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"Teniamoli qui"

di

Stefano Guerra
«Come i colleghi di Reconvilier, i dipendenti della Filtrona sono coscienti del rischio di perdere qualcosa che gli appartiene: le competenze personali, le macchine che hanno sviluppato e perfezionato, la qualità del prodotto». Beatriz Rosende, segretaria regionale del sindacato Comedia, si trova da due settimane a fianco dei 150 lavoratori e lavoratrici della fabbrica di Crissier in sciopero contro le minacce di smantellamento e delocalizzazione (vedi box accanto). A suo avviso c’è un filo che unisce questo sciopero a quello che nelle scorse settimane ha visto protagonisti i dipendenti della Swissmetal Boillat di Reconvilier, nel Giura bernese: l’attaccamento alla propria fabbrica. Una fabbrica messa in pericolo, a Crissier come a Reconvilier, da direttori e manager venuti da lontano, slegati dalla realtà produttiva, dal tessuto socio-economico nel quale vivono lavoratori e lavoratrici, semplici fedeli esecutori di strategie elaborate nei piani alti di un’economia che con l’attività produttiva ha sempre meno a che vedere. Mercoledì pomeriggio l’assemblea del personale della Filtrona di Crissier ha votato il proseguimento dello sciopero, ripreso nel primo pomeriggio di martedì dopo una sospensione di 24 ore durante le quali la produzione era stata riavviata, con il personale a subire forti pressioni per garantire le forniture ai committenti. Assieme all’elaborazione di un contratto collettivo con misure accompagnatorie in caso di licenziamento per ristrutturazione, al pagamento da parte dell’impresa di metà dei giorni di sciopero e alla fine dell’esodo di macchinari (vedi box accanto), la sospensione dello sciopero durante i negoziati era uno dei punti principali della procedura negoziale stabilita dall’Ufficio cantonale di conciliazione (Ucc), chiamato in causa la scorsa settimana dalla direzione della Filtrona Suisse Sa. Al momento di andare in stampa non era ancora noto l’esito di una nuova seduta di conciliazione prevista mercoledì alle 16. Un ultimo, eventuale tentativo di sbloccare la situazione era in agenda ieri alle 16. Ma per Beatriz Rosende le cose sono chiare: «Filtrona ha chiamato in causa l’Ucc con l’obiettivo di fermare lo sciopero, non di negoziare». A due settimane dall’inizio dello sciopero la sindacalista nota fra il personale stanchezza e frustrazione, ma solo «nei confronti della direzione che si è fatta giorno dopo giorno più intransigente», non «sul mantenimento dello sciopero». Allo sciopero stanno prendendo parte in modo attivo praticamente tutti i 150 dipendenti della fabbrica, dagli operai e dalle operaie impiegate nella produzione ai quadri, con l’eccezione di buona parte del personale amministrativo (una dozzina di persone). Da quando la Filtrona ha comprato al gruppo Baumgartner lo stabilimento di Crissier i dipendenti hanno cessato di ricevere direttive sulla produzione: «abbandonati alla propria sorte, hanno sopportato per 18 mesi la pressione di un’impresa che diceva “se non fate meglio, chiuderemo”. Ora – dice Rosende – i dipendenti dicono basta a questo modo di fare». «È uno sciopero particolare», aggiunge, «senza pressioni: si ha la consapevolezza che in un modo o in un altro bisogna tenere qui gli inglesi». Il personale della Filtrona Suisse Sa è entrato in sciopero lo scorso 30 novembre a un mese dalla scadenza di un piano sociale strappato al vecchio proprietario e che copre fino al 31 dicembre 2004 gli impiegati licenziati a seguito di ristrutturazioni. I 150 lavoratori e lavoratrici della fabbrica – sostenuti da Comedia – chiedono da tempo garanzie sul mantenimento del sito a Crissier e un contratto collettivo di lavoro che includa un piano sociale. Un asso nella manica di Bunzi La Filtrona Suisse Sa appartiene al gruppo britannico Bunzl dall’ottobre del 2003. Fino ad allora la fabbrica si chiamava Fibertec ed era proprietà della holding Baumgartner, in serie difficoltà e costretta a vendere la fabbrica di Crissier. La Baumgartner era praticamente l’unica concorrente della Filtrona – la casa madre della filiale svizzera – sul mercato internazionale dei filtri speciali per sigarette. Un mercato promettente (tenuto conto dell’evoluzione dei gusti e delle norme di protezione della salute), che attualmente copre circa il 4 per cento della produzione mondiale di filtri (il restante 96, occupato dagli stessi produttori di sigarette, è di filtri normali), e che adesso è pressoché monopolizzato dalla Filtrona. Tale monopolio è rafforzato anche dal controllo che da poco più di un anno la Filtrona esercita sulla tecnologia della ex Fibertec di Crissier, e in particolare sulle Cavitec, macchine che garantiscono una qualità e una velocità finora senza eguali nel riempimento dei filtri. Filtrona, fa notare J.-F. Marquis sull’ultimo numero di “m”, il giornale del sindacato Comedia, è il settore più redditizio di Bunzl, holding in crescita (così come i dividendi che paga ai suoi azionisti) che dispone di 270 imprese e 12 mila impiegati in 25 paesi. Certi che si trami il saccheggio Mettere le mani sulla fabbrica di Crissier, così ci si assicura una posizione monopolistica e ci si appropria dei macchinari di punta (vedi box sopra). Poi del personale si vedrà cosa farsene, come disfarsene. È questa l’intima convinzione che i 150 lavoratori e lavoratrici della fabbrica di Crissier si sono fatti negli ultimi mesi circa le reali intenzioni dei manager inglesi e del direttore Dylan Jones, arrivato in primavera nel canton Vaud dopo aver chiuso senza complimenti nel gennaio 2004 la filiale di Filtrona di Rovereto (Trentino). Si tratta quasi di una certezza, suffragata da fatti che sono sotto gli occhi di tutti: trasferimento di macchinari in Inghilterra, blocco degli investimenti, arrivo di operai inglesi in formazione, smantellamento del servizio vendita e delle attività di ricerca, ecc. Per di più la direzione non ha mai fatto nulla per rassicurare i dipendenti della fabbrica di Crissier, «cosa che avrebbe potuto fare facilmente se avesse avuto altri progetti», osserva L’événement syndical (n. 50, 8 dicembre 2004). La produzione di filtri per sigarette ha una tradizione pluridecennale a Crissier. «Una delle forze dell’impresa è stata la capacità del personale di sviluppare e perfezionare continuamente delle innovazioni tecnologiche per la produzione di filtri speciali», scrive J.-F. Marquis su “m”, giornale del sindacato Comedia. Il sito di Crissier va avanti però soprattutto grazie al lavoro – duro, con ritmi e criteri di qualità elevati – degli operai e delle operaie (in gran maggioranza) che le macchine le fanno girare. Oggi la metà delle lavoratrici sono ausiliarie di varie nazionalità ingaggiate da agenzie interinali.

Pubblicato

Venerdì 17 Dicembre 2004

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