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Tempo di agire

di

Maria Pirisi
Dopo 25 anni il Parlamento ticinese è tornato a riunirsi negli scorsi giorni per discutere di tossicomania. E lo ha fatto sulla base di un rapporto stilato dalla «Commissione speciale sanitaria sul progetto di Piano cantonale degli interventi nel campo delle tossicomanie 2001 - 2004». Sicuramente uno dei punti caldi emersi dal dibattito riguarda il problema della prescrizione medica di eroina, un trattamento non ancora adottato dal Ticino. Eppure, in Svizzera, già dal 1998, il trattamento non rientra più nella fase sperimentale e nel 1999 la popolazione elvetica si è espressa a favore della prescrizione. Molti gli aspetti trattati nel corso del dibattito parlamentare, dalla ripartizione dei compiti (commissione consultiva, delegato cantonale ai problemi della tossicomania), al tema della prevenzione. Tra gli interventi ospitati, quello della Granconsigliera Chiara Orelli (Ps) sottolinea il ritardo con cui il Cantone affronta il problema della prescrizione medica di eroina. Un’emergenza sottovalutata? Signora Orelli, siamo dunque di fronte ad un’emergenza sottovalutata? «Secondo i dati a disposizione, sappiamo che oggi, in Ticino, il consumo di eroina è in calo (o perlomeno non è aumentato) ma questo non significa che il problema non sia comunque grave. In Ticino, infatti, ci sono circa 1700 tossicomani (come testimoniano i servizi del Cantone), per ognuno dei quali si suppone l’esistenza di almeno un legame affettivo-familiare. Il che riporta il numero delle persone coinvolte nel problema come minimo a 3’500-4’000. Siamo quindi di fronte ad una considerevole parte della nostra popolazione che richiede da tempo una risposta adeguata». Il ruolo del Gruppo di esperti in Ticino Nel rapporto si parla della nomina di un Gruppo di esperti da parte del Consiglio di Stato, subentrato al precedente Gruppo operativo droga (attivo dal 1979) che tra i suoi compiti ha anche quello di approfondire bisogni e fattibilità della prescrizione medica nel nostro Cantone. «Già nel ‘92, il Consiglio di Stato pur aderendo alla politica della Confederazione a riguardo, aveva deciso di rinviare la sperimentazione della prescrizione medica di eroina nel nostro Cantone in quanto si riteneva che mancasse un quadro chiaro sulla popolazione tossicomane ticinese che rispondesse ai criteri necessari per accedere a questa nuova modalità di lotta alla droga. Ebbene, ancora oggi, nove anni dopo si è ancora al punto di partenza: il governo ricalca la stessa dichiarazione di allora. Si afferma (così nella risposta ad un’interrogazione parlamentare del deputato Giorgio Canonica) che “il bisogno non è ancora ben conosciuto e identificabile” e che “si deve accertare l’esistenza di questo bisogno e la sua distribuzione”. Nel corso del mio intervento ho chiesto allora quanti anni dovremmo ancora attendere perché la risposta si basi su dati accertati, su studi scientifici che diano la reale dimensione del bisogno nella nostra realtà. Trovo grave che, mancando nel ‘92 i dati necessari all’avvio del programma, nel frattempo non ci si sia premurati di porre rimedio a questa importante lacuna. Possibile che una analisi ad hoc della popolazione di 1700 tossicodipendenti sia così difficile da fare? Eppure non si tratta di una popolazione sconosciuta ai servizi dello Stato, tant’è che circa la metà dei tossicodipendenti ticinesi sono in cura metadonica e, nel 2000, circa 1300 sono stati messi sotto inchiesta dalla polizia per aver violato la legge federale sugli stupefacenti ». Eppure anche lo stesso rapporto rende attenti sul fatto che il trattamento a base di eroina per i tossicomani gravi, laddove è stato sperimentato, abbia dato dei risultati positivi, ossia il sostanziale miglioramento delle condizioni degli interessati a cui viene poi offerta l’opportunità di iniziare un percorso di recupero. «Non solo, il programma di prescrizione medica di eroina può essere considerato – come afferma Martin Killias dell’istituto di polizia scientifica e criminologica dell’Università di Losanna – “una delle misure più efficaci che siano mai state sperimentate nel campo della criminologia”». Ma, ancora, nonostante tutti i dati a favore e le analisi condotte a livello federale, in Ticino si è ancora in uno stato di non chiarezza, è così? «Certo. Per questo chiediamo che il nostro Cantone prenda una chiara posizione su questo tema, accantonato per troppo tempo. Non c’è più tempo per tergiversare: il Ticino deve decidere se vuole o meno operare in sintonia con la politica federale in materia di tossicodipendenze, seguendo o meno l’esempio di molti altri cantoni. E la risposta deve arrivare al più presto perché ogni ritardo significa mettere in pericolo la vita di uomini che potrebbero altrimenti salvarsi».

Pubblicato

Venerdì 12 Ottobre 2001

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