In una lettera ai fratelli George e Thomas del 21 dicembre 1817, John Keats scriveva che la qualità essenziale dell’uomo dell’effettività (the man of achievement) è la «capacità negativa». Per Keats, una figura esemplare di uomo dell’effettività era Shakespeare ch’egli riteneva dotato di straordinaria «capacità negativa» in quanto capace di perseverare nelle incertezze, attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare ad un’agitata ricerca di fatti e di ragioni. L’agitata ricerca di fatti e ragioni è invece diventato il principale esercizio del nostro tempo più recente, in seguito ai tragici eventi a tutti noti. Anziché coltivare l’apprendimento dell’incertezza si ricercano nuove sicurezze a cui appigliarsi. I miti di ieri o dell’altro ieri vengono sostituiti da nuovi miti e le credenze in cose e atti per nulla certi e indubitabili si affiancano a credenze che ci appaiono indubitabilmente false.Quando accadono eventi sconvolgenti la radio e la televisione cercano lo psicologo. Potrebbero cercare un astronomo, un astrologo, un contadino o un pilota automobilistico, sarebbe la stessa cosa: in quei momenti un’opinione vale l’altra. Però i media cercano lo psicologo ed è quindi capitato anche a me e, in un primo momento, non resistendo alla vanità ho accettato di rispondere alle domande che , via telefono, alcune persone rivolgevano in diretta. Le domande erano angosciate e inquietanti e ho presto capito che la gente cercava una rassicurazione che assolutamente non ero in grado di dare. Me la sono cavata come ho potuto facendo acrobazie con le parole perché proprio con le parole guadagno il mio pane. Dopo quell’esperienza ho però declinato ogni altro invito per non dover dire che (da psicologo) non sapevo che cosa dire. Messo alle strette dalla mia coscienza non mi andava di svelare completamente il mio analfabetismo emotivo: io – come altri – assistente passivo di una irrazionaltà che scaturisce dalla perfetta razionalità strumentale dell’organizzazione tecnica del nostro tempo che cresce su se stessa al di fuori di qualsiasi orizzonte di senso. Un’irrazionalità razionale perversa che mi contagia e mi perverte fino al punto di dover ammettere con orrore un’inconfessabile ammirazione per il modo in cui i criminali hanno congegnato e portato a termine il crimine: ammirazione per come – per anni – è stata svolta una segreta preparazione malgrado i servizi segreti, ammirazione per la puntuale coordinazione, ammirazione per la precisione dell’intervento… Non continuo. Non posso continuare… Taccio perché mi vergogno e perché temo ciò che la mia mente umana può riuscire a pensare e, per non sprofondare in un nichilismo passivo che mi sarebbe insopportabile, ragiono dicendomi che oggi, nel duemila, la «capacità negativa» di Keats è forse essenzialmente la capacità di mantenere la testa fredda e il cuore caldo anziché il cuore freddo e la testa calda.

Pubblicato il 

12.10.01

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