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Ticino sempre ultimo

di

Tatiana Lurati Grassi
Ancora una volta il Canton Ticino ha "l'onore" di essere il fanalino di coda a livello svizzero per quanto riguarda i salari.
Secondo l'ultima rilevazione statistica presentata recentemente (dati 2008) dall'Ufficio Federale di statistica i salari mediani si attestano a 8'867 franchi per chi è altamente qualificato e a 3'091 franchi per i non qualificati.
Mentre a Zurigo, ad esempio per le persone maggiormente qualificate, il salario mensile ammonta a 12'667 franchi. Il divario con il Ticino, come si evince dalle statistiche, è di ben 3'800 franchi.
Inoltre, per la prima volta dopo l'entrata in vigore della Legge sulla parità dei sessi nel 1996, il divario salariale fra uomini e donne è tornato a salire nel 2008. La differenza si attesta al 19,3% contro il 18,9% nel 2006. In cifre assolute stiamo parlando di 6'248 franchi per gli uomini come salario mediano e di 5'040 franchi per le donne. Per i posti più qualificati arriviamo fino al 29 per cento di differenza a sfavore (naturalmente) delle donne. D'accordo che le donne ai posti di maggiore responsabilità sono ancora poche (e questo meriterebbe già di per sé una riflessione), ma questa disparità salariale è comunque inaccettabile.
Se pensiamo al Canton Ticino, le donne rimangono inoltre doppiamente penalizzate: oltre alla differenza salariale fra uomo e donna, sono pure sfavorite dalla situazione geografica.
Di questi tempi in cui la crisi economica incombe ancora, differenze salariali così importanti contribuiscono ad aggravare maggiormente situazioni già difficili.
C'è da chiedersi se questo sia giusto, ritenuto inoltre che sempre più nuclei famigliari faticano ad arrivare alla fine del mese. Oggi quando si parla di nuclei famigliari, non ci si riferisce unicamente alla famiglia con due genitori e figli, ma anche a persone sole con bambini a carico. In questi ultimi casi si tratta sovente di donne che –pur lavorando a tempo pieno– devono quotidianamente confrontarsi con serie ed oggettive difficoltà a far quadrare i conti e conciliare l'attività professionale con quella a favore della famiglia. Occorre quindi tenere aperto il dibattito sul tema della disparità salariale, sia per motivi economici, sia etici.
Contemporaneamente, quale aiuto alle famiglie e alle persone più colpite, si deve continuare a contrastare le ineguaglianze ad altri livelli, per esempio fra lavoro remunerato e non, da un lato istituendo ad esempio migliori strutture e servizi per le famiglie (attività extra-scolastiche adeguate), dall'altro incitando e sensibilizzando maggiormente i datori di lavoro verso le esigenze famigliari dei e delle loro dipendenti.

Pubblicato

Venerdì 4 Dicembre 2009

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