Ha i tacchi a spillo, i capelli biondi, un modo di essere un po’ eccentrico. A Ginevra la conoscono per essere la maestra «no-global». Ad ogni manifestazione questa insegnante pianta nei giardini sulla Place Neuve decine di cartelli con slogan contro l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), i disastri del neoliberismo, la guerra. Ma non mancano gli appelli, per esempio, alla «mondializzazione della felicità». Il 10 novembre c’era anche lei insieme agli ottomila manifestanti che si sono dati appuntamento per contestare la globalizzazione e per chiedere, a gran voce, un mondo migliore per tutti. Al di là di incidenti del tutto marginali (ma che la stampa «istituzionale» ha voluto amplificare) la manifestazione è stata un successo. Dissociatosi dai cosiddetti «casseurs», la cui violenza è facilmente quantificabile, il corteo ha denunciato tutta una serie di violenze. Violenze meno visibili – perché non sono nella vetrina del mondo – ma estremamente devastanti. E ancora più dolorose visto che si consumano nel silenzio e nell’indifferenza quasi generale. Denunciare l’Omc e i suoi meccanismi perversi, che pesano sistematicamente sui poveri del mondo, significa rifiutare la logica del neoliberismo e la sua corsa in avanti verso la liberalizzazione totale. Significa rifiutare un tipo di commercio che non rispetta minimamente gli equilibri Nord-Sud, che non rispetta l’ambiente e la dignità dei lavoratori. Se dopo Seattle le denunce sono fondamentalmente sempre le stesse, è la costante crescita e varietà del popolo «no-global» a colpire. Non solo sindacalisti, politici, militanti di associazioni e organizzazioni non governative, ma anche privati cittadini, esponenti della società civile. L’insegnante con i tacchi a spillo accanto al militante navigato testimonia, in qualche modo, dell’ampia apertura e democraticità della rete «no-global». E della consapevolezza individuale che si innesta, con sempre maggior incisività, nella protesta collettiva. Il coro a più voci del movimento dei movimenti rappresenta una forza di dissenso importante. E la sua vitalità una forza propulsiva alla resistenza.

Pubblicato il 

16.11.01

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato