Lavoro & Dignità

Presto, forse già dal prossimo anno, il Ticino avrà il suo primo contratto nel ramo degli architetti e ingegneri e professioni affini, che regolerà salari minimi e condizioni d'impiego di circa 3'500 lavoratori in Ticino. Ieri infatti il Consiglio di Stato ha comunicato di aver respinto i ricorsi inoltrati a giugno contro il ccl concordato tra sindacati e l’Associazione studi d’ingegneria e architettura ticinesi (Asiat), dando il via libera alla sua entrata in vigore.  Una novità frutto di un percorso durato oltre cinque anni, dove significativa è stata la partecipazione dei lavoratori. Lo ripercorriamo con Igor Cima di Unia che ne ha seguito l’intera procedura.

 

Igor Cima, può raccontarci la genesi di questo ccl?

Il dumping salariale e la concorrenza sleale. Sono stati i fattori determinanti che hanno convinto l’associazione padronale ad aprire le prime discussioni sul ccl coi sindacati. Una forte e preoccupante pressione verso il basso dei salari pagati negli studi era stata poi confermata da un’inchiesta della commissione tripartita, che sarebbe potuta sfociare nell’emanazione di un contratto normale cantonale, come previsto dalle misure di accompagnamento. Questo ha spinto ancor di più le parti nel trovare un accordo sul ccl, perché di gran lunga preferibile al minimalista contratto normale. Dalle discussioni era poi nata una prima proposta di ccl che fu presentata all’assemblea padronale a fine 2016.

 

Per il sindacato si trattava di addentrarsi in campi fino a quel momento inesplorati…

È vero. Era un ramo dove il sindacato era storicamente assente. Ma fin dalle prime assemblee, ben partecipate, si è creato subito un rapporto solido. È stata una fase molto positiva e interessante, sindacalmente parlando. Dalle assemblee sono poi nati dei gruppi di lavoro incaricati di elaborare delle proposte migliorative del contratto. Sono state così acquisite delle competenze e dei rapporti di forza che ci hanno consentito di modificare la prima versione, apportandovi dei correttivi quali la diminuzione delle ore settimanali, l’aumento dei salari minimi degli architetti o la durata massima di sei mesi d’impiego come stagista. Va riconosciuto che da parte padronale vi è stata la volontà di arrivare a un accordo condiviso, considerata l’importanza per loro di contrastare la concorrenza sleale di studi senza scrupoli.

 

Leggi anche: In arrivo un contratto per ingegneri e architetti

 

Il ccl in una professione come l’architetto e ingegneri costituisce dunque una novità. Ha delle peculiarità diverse rispetto ad altri ccl?

Sostanzialmente, direi di no. I problemi attuali del mondo del lavoro assumono forme diverse ma hanno la stessa radice. Prendo l’esempio degli stagisti. Esistono studi composti da un solo architetto e il resto sono stagisti. È esattamente la stessa problematica riscontrata nell’edilizia, con imprese formate da soli interinali. Abbiamo quindi introdotto la stessa norma di limite massimo di numero di interinali per impresa, ma riferita agli stagisti. In definitiva, cambiano le forme ma la speculazione sui salari rimane identica.

 

Poi ci sono voluti ancora un paio di anni per arrivare a portare a casa il contratto...

Sì, vi sono state le tappe delle varie istanze previste dalla procedura, tra cui l’approvazione della Seco. La difficoltà tecnica è stata coniugare le nuove norme per architetti e ingegneri integrandole al contratto già esistente dei disegnatori. Quest’ultimo è un buon contratto perché costruito coi lavoratori in trent’anni di storia, a volte anche conflittuale. Naturalmente queste conquiste andavano salvaguardate, integrandole nel nuovo ccl allargato ad altri soggetti. Tecnicamente non era però scontato. Dopo l’approvazione della Seco, sono arrivati i ricorsi. Con la bocciatura di quest’ultimi da parte del Consiglio di Stato, il prossimo anno potrà finalmente entrare in vigore. Esiste ancora la possibilità di ricorso al Tribunale federale, ma raramente viene concesso l’effetto sospensivo all’entrata in vigore del ccl.

Pubblicato il 

27.10.20..
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