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Ticino, rive dei laghi per tutti

di

Francesco Bonsaver
Quante sono le rive accessibili pubblicamente sui laghi ticinesi? La scheda del piano direttore cantonale del 1990 indica che «sono insufficienti tanto per la popolazione residente tanto per quella turistica». Sono passati sedici anni e la situazione non sembra affatto migliorata. Eppure in questi anni sono stati spesi due miliardi di franchi dei contribuenti per risanare i laghi Ceresio e Verbano. Il Cantone aveva giudicato importante salvaguardare i laghi dal punto di vista ecologico e allo stesso tempo era sua intenzione valorizzarli rendendoli accessibili sia ai residenti che ai turisti. Lo ha ribadito negli obiettivi del nuovo piano direttore del quale l'anno scorso è terminata la consultazione, in cui si dice: «riqualificare i laghi e le fasce lacustri e aumentarne la fruibilità. Obiettivi scaturiti da studi che evidenziavano come le zone fruibili sono il 25 per cento delle rive del Verbano ed il 22 per cento del Ceresio. Il documento specifica poi che "le zone a maggiore fruibilità sono in generale quelle interessate da attrezzature turistiche (Tenero, Caslano, Ascona) o quelle con passeggiate a lago (Lugano, Locarno-Minusio, Ascona, Morcote)». Le rive private costituiscono il 31 per cento sul Verbano e il 44 per cento del Ceresio. In definitiva, tenuto conto anche della morfologia dei laghi, restano ben poche zone accessibili per fare liberamente il bagno.
Quattro anni fa, lo stesso Gran consiglio aveva votato una mozione del deputato socialista Bill Arigoni, stabilendo che entro un anno il Governo doveva presentare uno studio con un piano d'investimenti con scadenze precise e che tenesse conto delle possibilità di ricupero delle rive. Il piano d'investimenti con le relative scadenze non è mai arrivato. «La sensazione che si ha è che ci sia una totale mancanza di volontà politica nel dare ai cittadini quanto spetta loro» sottolinea Arigoni. La questione si trascina dunque da diverso tempo, malgrado i piani direttori e le buone intenzioni del parlamento. Intanto si continua a costruire a bordo lago, rendendo qualsiasi soluzione o intervento efficace sempre più complicato, oltre che costoso nel caso di indennizzi ai privati. Il Cantone vorrebbe delegare ai Comuni la competenza in questo ambito. Così facendo però, con un lago parcellizzato in molti comuni, non si avanza realmente e manca una visione d'insieme. Eppure  nella mozione approvata dal Gran consiglio si incaricava il Cantone di occuparsi direttamente della pianificazione. Arigoni è tornato a interrogare il governo cantonale il 3 agosto scorso sul perché la decisione di quattro anni fa del Gran consiglio non sia stata applicata. A sostegno della sua tesi, Arigoni ripropone una sua mozione di un anno fa, nella quale sottoponeva il caso concreto di Melano. In quel comune vi sono 13 ettari di terreno ai bordi del lago Ceresio, definito così nella mozione: «Questa ampia ed estesa superficie libera a lago, per la quale il Piano regolatore non definisce un utilizzo particolare e che pertanto è da considerare quale zona non edificabile, è disponibile per rispondere alle esigenze di trovare delle soluzioni anche innovative a quanto aveva votato il parlamento come indirizzo per un approccio serio al ricupero delle rive». In altre parole, il caso di Melano costituirebbe un esempio concreto nel quale il cantone potrebbe intervenire per raggiungere l'obiettivo dell'accesso pubblico alle rive del lago Ceresio. Ma, prosegue Arigoni nella sua mozione: «Ora si parla di svincolarne una parte per renderla edificabile senza aver ancora stabilito cosa si farà per la superficie restante. In tutti i casi si vogliono rendere edificabili 13 mila mq di terreno che passerà dagli attuali 12 franchi al metroquadro ad oltre 800 franchi. Cosa ci guadagna la comunità di Melano e il resto dei ticinesi?». Il Cantone, per bocca del capo Sezione dello sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio, Moreno Celio (si veda l'intervista sotto), assicura che in tempi brevi il Consiglio di Stato avrà gli strumenti per rispondere alle mozioni presentate.

"Ci mancano uomini e mezzi"

Moreno Celio cosa ci può dire in merito alle critiche sulla poca fruibilità pubblica delle rive dei laghi cantonali?
Con il nuovo Piano direttore cantonale, oltre a definire gli obiettivi di pianificazione, abbiamo allegato delle schede nelle quali indichiamo come mettere in pratica questi indirizzi. Tra questi vi è l'aumento della fruibilità delle rive, da ottenere in collaborazione con i comuni interessati.
Quattro anni fa il Gran consiglio aveva approvato una mozione nella quale si incaricava il Cantone, e non i Comuni, di redigere entro un anno un piano d'interventi con scadenze precise per il recupero delle rive a uso pubblico.
Purtroppo non abbiamo rispettato il termine di un anno, ma ce ne sono voluti quattro di anni. Ci rendiamo conto che la valorizzazione delle rive dei laghi è un tema di fondamentale importanza sia per i residenti che per il turismo. Spesso però siamo confrontati con molti compiti rispetto alle risorse che abbiamo a disposizione.
La sensazione è che mentre il tempo passa, a bordo lago si continua a costruire. Il Cantone non dovrebbe assumersene la competenza invece di lasciarla ai Comuni, come indicato nella mozione approvata dal Gran consiglio?
È giusto. Ci siamo resi conto che con interventi puntuali è difficile procedere in modo convincente. Da qui la necessità di un piano d'interventi complessivo. Il Cantone dovrebbe avere un ruolo di vigilanza e di controllo dell'equità di trattamento. Questo per evitare che su un pezzo di riva ci sia una prassi mentre nella riva di un altro Comune ce ne sia un'altra. Siamo però convinti che la via migliore è quella di una collaborazione con i Comuni. Ma se la collaborazione non dovesse riuscire, ci sono le basi legali affinché il Cantone se ne assuma la competenza.
Cosa può dirci nel caso concreto di Melano sollevato, un anno fa, dalla mozione Arigoni (cfr. articolo sopra)?
Il ritardo nella risposta alla mozione è dovuto al lungo iter del processo pianificatorio. Ma la proposta di pianificazione a cui siamo giunti prevede una parte importante di area riservata all'accesso pubblico. Essa rimane una delle ultime zone ampie libere da poter destinare al pubblico.
La preoccupazione è che il costo del terreno aumenti considerevolmente dopo la sua designazione a zona edificabile da parte del comune.
Ne siamo coscienti e cercheremo di evitarlo.
In conclusione, qual'è la sua valutazione sui tempi lunghi nel garantire un reale aumento delle rive accessibili a tutti?
Si alimentano sentimenti di disillusione da un lato sembra che tutto questo non avrà mai fine e dall'altro che alcune occasioni possono essere state perse. Ma più di così a livello operativo non siamo riusciti a fare. Non mancano solo i soldi, ma anche persone che vi possano lavorare concretamente.

Fatti e non parole

Il Cantone ha l'intenzione di riportare le rive dei laghi accessibili al pubblico ad un livello sufficiente. Purtroppo però questo obiettivo era già presente nel piano direttore cantonale del 1990, cioè sedici anni fa.
L'impressione è che, sia per il ritardo con cui questo obiettivo viene perseguito, sia per la lentezza con cui il governo risponde agli atti parlamentari sul tema, qualcosa non torni sulla reale intenzione di passare dalle parole ai fatti. Altrimenti mal si comprende perchè non vi si siano sostanziali miglioramenti sull'accesso pubblico alle rive dei laghi ticinesi. Lo stesso Capo sezione dello sviluppo territoriale cantonale Moreno Celio ammette, nell'intervista a fianco, che è normale che esista nell'opinione pubblica un sentimento di disillusione.
Un cantone come il Ticino, con una forte vocazione turistica, senza dimenticare i legittimi diritti dei cittadini residenti, dovrebbe dimostrare più impegno e concretezza. Attuando una politica cantonale efficace, dotandosi di mezzi volti a preservare questo bene pubblico rispetto agli interessi particolari.

Pubblicato

Venerdì 1 Settembre 2006

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