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Ticino unito: “Giù le mani dalle Officine”

di

Francesco Bonsaver
Il lungo viale stazione di Bellinzona straripante di persone lo scorso sabato è forse l'immagine che meglio dà il senso dell'ampiezza della solidarietà di cui gode il movimento operaio delle officine. Ma basta fermarsi un attimo nell'ora della solidarietà nel cuore pulsante della lotta dei ferrovieri bellinzonesi, il locale pittureria, per rendersi conto che il sostegno popolare è un fiume in piena. È impossibile domandare al responsabile della raccolta delle donazioni come sta andando. Non perché non voglia rispondervi, ma perché si è costantemente interrotti dal flusso continuo di persone che portano cibo, bevande e ogni cosa possa servire.

Uno sguardo al magazzino dei viveri accatastati per capire che c'è n'è abbastanza per poter resistere a lungo. Cibo che arriva da ogni dove, dalla dispensa di casa di singoli cittadini a quella dei grandi magazzini della Coop che fin dal primo giorno ha offerto pane e salame agli scioperanti. Una solidarietà dai toni anche ironici. Una signora ha portato una confezione di moretti di marca "Le petit Perrin". Sopra la confezione vi era la dedica: «agli operai delle officine "le petit Perrin" da mangiarsi in un sol boccone". Sul pranzo di mezzogiorno di martedì, sei signore di mezz'età hanno portato un carrello Coop, straripante di spesa per la mensa operaia autogestita.
Naturalmente, non manca la raccolta del aiuti finanziari per quella che si prospetta essere una lotta di lunga durata. Denaro che giunge da singoli privati oppure stanziati dai consigli comunali di molte località della svizzera italiana. Non mancano versamenti di associazioni ricreative in molti ambiti. Ne citiamo un paio per dare la dimensione della solidarietà trasversale che si osserva: l'associazione dei pescatori bellinzonesi ha versato 10mila franchi ai scioperanti dell'ex regia federale. La tifoseria organizzata dell'Hockey club Ambrì- Piotta, la Gioventù biancoblù ha raccolto 12mila franchi in occasione della partita di martedì sera. Per tenere la conta dei soldi che arrivano, un grande grafico su carta appeso al muro, indica come un arcaico calcolatore l'aggiornamento della cifra. Anche chi non può raggiungere fisicamente il villaggio dell'officina per testimoniare la propria solidarietà, lo fa virtualmente lasciando un messaggio sul sito internet appositamente creato: www.officine.unia.ch.
I testi vengono poi appesi giornalmente a beneficio di tutti i presenti. Essenziale rimane però la solidarietà fisica, di chi si reca alle officine a testimoniare di persona il sostegno alla lotta. Il Ticino intero sembra essere coinvolto in questa eccezionale gara della solidarietà alle rivendicazioni operaie.
Sia le massime autorità politiche cantonali e comunali che quelle ecclesiastiche nella persona del Vescovo Grampa hanno fatto visita ai ferrovieri scioperanti. Personalità del mondo intellettuale e scientifico ticinese come Christian Marazzi e Spartaco Greppi sono praticamente di casa nel locale pittureria. Particolarmente emozionante lunedì è stato l'arrivo di quasi duecento studenti liceali su iniziativa del Sindacato studenti e apprendisti (Sisa), accolti da un fragoroso applauso dai presenti alle officine.
Vi è poi tutta quella schiera di persone che dimostra il proprio appoggio lavorando dietro le quinte, dal bar alla cucina, dall'allestimento dei computer, agli addobbi della sala o dando una mano dove serve. Di certo avremo fatto torto a qualcuno, ma obbiettivamente, è impossibile riassumere tutti gli attori coinvolti in questa gloriosa pagina di storia cantonale, commovente e impressionante per ampiezza e qualità.

Privati?

Tra gli operai delle officine, nessuno nutre dubbi. Il numero dei posti di lavoro soppressi, 126, annunciati dal direttore di Ffs Cargo Nicolas Perrin sono cifre false. Alle Officine di Bellinzona lavorano 430 persone.
Nei suoi calcoli Ffs cargo calcola che duecento operai passeranno alla neonata compagnia associata ,semi privata, capitanata dalle Ferriere Cattaneo Sa di Giubiasco. Si tratta di una stima perlomeno ottimistica. Aleardo Cattaneo, il direttore delle Ferriere ha più volte ribadito alla stampa di non poter fornire garanzia alcuna sul numero di riassunzioni possibili. «Tutto dipenderà dal volume di affari che avremo, ossia del numero di comande di carri che riusciremmo ad ottenere», ha affermato Cattaneo alla trasmissione Modem di Rete 1. Cattaneo ha stimato che con una massa critica di 2100 carri all'anno si potrebbe garantire dai 180 ai 200 posti di lavoro. Non esiste però nessuna certezza che questi posti siano occupati dai lavoratori delle officine. È molto probabile, considerata la loro competenza professionale acquisita alle officine, ma non esiste garanzia alcuna. È ben noto, ad esempio, la difficoltà che incontrano le persone in età avanzata nel caso di un'assunzione. I costi di oneri sociali sono più alti. Un altro aspetto importante tra l'essere un dipendente di Ffs Cargo o del gruppo capitanato dalla Cattaneo riguarda il salario. All'interno delle Ffs vige un sistema salariale composto da 29 classi. Per rimanere ai soli artigiani o operai senza diploma specifico nella funzione più bassa, i salari variano tra un importo annuo di 48mila franchi al primo anno di servizio fino ai 62'726 dopo 12 anni. Infatti, sullo stile dei contratti collettivi dello stato del Canton Ticino, anche alle Ffs è previsto lo scatto di anzianità. Tradotto, il salario del semplice operaio senza qualifica dopo 12 anni alla Cargo beneficia di un salario più alto di un dipendente della Cattaneo. Va poi specificato che in caso di una sua riassunzione alla Cattaneo, perderà i diritti salariali acquisiti negli anni. E non si tratta di una piccola cifra, ma di un importante calo del proprio potere di acquisto. Pur restando ottimisti, ossia nel caso della migliore ipotesi di riassunzione nel privato di duecento ex-lavoratori delle Officine, la perdita di salario e relativo potere d'acquisto complessiva sarà enorme. Un ultimo fattore è importante da tener conto nel caso di acquisizione del gruppo capitanato dalle Ferriere Cattaneo di Giubiasco. Il suo direttore, Aleardo Cattaneo, sempre nel corso di Modem non ha smentito i contatti con la multinazionale del settore Alstom che pare intenzionata a rilevare le Ferriere. Già oggi, la Cattaneo possiede altri stabilimenti di produzione in Slovacchia e Romania. Se tra qualche anno la privata Cattaneo, o la possibile nuova proprietaria Alstom, dovessero decidere di trasferire la produzione all'estero, quali sarebbero i margini di manovra per le maestranze e opinione pubblica di opporvisi? Nessuno o molto deboli, rispetto ai margini attuali dati proprio dal fatto che Cargo è (ancora) pubblica.

Pubblicato

Venerdì 14 Marzo 2008

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