Salute & lavoro

Ieri, sabato 21 marzo, il governo ticinese ha emanato nuove restrizioni (clicca qui)nell'ambito della lotta di contenimento alla diffusione del Coronavirus. Tra queste, la decisione di chiudere tutte le attività produttive economiche non essenziali. Ne parliamo con Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa, sindacato che lo scorso mercoledì aveva invitato il governo cantonale ad adottare nuove misure a tutela dei lavoratori.


Chiusi cantieri e fabbriche in Ticino. Niente più luoghi a forte aggregazione per produrre cerniere, tapparelle o movimentare borse e scarpe. Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa, l’invito sindacale prima del lungo ponte al governo di precisare la produttività consentita perché essenziale, sembra essere stato recepito.
Le misure del Consiglio federale rispondevano alle preoccupazioni del reddito e la salvaguardia dei posti di lavoro. Quelle emesse ieri dal Canton Ticino, alla tutela della salute dei lavoratori. Siamo dunque sollevati che le nostre due priorità, salute e reddito, siano state recepite. Non possiamo dirci soddisfatti o rallegrati, perché nel contesto attuale non c’è nulla di cui esser felici. 

Ora si tratterà di verificare che le direttive siano applicate e le eventuali deroghe concesse alla produttività abbiano dei reali fondamenti. Il sindacato avrà un ruolo in questo ambito?
Sicuramente avremo un ruolo e siamo pronti ad assumerlo. Dove già esistono delle strutture di partenariato sociale collaudate come nei rami dell'edilizia e dell'artigianato, l’efficacia sarà garantita. Laddove le collaborazioni sono meno rodate, ma lo spirito collaborativo è stato rafforzato in questo particolare periodo, non c’è dubbio che all’interno dello Stato maggiore di condotta, si riuscirà a trovare la giusta disponibilità per vegliare l’applicazione uniforme delle decisioni governative.

Anche nei negozi di alimentari, le misure di precauzione sanitaria sembrano finalmente essere state introdotte in modo uniforme in tutte le realtà commerciali.
Sì. Si sta andando nella direzione giusta, sebbene sussistano ancora alcuni problemi di applicazione della misura di contenimento di presenze della clientela nei negozi, che ci vengono segnalate dai posti di lavoro. Ma la volontà comune di risolverle, esiste.

La società impresari costruttori ticinese aveva fin da subito condiviso coi sindacati l’invito al governo a fermare l’attività edile, mentre Aiti appariva titubante sulle fabbriche. Si può dire che la classe padronale ticinese abbia ora compreso la gravità del momento e le necessarie misure da applicare, per quanto dolorose?
Gli interventi annunciati sono sostenuti da una maggioranza degli attori in campo. Questo è un segnale importante. Facciamo dunque un appello affinché tutti i soggetti le rispettino. In questo particolare momento, è essenziale che tutti si comportino con coscienza in modo unitario, per non vanificare gli sforzi comuni intrapresi.

Lavoratrici e lavoratori saranno toccati finanziariamente della sospensione delle attività. Cosa potranno fare affinché il danno economico sia il minore possibile?
Oggi la lotta è preservare l’impiego. Le misure adottate dal Consiglio federale nel campo del lavoro ridotto e l’indennità perdita di guadagno vanno in questo senso. Esse comprendono pure le categorie dei lavoratori interinali, a tempo determinato e amministratori di società. Anche gli indipendenti, avranno la possibilità di esser tutelati attraverso l’indennità perdita di guadagno.

Valuta dunque positivamente le decisioni del Consiglio federale sul lavoro?
Sì. Ora si attendono le modalità pratiche che saranno rese pubbliche mercoledì, ma l’indirizzo generale adottato è sicuramente positivo. Sono misure che danno risposte pratiche e immediate, come richiesto dall’economia, e al contempo, sono a protezione del lavoro, come invece richiesto dai sindacati. Nell’immediato, le misure presentate a salvaguardia di salute e reddito dei lavoratori sono quelle giuste, ma devono essere implementate ovunque e ad ogni livello, per essere efficaci per tutte e tutti.

Lei è il segretario di Unia Ticino e Moesa. Qual è la sua posizione in merito alla mancata sospensione delle attività edili e produttive in Mesolcina decisa dal governo grigionese?
Condividiamo la richiesta dei granconsiglieri mesolcinesi che le disposizioni ticinesi siano adottate anche in Mesolcina. Oggi, a prevalere devono essere i confini geografici, non quelli politici. Ci attiveremo coi mezzi a nostra disposizione affinché anche i cantieri mesolcinesi siano chiusi da lunedì.

Pubblicato il 

22.03.20..
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