< Ritorna

Stampa

 

Terra bollente, Elvezia focosa

di

Fabia Bottani
Moltiplicate per quattro: questa è la crescita mondiale delle emissioni di gas a effetto serra negli ultimi 50 anni. Nel 2002 si calcola ne siano state emesse 25 miliardi di tonnellate. Da allora alcuni paesi emergenti hanno contribuito a un'ulteriore crescita (India, Brasile e Cina in primis ma anche Usa e Australia); altri invece hanno spinto l'ago della bilancia dalla parte opposta (Svezia e Inghilterra), altri ancora quantomeno l'hanno stabilizzata (Olanda, Belgio, Francia). Anche la Svizzera, dal '90, marcia sul posto producendo comunque sempre 53,6 milioni di tonnellate (t) provenienti soprattutto dal settore dei trasporti (15mio di t circa) e dalle economie domestiche (10 mio di t circa), entrambi tendenzialmente in crescita. E che annullano così gli sforzi dell'industria o dell'agricoltura che hanno ridotto le loro emissioni.
Nel 1997 numerosi Stati, tra cui la Svizzera, hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto con l'intento di ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra dell'8 per cento rispetto al 1990 entro il 2012. Un ottimo proposito che tuttavia quasi sicuramente non verrà rispettato per tempo, contribuendo così ad aumentare la temperatura terrestre e favorendo lo svilupparsi di catastrofi più o meno gravi per la salute del pianeta e dei suoi abitanti. Questa almeno la tesi condivisa dalla maggior parte degli uomini di scienza. Tra questi la climatologa svizzera Martine Rebetez, autrice di numerose  ricerche e pubblicazioni tra cui La Suisse se rechauffe: effets de serre et changements climatiques in cui spiega le cause dei cambiamenti climatici in corso e traccia possibili scenari con un occhio ben vigile sul contesto elvetico in cui sono previsti 4°C in più , mediamente, entro la fine del secolo. Con conseguenze come un aumento delle precipitazioni estreme e delle lave torrenziali; precipitazioni superiori del 10 per cento in inverni, del 20 per cento in estate; periodo prolungati di siccità e inverni decisamente meno rigidi, meno scorte idriche, problemi sanitari, perdite economiche... La lista è lunga. Ma c'è anche chi sostiene che l'uomo ha ben poco peso sui cambiamenti climatici. Che ne pensa di questa contro teoria Martine Rebetez?

Martine Rebetez, in Svizzera qual è il segnale più evidente del riscaldamento del pianeta?
Dal 1850 al 1970 i ghiacciai svizzeri si sono ritirati del 35-40 per cento. Dal 1985 al 2000 del 20 per cento. Nel solo 2003, ben del 7 per cento e da allora ogni estate constatiamo uno scioglimento massiccio dei ghiacciai fino a 3mila metri di altezza (eccezion fatta per il 2007).
Ma nelle regioni non alpine, dunque prive di ghiacciai, questo riscaldamento come lo si può constatare? Vi sono regioni più colpite di altre?
Direi che è l'insieme della Svizzera ad essere coinvolto, perché la Svizzera nel suo insieme è un paese alpino. Un temporale violento può colpire una  montagna a 2'500 metri; una lava torrenziale può colpire anche una città di pianura…
Ma ci sono e ci potranno essere cantoni più soggetti al riscaldamento?
In ogni regione possiamo riscontrare dei cambiamenti climatici ma non arriverei a dire che ci sono regioni in cui gli effetti sono più importanti che in altre. Certo già oggi al sud delle alpi riscontriamo una crescita della siccità nei mesi invernali così come un cambiamento della vegetazione nelle foreste con l'avanzamento delle specie tropicali fino a un'altitudine di 600 metri sul livello del mare, come al di sopra di Ascona o Locarno.
Se c'è uno sviluppo di specie tropicali, dobbiamo immaginarci nel contempo una scomparsa di specie più "alpine"?
In Vallese si constata già la rapida scomparsa del pino silvestre, in particolare nelle foreste attorno a Visp. In futuro tra chi soffrirà maggiormente dei cambiamenti climatici è l'abete rosso, una pianta tra le più presenti in Svizzera (vedi www.lfi.ch/resultate/daten/trees/fichte1-i.php). Prevedendo un aumento della temperatura nel corso del secolo, dobbiamo intervenire piantando alberi in grado di resistere al futuro contesto, come ad esempio il castagno.
Secondo i dati ufficiali presentati anche nell'ultimo rapporto dell'Ufficio federale dell'ambiente, l'aumento medio globale della temperatura è stato di 0,6 gradi; in Svizzera è stato di 1,6 gradi. Come si spiega questa differenza?
Vi sono diverse ragioni. Innanzitutto la Svizzera è un paese continentale, dunque posizionato lontano dagli oceani, che sono in grado di assorbire gran parte dell'energia in circolazione. Secondariamente, siamo posti a nord dell'emisfero nord (a 47 gradi di latitudine nord, ndr) dove il riscaldamento è più accentuato a causa dello scioglimento della banchisa che fa sì che l'albedo (il riflesso, ndr) è meno forte e c'è dunque un maggiore assorbimento dell'energia da parte del terreno.
Confrontando le legislazioni svizzera ed europea in materia di emissioni di Co2, il nostro paese fino ad oggi è stato il meno severo. Le conseguenze si notano?
La Svizzera è meno "efficiente" dell'Europa, in particolare della Germania, dove vige un sistema di tassazione molto efficace oltre a promuovere adeguatamente le energie rinnovabili in vari ambiti o a produrre automobili a emissioni ridotte (nel 2001 in media un'automobile consumava in Svizzera 8,3 litri per 100km; 6,7 nell'Ue. Maggiore consumo, uguale maggiori emissioni, ndr). Gli effetti di questa politica si vedono e non sono dovuti soltanto alla riduzione di emissioni di gas nocivi da parte delle aziende degli ex paesi dell'Est, come sostengono alcuni….
Ora la Svizzera, come l'Ue, si è fissata l'obiettivo di ridurre del 20 per cento rispetto al '90 le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. Un obiettivo ambizioso. È realizzabile?
Certo. Basta pensare come a titolo personale si può riuscire con facilità a ridurre dell'8 per cento le emissioni di Co2. Ad esempio riducendo l'uso dell'auto allo stretto necessario; riscaldando casa un quarto di meno di quanto non si fa oggi o…
Sì in teoria è facile, ma in pratica...
Questo effettivamente è un altro discorso: il problema è ovviamente la volontà del singolo e l'impegno politico. Ma dal punto di  vista tecnico non vi è assolutamente nessun problema: ridurre gli sprechi – perché è di sprechi che si tratta – non ci sono barriere. Per eliminare quelle che impediscono l'applicazione è necessario motivare, forse anche con degli incentivi.
Con le nuove regole relative alle emissioni si punta a limitare il riscaldamento del pianeta a 2C°. Tuttavia gli scienziati dicono che nemmeno così si scongiureranno conseguenze pericolose…
Con 2°C supplementari avremmo delle conseguenze accettabili. Il problema è che con il comportamento attuale dell'uomo sembra piuttosto che si avrà un aumento di 4 C° o più con conseguenze più problematiche, soprattutto nella fase di transizione in cui si devono gestire le trasformazioni.
Sono stati calcolati i costi per l'adattamento ai cambiamenti climatici?
L'Ufficio federale dell'ambiente ha ordinato tre studi (vedi box*) al riguardo, uno relativo alle conseguenze per la Svizzera legate al clima; un secondo  studio analizza come i danni planetari potrebbero ripercuotersi sul nostro paese e infine, sono state analizzate le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici dal punto di vista della "giustizia intergenerazionale". Da queste ricerche sappiamo che i costi per l'adattamento sono più elevati di quelli che non avrebbe comportato la riduzione delle emissioni.
Durante il Salone dell'automobile di Ginevra si è avuto l'impressione che le auto di oggi siano tutte ecologiche. È davvero così?
Una cosa è certa: se oggi i fabbricanti  valorizzano automobili ecologiche significa che siamo a una svolta quanto meno per quel che ne è delle attese del pubblico. E questo è già di per sé positivo. Ora queste auto sono davvero ecologiche? Sì. Per certi versi lo sono davvero anche se in media consumano ancora troppo rispetto alla soglia fissata per rispettare il protocollo di Kyoto.
Oggi si cominciano a intravedere gli effetti nefasti del riscaldamento del pianeta ma il peggio, dicono gli esperti, dovrebbe manifestarsi più a lungo termine. Quali gli scenari peggiori?
Per ora non abbiamo effetti così problematici. Per il futuro, in un paese alpino come il nostro il rischio è di avere ghiacciai in altitudine che si sciolgono con il conseguente scivolamento del terreno, lave torrenziali, lo scioglimento dei ghiacciai può portare allo svuotamento di laghi intermedi, in altri paesi si può avere soprattutto la siccità, cosa che del resto è molto probabile anche alle nostre latitudini come già abbiamo visto nel corso delle ultime estati, sempre meno neve, inverni più dolci – dunque senza neve – ma estati più calde; un aumento di uragani di forza 4 e 5... La lista è molto lunga. E a queste conseguenze dirette, seguono quelle indirette: la mancanza di neve ad esempio impedisce il turismo invernale con conseguenze economiche importanti per un paese come la Svizzera; se ci sarà meno acqua avremo meno forza idrica. Estati più calde e umide provocheranno problemi dal punto di vista sanitario ecc.
Dunque anche se oggi si interviene per limitare i danni, avremo conseguenze importanti e gravi?
Se oggi riducessimo totalmente le emissioni avremo delle conseguenze del tutto insignificanti; ma siamo molto lontani da questo scenario dunque anche se riducessimo del 10 per cento le emissioni riduciamo una parte del rischio ma dovremo comunque prepararci a gestire i rischi del cambiamento, cambiamento che interverrà comunque.
Fino a questo punto abbiamo ragionato sempre pensando che all'origine del riscaldamento del pianeta ci sia l'uomo. Ci sono tuttavia degli scienziati convinti che le modificazioni della temperatura siano un fatto naturale...
La correggo subito: non si tratta di scienziati bensì di gruppi di pressione organizzati per diffondere questo tipo di messaggio. Abbiamo ad esempio delle prove che il gruppo petrolifero Exxon ha spesso e volentieri finanziato questo tipo di propaganda servendosi di nomi di scienza.
Ma durante l'"optimum climatico medievale" la temperatura è stata realmente più calda di quella attuale e nell'anno mille non c'erano emissioni di Co2...
Un geologo potrà dirvi che in quel periodo abbiamo già avuto temperature elevate ed è vero, ma il fenomeno non coinvolse tutto il globo. E con l'optimum medievale non smentisce il fatto che oggi il riscaldamento in corso è più rapido e conseguente alle emissioni di Co2. E su questo punto non c'è nessuna ragione di pensare il contrario, le prove sono sotto i nostri occhi: è la fisica elementare che dice che aumentando i gas a effetto serra si ha in cambio un aumento della temperatura.
Tra chi nega ogni responsabilità umana circola una versione secondo cui, da un secolo c'è un aumento della temperatura terrestre ma di portata assai minore (+ 0,6°C) rispetto a quanto lei sostiene. Vi è chi in particolare chi sostiene che le misure su cui ci si basa comportano margini di errori troppo importanti: a inizio secolo ci si affidava su misure termometriche umane, dunque poco affidabili, e prese solo in alcune aree della terra (non nell'Artico e nell'Antartico)…
Certo se ci si basasse unicamente sulla variazione di temperatura concordo che la teoria che difendo non sarebbe affidabile; in realtà ci affidiamo su dati più ampi relativi alla fisica e all'atmosfera. Nel '99 abbiamo portato una prova importantissima di questa teoria grazie al confronto tra i dati relativi all'aumento del Co2 con quelli sulle variazioni naturali climatiche a seguito di eruzioni vulcaniche, radiazioni solari... Si confrontano dunque le temperature che ci si attenderebbe se non ci fosse un aumento del Co2 nell'atmosfera con la situazione attuale.

Scotterà anche il portamonete

*Studio 1: I calcoli si basano su ipotesi di aumento di temperatura di oltre 4°C in Svizzera da qui al 2100. Questo scenario implica una perdita sensibile di "benessere" stimabile a 1mia di franchi già solo entro il 2050. Se si riuscisse a limitare l'aumento della temperatura mondiale a 2°C i costi si dimezzerebbero. Per grado di riscaldamento evitato, si risparmierebbe tra 0,6 e 1 mia di franchi. I cambiamenti climatici (e i costi, ndr) si ripercuoteranno innanzitutto nei settori energetico e del turismo invernale.
Studio 2: la forte interpenetrazione internazionale fa si che cambiamenti climatici in altre regioni del mondo intaccheranno la Svizzera. Entro il 2050 tra l'1,4 e il 3,1 per cento delle esportazioni attuali svizzere saranno minacciate, particolarmente sollecitate per la ricerca di altri mercati, altri sbocchi.
Studio 3: Dopo il 2050 i danni dovuti al clima cresceranno sensibilmente e intaccheranno le generazioni future. I danni come gli effetti sull'ecosistema non sono quantificabili in franchi, i danni potrebbero essere superiori del previsto.

Pubblicato

Venerdì 13 Giugno 2008

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022