Lo confesso: tifo Italia! Ahhh, mi sento già molto meglio. So di espormi a rappresaglie di ogni sorta. So che qualcuno andrà a spulciare nel mio pedigree scoprendo che le mie patenti di svizzeritudine non risalgono precisamente alla battaglia di Sempach, ma non posso farci niente. Al cuore non si comanda! Cerco di razionalizzare e fornire una spiegazione socio-culturale che mi faccia fare bella figura: tifare per gli Azzurri in Ticino è ormai rimasta l’unica forma di trasgressione che ci è concessa in una società che don Grampa non esiterebbe a stigmatizzare come «troppo secolarizzata». Ed io, alla soglia dei quaranta, mi concedo questa estrema, seppur innocua, forma di devianza sociale. I Ticinesi, per inveterata quanto incomprensibile tradizione, tifano infatti contro l’Italia. Non importa chi sia l’avversario! Se anche l’Italia giocasse contro i Vandali di Alarico, l’abitante medio di queste tormentate contrade subalpine sceglierà sempre di sostenere la rappresentativa che il destino ha messo di fronte agli Azzurri. È un modo come un altro per provare di esistere, suppongo. È anche un modo per vincere i mondiali: ogni volta che l’Italia viene sconfitta, il vero ticinese festeggia come se il Lugano (ops, scusate!) o il Bellinzona avessero vinto la Champion’s League. È la più classica Schadenfreude, ossia il piacere tratto dalle sofferenze altrui. Mi dicono che succede la stessa cosa nella Svizzera tedesca quando gioca la Germania e a Edinburgo quando l’Inghilterra le prende. Ma la cosa non mi consola. Tutto sommato mi sembrerebbe normale tifare per una nazione alla quale ci accomuna tutto, dalla lingua, alla gastronomia, nella quale andiamo in vacanza e a far la spesa, e di cui leggiamo i libri, ascoltiamo la musica e guardiamo la televisione… Ma evidentemente il calcio ha ragioni che la ragione non conosce, per cui aspettiamoci di veder fiorire sui cavalcavia le scritte del genere «Grazie Francia», che apparvero ancora due anni fa (vittoria dei francesi nella finale di Euro 2000). Con la piccola consolazione che la Francia non è messa molto bene e che l’Italia potrebbe anche… No, non lo dico. Per scaramanzia e per non provocare disdette tra gli abbonati a questo coraggioso giornale.

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07.06.02

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