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Tasse e privilegi

di

Roberto Rüegger
Da quando esiste lo stato esistono le tasse. È infatti con le tasse che lo stato si procura i mezzi per finanziare le istituzioni e le infrastrutture che ne permettono il funzionamento e che ne garantiscono la sopravvivenza. Sebbene vitale, la riscossione delle tasse è un’operazione delicata. Innumerevoli sono le angherie fiscali perpetrate in tutti i tempi da imperi, regimi autoritari, monarchie cronicamente al verde e democrazie corrose dalla corruzione o fiaccate da crisi politiche, carestie e guerre. La storia è piena di popolazioni che si lamentano della rapacità del fisco. Recentemente però è avvenuto un ribaltamento: le dottrine neoliberiste vedono nelle tasse una sorta di “demonio” che insidia l’economia e gli stati fanno a gara a chi ne riduce di più, salvo poi ridurre le prestazioni del servizio pubblico e privilegiare inevitabilmente chi dispone di redditi alti. Il paradosso in questa situazione è che per alcuni aspetti (solo per alcuni!) essa assomiglia a quella che il ginevrino Jacques Necker si trovò a fronteggiare in Francia alla vigilia della Rivoluzione francese. Necker era il ministro delle finanze di Luigi XVI e gli era stato affidato l’arduo compito di colmare la voragine finanziaria creatasi nelle casse dello stato francese erose da anni di costosissime guerre e faraoniche spese di corte. I nobili, per definizione, non pagavano tasse. Anzi erano beneficiari di gabelle e balzelli in virtù di numerosi privilegi di origine feudale. Tutto il peso dell’imposizione fiscale gravava sul cosiddetto terzo stato, ovvero l’insieme eterogeneo di contadini, artigiani, braccianti e imprenditori che costituiva il popolo francese, chiamato a pagare senza discutere. Necker tentò di proporre qualche riforma, in particolare cercò di ridurre le spese di corte e provò ad aumentare la quota delle riscossioni dirette di imposte da parte dello stato, riducendo i privilegi nobiliari. Ma l’attaccamento dei nobili ai privilegi rese impossibili le riforme. Allo scopo di convincere il re della bontà delle sue idee, e per guadagnare l’appoggio della popolazione, nel febbraio del 1781 Necker pubblicò il bilancio dello stato in cui comparivano, in tutta la loro enormità, le spese parassitarie, seppure abbellite da un utile assolutamente fittizio. I nobili, che osteggiavano le riforme, inviperiti e oltraggiati, reagirono immediatamente e in modo molto energico facendo pressione sul re perché licenziasse Necker. E così fu. I nobili vinsero la partita delle tasse, ma poi persero la testa…

Pubblicato

Venerdì 28 Maggio 2004

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