borghesi. La questione che resta aperta e che dobbiamo esaminare è che cosa facciamo delle Fondazioni collettive private. È notizia di questi giorni che l’assicurazione Mobiliare svizzera ha deciso di uscire dal mercato del secondo pilastro, con la filiale Providentia, anche per i costi amministrativi elevati. È chiaro che se un’assicurazione deve stipulare un contratto per ogni ditta le spese salgono alle stelle. Con una Cassa collettiva co-gestita da imprese e rappresentati dei lavoratori si eviterebbero questi costi. Naturalmente, in questo discorso non bisogna dimenticare di rinforzare l’Avs – che è comunque il sistema più sociale – evitando di distruggere il secondo pilastro. Denise Chervet: "Uscire dalla gabbia Lpp Signora Chervet, il sindacato Comedia di cui è la segretaria, si è fatto promotore, in seno all’Unione sindacale svizzera (Uss), di una proposta radicale: uscire dal sistema del secondo pilastro. Ma è una via praticabile? La via è praticabile. Il passaggio del secondo pilastro all’Avs non è semplice, perché si deve assicurare che gli assicurati del secondo pilastro non perderanno i loro soldi in questo processo. Ci sono fra altro dei problemi tecnici che dovranno essere risolti da specialisti. E questo sforzo vale la pena di essere fatto, perché la situazione attuale è molto complicata. Quello che vogliamo, e chiediamo, è che l’Uss studi degli scenari – uno o alcuni – per uscire da questo sistema e utilizzare tali capitali per migliorare e rinforzare l’Avs che ritornerebbe ad essere il pilastro principale della previdenza sociale svizzera. Allora la situazione sarebbe molto più controllabile. Il mondo sindacale è diviso su questa proposta. Alcuni sindacalisti chiedono di migliorare il sistema senza per forza uscire dal secondo pilastro. Magari aumentando il ruolo delle Casse pensioni co-gestite? Tutte le Casse pensioni e le Fondazioni, teoricamente, sono gestite pariteticamente! Ma il peso del lavoratore è debole. Ci sono tanti problemi su quella gestione paritetica: I rappresentati dei lavoratori nelle cassa di pensione non sono sempre specialisti, sono in una posizione difficile perché salariati confrontati ai loro capi…. I lavoratori sanno che la gestione paritetica non funziona, è per questo che adesso c’è una crisi di fiducia nel sistema da parte dei salariati. Sanno che è impossibile esercitare un controllo efficace. Ci sono esempi, però, di Casse pubbliche che funzionano bene come il “Fondo per la previdenza interprofessionale” del Canton Vaud… Ma non è questo il vero problema. Dobbiamo chiederci se vogliamo, per la previdenza sociale, un sistema basato sulla ripartizione o sulla capitalizzazione? E il sistema di capitalizzazione ha degli effetti negativi che anche delle buone Casse pensioni non possono evitare. E che dei sindacalisti non vedano questa differenza è grave. Quando il secondopilastro è stato creato, i sindacati erano a favore perché speravano di migliorare il capitalismo ma non è successo. Ma viviamo in un Paese borghese in cui i cambiamenti radicali non sono sempre possibili e accettati dalla gente comune. Bisognerebbe migliorare la situazione esistente… Sì, ma si deve anche lottare per cercare di cambiare le cose, non solo rassegnarsi. Ripeto. Noi chiediamo semplicemente di studiare degli scenari per uscire da questo sistema dei 3 pilastri per rinforzare l’Avs. Mi sembra una proposta legittima. Io sono sorpresa dalle reazioni che questa nostra proposta ha scatenato. Una volta che si avranno questi scenari si potrà decidere se e come uscire dal secondo pilastro. A quel punto entrerà in gioco la politica.

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Venerdì 11 Ottobre 2002

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