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Ticino per pochi

di

Generoso Chiaradonna
Nel 1998 la nuova Legge sul turismo (L-tur) ha introdotto lo strumento del credito quadro quadriennale per il finanziamento dei progetti che migliorano l’offerta turistica. Il messaggio per il credito quadro è stato presentato dopo che l’Ente ticinese per il turismo ha presentato le proprie linee guida. Tali linee si sono concretizzate nel «Libro bianco» sul turismo. La parola all'economista Daniele Besomi. Signor Besomi, lei ha contestato i dati del «Libro bianco». Può spiegarci i limiti metodologici applicati per l’analisi del settore? Spesso si sentono citare cifre molto elevate riguardanti l’occupazione e la spesa generati dal turismo in Ticino: ad esempio, in occasione della presentazione del credito quadro di 40 milioni di franchi per il turismo si parlava di una spesa turistica attorno a 5 milioni di franchi al giorno. Alcuni di questi dati mi sono sembrati così sproporzionatamente elevati da incuriosirmi e indurmi a cercare di capire come siano stati calcolati. Contavo di trovare una risposta nell’analisi quantitativa del «Libro bianco» del turismo ticinese, nella parte preliminare all’elaborazione della strategia turistica. Tuttavia il modo in cui sono assemblati i dati testimonia di poca familiarità con alcune nozioni base di contabilità economica e di economia del turismo. In particolare, i dati relativi agli effetti diretti del turismo sono spesso confusi con quelli che includono l’indotto, generando una sistematica sovrastima delle grandezze in gioco e giungendo a risultati che sono di un ordine di grandezza incomparabile con i dati nazionali riportati in altre fonti (alcune delle quali peraltro citate nello stesso «Libro bianco»). Ma vanno anche menzionati degli errori logici e la mancanza di valutazione del modo specifico in cui gli effetti della spesa dei turisti si ripercuotono sull’intero sistema economico cantonale e nazionale. Il «Libro bianco» sul turismo indica in 25 mila (in Ticino) gli occupati nel settore, il 15 per cento della forza lavoro e nell’11,2 per cento del Pil cantonale. Sono realistici dati del genere o è solo enfasi? Sull’occupazione turistica il «Libro bianco» riporta ben quattro dati diversi, con un divario enorme tra il minore e il maggiore. La stima più cauta valuta gli occupati nel settore turistico a 8.9 per cento (Credit Suisse), quella più imprudente a oltre 25 mila posti di lavoro diretti (circa 16,5 per cento dell’occupazione totale a tempo pieno in Ticino: il 15 per cento indicato nel «Libro bianco» sembra risultare da un errore di calcolo) e altrettanti creati indirettamente e dall’indotto. Quest’ultimo dato (la cui fonte non è citata) è quello preso come riferimento nel «Libro bianco», senza tuttavia che sia data una spiegazione per questa preferenza. Ma mentre il dato minore è ragionevolmente in linea con le stime relative alla Svizzera (con percentuali attorno al 6 per cento), pur tenendo conto della maggior vocazione turistica ticinese rispetto alla media svizzera è decisamente irrealistico pensare che un ticinese su 6 lavori direttamente per il turismo o che un impiegato del settore ogni 5,8 in Svizzera lavori in Ticino. Quanto incide il turismo sul Pil Per quanto riguarda la percentuale del Prodotto interno lordo generato dal turismo è difficile rispondere, poiché lo studio da cui questa percentuale è tratta non è disponibile in biblioteche pubbliche e non mi è quindi possibile valutarne premesse e metodi. Tuttavia l’Ufficio federale di statistica valuta questa percentuale tra 3,5 (1991) e 2,9 per cento (1995), mentre per il World travel and tourism council (solitamente molto generoso nelle sue valutazioni) stimava che nel 2001 (prima dell’11 settembre) per la Svizzera si dovesse parlare di una percentuale attorno al 5,6 per cento. Alla luce di questi dati la percentuale suggerita per il Ticino sembra essere esagerata, anche tenendo conto della vocazione turistica del cantone (la quale peraltro è parzialmente compensata tuttavia dal fatto che la produttività del lavoro nel settore è minore della media nazionale). In tal caso sarebbe esagerata anche la valutazione della spesa media giornaliera dei turisti in Ticino (cui si faceva riferimento in apertura), che è stata stimata a partire dal contributo al Pil. Quaranta milioni di franchi di credito quadro per una politica turistica più aggressiva, secondo lei, sono giustificati in un settore che perde colpi e non solo per cause contingenti (San Gottardo, clima atmosferico e politico-internazionale)? Con un grado di occupazione attorno al 9 per cento il turismo rimane pur sempre un settore molto importante dell’economia cantonale, e resta dotato di un certo potenziale legato a qualche nicchia di mercato. Tuttavia per sapere in che misura e in quali modi sostenerlo occorrerebbe avere valutazioni molto più precise sull’impatto economico di quanto non sia dato nel «Libro bianco». Queste sono invece carenti, in parte a causa dei limiti di cui si diceva sopra, ma in parte anche per la mancanza di statistiche adeguate. In particolare, è chiaro che anche una volta rivisti i calcoli su e quanto spendono in media i turisti che visitano il Ticino, occorre anche chiedersi come questo denaro venga speso: in prodotti locali, contribuendo ad accrescere la produzione e l’occupazione del cantone, o in prodotti importati, lasciando in Ticino solo le briciole? E che parte dei salari degli occupati del settore è spesa in Ticino rispetto a quanto risparmiato e portato all’estero da lavoratori stranieri? Senza qualche stima affidabile a questo proposito, e senza valutazioni quantitative legate all’importanza del turismo di giornata, è ben difficile farsi un’idea precisa di quanto valga la pena spendere. Un ulteriore elemento da valutare riguarda il modo in cui il turismo ticinese è legato con quello nazionale. In altre regioni dell’area Ocse di dimensioni comparabili al Ticino, il turismo porta benefici ben maggiori all’economia nazionale di quanto non faccia all’economia regionale. Questo vale anche per il Ticino (come per ogni altra regione turistica svizzera), in virtù del fatto che parte dei prodotti acquistati dai turisti sono «importati» dal resto del paese. Occorre dunque chiedersi, in base alla misura di questa dipendenza reciproca, fino a che punto valga la pena investire risorse nel cercare di accrescere la propria fetta strappando turisti ad altre regioni svizzere piuttosto che cooperare per ingrandire la torta nel suo insieme. Il raddoppio del San Gottardo Non è miope la richiesta degli operatori turistici che urlano a gran voce il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo? Il caso della richiesta di raddoppio del Gottardo è un ulteriore esempio della scarsa sensibilità alle statistiche della direzione strategica del turismo ticinese. Il raddoppio è richiesto (anche a prescindere dal fatto che un aumento della capacità di flusso del traffico porta notoriamente ad un accrescimento assoluto del traffico stesso, e non a una diminuzione permanente della sua densità) senza aver riflettuto sugli unici dati capaci di indicare l’influenza della mobilità sul turismo: quelli relativi al numero di pernottamenti quando il Gottardo era chiuso. Poiché questi sono aumentati anziché diminuire, è ben difficile sostenere la necessità del raddoppio: provocatoriamente, sarebbe quasi più facile trovare argomenti per la chiusura definitiva! È colpa del tempo! I dati meteorologici (invocati spesso a proposito, e diventati un capro espiatorio) e altri fattori esterni (congiuntura mondiale e nazionale, stato generale di fiducia o sfiducia, mercato dei cambi, disastri vari, eccetera) sono fuori dal nostro controllo, ma sono parte del problema. Ad esempio, la decisione di investire negli impianti di risalita dovrebbe come minimo tener conto delle tendenze climatiche in atto, che comportano inverni più secchi e più caldi. Oppure va considerato che gli effetti di questi fattori raramente sono univoci: per esempio, quando non si osava salire su un aereo dopo l’11 settembre è diminuito il turismo mondiale, ma quello cantonale ha addirittura guadagnato terreno rispetto all’anno precedente perché si è trovato ad essere una meta alternativa conveniente. Insomma, una valutazione del sostegno al turismo deve essere basata su una moltitudine di elementi (e non solo economici) a proposito dei quali tuttavia non c’è la chiarezza necessaria. Il non averla fornita mi sembra essere uno dei limiti maggiori del «Libro bianco». Gli articoli di Daniele Besomi apparsi su Azione possono essere letti sulle seguenti pagine web: www.datacomm.ch/azione/altri/turismo1.html e www.datacomm.ch/azione/altri/turismo2.html

Pubblicato

Venerdì 21 Giugno 2002

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