Raramente mettere il naso in internet nei vari blog è un'esperienza edificante. Non lo è ad esempio andare a leggere come commentano le notizie di giornata gli utenti dei siti ticinesi specializzati in news. Edificante non lo è, ma istruttivo sì, almeno per quel che ne è degli umori di un'opinione pubblica diffusa che sempre più si forma in rete.
Martedì scorso è stato poco edificante ma altamente istruttivo leggere i commenti online sullo sciopero in pieno svolgimento alla Trasfor di Monteggio. Si tratta di una fabbrica di elettronica che paga i suoi operai specializzati 3'200 franchi al mese. Ora, in più, ha preteso che i suoi operai lavorassero mezz'ora in più gratis al giorno, avanzando come giustificazione il corso sfavorevole del franco. Gli operai, dopo un momento di smarrimento, si sono ribellati: a gratis non si lavora. Anche perché i vertici della Trasfor non hanno ancora dimostrato nero su bianco le difficoltà che incontrerebbero a causa del superfranco.
Sorvoliamo sui commenti acidi espressi da molti naviganti su sindacati e sindacalisti. Quasi tutti si sono trovati d'accordo nell'indicare il nemico, i frontalieri. Che hanno la colpa di accettare salari troppo bassi, come alla Trasfor. Ma anche di ribellarsi ai diktat dei padroni svizzeri, come alla Trasfor: «vadano alla Fiat di Torino poi vedono». Insomma, i frontalieri non possono mai fare la cosa giusta. Sono il perfetto capro espiatorio. Addirittura fra i naviganti qualcuno suggeriva di multare con 10 mila euro quei frontalieri che «accettano salari troppo bassi». Ma non gli andava nemmeno bene che scioperassero proprio a difesa del valore del loro lavoro, dunque del loro salario.
La profonda avversità di molti ticinesi nei confronti dei frontalieri è risaputa. Semmai stupisce che non si capisca come la lotta dei molti frontalieri della Trasfor a difesa del loro salario sia anche una lotta a difesa del livello salariale di tutti coloro che lavorano in Ticino. Del resto lo ha dimostrato al Quotidiano della Rsi proprio un operaio della Trasfor residente in Ticino, che, dopo 47 anni di fedeltà alla ditta, guadagna 3'900 franchi lordi al mese. E lo diceva quasi vergognandosi.
La domanda, ancora una volta, è la stessa: è questa l'imprenditorialità che vogliamo in Ticino? Un'imprenditorialità che prospera sfruttando i lavoratori e non valorizzandone le competenze?

Pubblicato il 

11.02.11..

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