Quando si è di fronte a grandi distruzioni o ci scappa il morto, che secondo Matarrese fa parte del "gioco", la domanda si ripete e non trova mai risposta: sono tifosi degeneri o teppisti-criminali estranei al tifo e allo sport? È come chiedersi se l'uomo è nato buono e muore cattivo per i casi della vita o se qualcuno nasce cattivo come un altro nasce con il bernoccolo della grande cucina.
Non avendo spazio, tempo (e ambizione) per occuparci di "predestinazione" e altre diavolerie del genere, restiamo sui fatti: ogni padrone che si rispetti ha grossi cani e squadracce. Oppure un raffinato apparato di spie e ruffiani.
L'eterno problema consiste nell'impedire che queste truppe speciali abbiano troppo potere: potrebbero rivolgersi a chi li ha creati e foraggiati invece che azzannare e picchiare i concorrenti e chi manca di rispetto.
Nel calcio ci sono gruppi di tifosi che le spettabili società usano come massa d'urto per far baccano e intimorire gli avversari e soprattutto l'arbitro. Hanno l'entrata gratis, e sovente anche il diritto di commercializzare vari prodotti legati ai colori sociali: molti vivono così. Sono sovente usati all'interno dello stesso club da una fazione che vuole un mutamento ai vertici della società: devono "far fuori" a cori, insulti e striscioni qualche gruppo rivale. Sin qui tutto (purtroppo) normale. Ma a ben vedere è normale anche quanto sta accadendo in questi giorni, specialmente in Italia e Argentina: il cane non si accontenta più dell'osso: vuole la polpa come le tigri.
Le squadracce vogliono più potere, vogliono comandare, e soprattutto vogliono una fetta maggiore della torta. Esattamente come le squadracce fasciste mandate ad azzannare i socialisti: alla fine azzannarono pure i latifondisti, gli industriali e il re.
A Catania i picciotti della mafia esclusi dalle tribune e denunciati dalla polizia si sono vendicati. A pochi metri da casa nostra gli "ultras" interisti hanno provocato una squalifica di 3 giornate buttando di tutto in campo. In Argentina gruppi di tifosi dello stesso club si sono massacrati (con il solito morto, direbbe qualcuno) per una ragione, che, per quanto male si potesse pensare, nessuno riusciva a immaginare: si dividevano una tangente sulla vendita di Higuain al Real Madrid!
Erano dunque arrivati al punto da obbligare la società a versare un obolo sull'incasso! Indietro si torna solo a questo modo: le società, che conoscono benissimo i capi, non devono più farsi ricattare: ma lo stato, se minacce e ricatti continuano, deve intervenire e far rispettare la legge: altrimenti le società sportive saranno sempre più simili alle "famiglie" mafiose.

Pubblicato il 

09.03.07

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