«Come reagirebbe se suo figlio le confessasse di essere omosessuale?». «È giusto, secondo lei, che un marito picchi la propria moglie, se questa non gli ubbidisce?». «Come reagirebbe se sua figlia adottasse lo stesso stile di vita delle sue coetanee tedesche?». Queste sono solo tre delle trenta domande cui devono rispondere i cittadini stranieri di fede mussulmana, o provenienti dai cosiddetti paesi “a rischio integralismo”, che vogliano ottenere la cittadinanza tedesca nel Land sudoccidentale del Baden-Württemberg. Il “test di democrazia” è una novità del 2006. Per ora il governo regionale di Stoccarda è l’unico ad aver introdotto una simile prassi, ma anche in altri Länder conservatori, dall’Assia, alla Baviera, alla Bassa Sassonia, l’idea sembra trovare parecchi proseliti. In Germania, infatti, ai Länder è concessa grande autonomia anche in fatto di naturalizzazioni. Venerdì scorso il discusso catalogo di domande è stato oggetto di un’accesa discussione al Bundestag di Berlino, ma dal Parlamento federale non è giunta la secca condanna che la Linke e i Verdi desideravano. La “Grosse Koalition” ha deciso di non decidere. La Cdu, che in Baden-Württemberg governa, ininterrottamente, da più di 50 anni, ha difeso apertamente Heribert Rech, il ministro degli interni regionale ideatore del test. I socialdemocratici, da parte loro, non hanno voluto calzare la mano sulla prassi discriminatoria di Stoccarda, nel timore di incrinare i già fragili equilibri su cui si regge il governo federale. In Baden-Württemberg il prossimo 26 marzo si vota per il rinnovo del governo locale e a nessuno sfugge che quella di Rech è solo l’ultima di una serie di offensive elettorali populiste che in passato si sono rivelate vincenti. La memoria corre al 1998, quando l’attuale ministro degli interni bavarese, Günther Beckstein costruì la propria fama di “duro”, e su questa il proprio successo elettorale, disponendo l’espulsione dalla Germania di un ragazzino turco di 14 anni, colpevole di una serie di reati minori. O ancora al 1999, quando l’attuale ministro-presidente democristiano dell’Assia, Roland Koch, vinse, inaspettatamente, le elezioni contro il rivale socialdemocratico, gestendo con cinismo una disgustosa campagna elettorale dai toni apertamente xenofobi contro la doppia cittadinanza proposta dal governo federale rosso-verde. In quell’occasione Koch riuscì a raccogliere centinaia di migliaia di firme contro il disegno di legge del governo Schröder anche grazie all’aiuto di organizzazioni neonaziste. Contro il “test di democrazia” hanno preso immediatamente posizione ampi strati della società civile: dai partiti di sinistra, ai sindacati, alle associazioni degli stranieri. In un comunicato ufficiale, Mehmet Kilic, presidente della consulta federale degli stranieri, ha accusato il governo del Baden-Württemberg di «comportamento anticostituzionale» e di aperta discriminazione dei cittadini di fede mussulmana. Secondo Kilic, il giuramento sulla Costituzione federale, che ogni straniero naturalizzato deve prestare, è più che sufficiente a garantire la fedeltà democratica dei cittadini. Inoltre, aggiunge Kilic, ha del «grottesco» che proprio gli esponenti della Cdu, che non hanno certo brillato nelle battaglie per l’emancipazione femminile e sono decisamente contrari alle unioni di fatto tra persone dello stesso sesso, pretendano dagli stranieri che vogliono diventare tedeschi un’apertura mentale che loro stessi non hanno mai avuto. La consulta federale degli stranieri, conclude Kilic, è intenzionata a portare il governo del Baden-Württemberg di fronte alla Corte costituzionale federale e al Tribunale europeo dei diritti umani. Molti sono in questi giorni gli appelli a boicottare il “test democratico”. Secondo Kenan Kolat, presidente della comunità turca in Germania, il catalogo di Heribert Rech va a colpire proprio quei cittadini stranieri che desiderano integrarsi nella società tedesca. Non ha senso, aggiunge Kolat, che i democristiani mettano in guardia dal rischio di «società parallele», in cui, secondo loro, i mussulmani vivrebbero al di fuori delle regole democratiche, e al tempo stesso rendano la vita difficile a chi vuole diventare tedesco a tutti gli effetti, senza rinnegare le proprie origini. Intanto, dagli uffici naturalizzazioni sparsi in tutto il Land partono giornalmente, alla volta del governo di Stoccarda, le richieste disperate dei funzionari che non sanno di preciso chi sottoporre al famigerato test (cosa si intende, ad esempio, per “paesi a rischio integralismo”?), né come valutare le eventuali risposte. Per ora indicazioni precise da parte di Heribert Rech e del suo ministero non ne sono giunte, con ogni probabilità si dovrà attendere la conclusione della campagna elettorale.

Pubblicato il 

27.01.06

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