Tatiana Lurati Grassi

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Lo scorso 30 aprile, nell’ambito del ciclo sul Cinema Svizzero organizzato dai cineclub del Cantone Ticino, ho avuto modo di assistere alla proiezione del cortometraggio Einspruch VI di Rolando Colla, che racconta la storia di un rinvio forzato nel marzo del 2010 conclusosi con la tragica morte di un richiedente l’asilo. La macchina da presa si identifica con il richiedente e ciò che capta.


Subito dopo è seguita la proiezione, in prima assoluta ticinese, del film di Fernand Melgar Le monde est comme ça. Il film racconta il destino di cinque dei protagonisti del film precedente di Melgar, Vol spécial, dopo la loro espulsione dalla Svizzera. Strappati dal paese che li aveva accolti e dai lori figli perché erano “sans papiers”, si sono ritrovati in Senegal o nel Kosovo, in Gambia o in Camerun, completamente smarriti, esclusi dalla loro famiglia e in certi casi addirittura torturati al loro arrivo.


Entrambi i film rilanciano il dibattito sui voli speciali per il rimpatrio forzato dei richiedenti l’asilo espulsi dal territorio svizzero e più in generale, sulle condizioni dei richiedenti l’asilo in Svizzera. Per dirla tutta ho ricevuto un pugno nello stomaco e ancora adesso, ad un oltre un mese di distanza, mi chiedo come la Svizzera, un paese che si definisce democratico e rispettoso delle dignità delle persone, possa mettere in atto simili procedure.


Fra pochi giorni saremo chiamati a pronunciarci sulla revisione della legge sull’asilo, che peggiora notevolmente le condizioni dei richiedenti l’asilo, soprattutto per quanto riguarda:


• La soppressione della “procedura d’ambasciata”: questa possibilità di depositare una domanda d’asilo all’estero in un’ambasciata decade, aumentando così il rischio per i richiedenti l’asilo di affidarsi ai passatori per entrare in Svizzera. A farne le spese, come sempre, sono i più deboli, donne e bambini in primis.


• L’abolizione del riconoscimento dello statuto di rifugiato per i disertori e gli obiettori di coscienza, una misura che può porre in serio pericolo chi rifiuta di ubbidire ad un ordine di marcia.


• L’introduzione di centri per richiedenti l’asilo “recalcitranti”, dove la stessa nozione non è molto chiara. Potrebbe darsi che anche un ospite di una struttura di accoglienza che non rispetta le regole venga considerato in questo modo e inserito in un posto che rischia di ghettizzare ed emarginare ancora di più queste persone.


Queste misure sono a dir poco orripilanti e vanno in direzione opposta rispetto alla lunga storia di tradizione umanitaria della Svizzera. Bisogna dire No a queste modifiche urgenti della legge sull’asilo.

07.02.2013

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