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«Togliete i soldi a Locarno»

di

Gianfranco Helbling
«Nessuna diminuzione è possibile nell’aiuto alla produzione. E siccome i festival legittimano la loro esistenza attraverso i film realizzati (e non viceversa), la Confederazione dovrebbe piuttosto rinunciare al sostegno ai festival di Locarno, Nyon, eccetera». Sembra incredibile, eppure questa citazione è tratta dal numero di dicembre di «Cinebulletin», la rivista svizzera dei professionisti del cinema. Ed è apparsa alla vigilia del dibattito parlamentare, nell’ambito del preventivo 2002, sull’aumento di due milioncini del credito che la Confederazione concede annualmente al cinema. L’autore è Marcel Hoehn, titolare della casa di produzione T&C Film Ag, nata 23 anni fa con «Die Schweizermacher» di Rolf Lyssy e alla quale si devono tra gli altri i film di Daniel Schmid. Hoehn è produttore, e legittimamente difende i suoi interessi: la produzione in Svizzera è in stato comatoso almeno da quando, nel giugno dello scorso anno, Berna aveva annunciato di aver già esaurito tutti i fondi a disposizione per il 2000. I due milioni in più a favore della produzione, che porterebbero il credito complessivo annuo della Confederazione a favore della produzione e della diffusione del cinema da 17 a 19 milioni, serviranno dunque semmai a tenere in vita artificialmente il paziente: perché possa guarire, si dovrebbe arrivare a 40 milioni, obiettivo irraggiungibile dopo il crash Swissair. Hoehn però dimentica che spesso sono proprio i festival svizzeri a rendere visibile la produzione nazionale, e che non si vede come Berna possa ancora risparmiare sui festival. Ma soprattutto scorda che la battaglia in favore del cinema svizzero dev’essere sostenuta da tutto il settore compatto. Un settore che invece, con caparbia testardaggine, continua allegramente con le guerre e le faide interne: salvo diventare unanimemente furioso se i politici, scocciati da tanto infantilismo, votano contro i suoi interessi. Era già successo lo scorso mese di marzo, subito dopo la scissione nell’Associazione svizzera dei produttori, provocata fra gli altri dallo stesso Hoehn: il Consiglio degli Stati, istigato dalla lobby dei distributori riuniti in Procinema, aveva deciso di rimandare al Governo il messaggio sulla nuova legge sul cinema. Forse non c’era stato un nesso causale diretto, ma la coincidenza era significativa. Certo l’incapacità a darsi un profilo presentabile di fronte alla classe politica non è soltanto dei produttori: per tutti gli anni ‘90 ad esempio i rapporti fra i festival svizzeri sono stati caratterizzati quasi esclusivamente da sterili litigi, e la federazione dei festival svizzeri è ormai soltanto uno spento ricordo dei gloriosi anni ‘70. Ma è anche vero che in mancanza di una dimostrazione di maturità difficilmente il nostro cinema si vedrà riconosciuto dalla classe politica quanto urgentemente gli serve e legittimamente si aspetta.

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Venerdì 7 Dicembre 2001

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