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Tonitruant

di

Mauro Marconi
Tonitruant è una di quelle parole francesi che mi affascinano: finché non l’hai detta non sai mai se la sai pronunciare bene e se la dici nel contesto giusto. In più ha una musicalità tutta sua, bella da sentirsi in bocca. Alain Kiener, capo del settore lavoro e salute presso il Segretariato di stato dell’economia (Seco), a Lugano è stato tonitruant. Presente al recente convegno di inizio novembre su Lavoro e salute, Kiener ha parlato di “Stress al lavoro e mobbing: situazione in Svizzera”. Per l’occasione, ha rispolverato (è il caso di dirlo) i risultati dell’inchiesta “Les coûts du stress en Suisse” (2000), ai quali ha aggiunto altre considerazioni desunte da ulteriori aggiornamenti e rilevamenti statistici fatti negli ultimi due anni. Questo studio indicava che l’80 per cento delle lavoratrici e dei lavoratori in Svizzera si sente stressato. A destare preoccupazione erano soprattutto due elementi: - il 12 per cento di soggetti che dichiara di essere stressato o molto stressato e di non riuscire a gestire il proprio stress; - la tendenza ad un aumento del fenomeno, registrata sull’arco di quasi 20 anni. Kiener è stato tonitruant non solo per il ritmo che ha imposto al pubblico che assisteva alla sua presentazione, ma anche per i contenuti, soprattutto quando ha affrontato la questione dei costi indotti dalle ripercussioni del lavoro sulla salute. I costi derivanti dallo stress sul lavoro ammontano a 4,2 miliardi di franchi all’anno. A questa somma vanno aggiunti i costi degli infortuni e delle malattie professionali, che sono pure di 4 miliardi di franchi. In totale i costi indotti direttamente ed indirettamente dal lavoro raggiungono la ragguardevole cifra di otto miliardi di franchi l’anno. Una cifra sottovalutata, secondo Kiener, per il quale il costo delle conseguenze del lavoro sulla salute va stimato attorno ai 12 miliardi di franchi l’anno. Questo importo, aggiunge, ha un impatto non indifferente sui costi generali della salute, che ammontano a 45 miliardi di franchi l’anno. Insomma, conclude, un miglioramento delle condizioni di lavoro permetterebbe di incidere considerevolmente sulla spesa medica in Svizzera, con evidenti ripercussioni favorevoli sull’assicurazione malattia. Successivamente alla relazione di Kiener, Gianfranco Domenighetti, della Sezione sanitaria del Dipartimento della sanità e della socialità del canton Ticino, riprende questa argomentazione. E rivolge una critica ai giornalisti, che non parlerebbero sufficientemente di questi argomenti. C’è più di un aspetto che infastidisce in quanto sentito a Lugano. Infastidisce constatare che a fronte di una conoscenza e di un riconoscimento scientifici (che il lavoro faccia tanto bene quanto male non è una novità per nessuno), vi sia una passività delle autorità politiche. O meglio, infastidisce osservare che la loro attività, malgrado questi risultati scientifici, sia orientata in direzione diametralmente opposta. Ed infastidisce pure sentire un appello ai giornalisti affinché divulghino maggiormente queste informazioni. Scusate, ma i medici dove stanno nel frattempo?

Pubblicato

Venerdì 6 Dicembre 2002

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