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Swisscom sazia la sua fame

di

Silvano De Pietro
A Swisscom il mercato svizzero va proprio stretto. Per 16 mesi la compagnia di telecomunicazioni è stata zitta e buona, in ottemperanza al divieto di operare all'estero impostole dal suo azionista di maggioranza che è la Confederazione. Ma adesso non può più stare a guardare, col rischio di rimanere una società locale, un po' indietro sul piano tecnologico, esposta ai colpi di una concorrenza che si muove liberamente dentro e fuori dalla Svizzera in uno spazio continentale e persino mondiale. E così ha lanciato un'Opa (offerta pubblica d'acquisto) sulla società italiana di telecomunicazioni Fastweb per complessivamente 7,8 miliardi di franchi.

Nel novembre del 2005 il Consiglio federale aveva manifestato l'intenzione di vendere il suo pacchetto azionario di maggioranza, suscitando le vive proteste della sinistra e dei sindacati, che parlarono di una «dichiarazione di guerra al servizio pubblico». L'Unione sindacale giudicò allora che il governo volesse «vendere la gallina dalle uova d'oro» senza specificare di che cosa esattamente avesse paura, dal momento che «Swisscom è sana e si muove in un mercato dinamico in piena espansione». In effetti c'erano allora in ballo l'acquisto della irlandese Eiercom e della danese Telecom, ma dopo i fallimenti in analoghe operazioni in Austria e Cechia, il governo temeva qualche brutta sorpresa. Perciò, dietro pressione di Christoph Blocher, il Consiglio federale proibì a Swisscom di fare acquisizioni all'estero.
I vertici del gruppo Swisscom hanno obbedito, anche se il presidente della direzione generale, Jens Alder, si è in seguito dimesso. Ma questa volta il governo ha deciso di appoggiare la decisione presa dal nuovo capo di Swisscom, il tedesco Carsten Schloter. Dopo aver «chiesto e ottenuto dai vertici dell'azienda svizzera informazioni a riguardo», il Consiglio federale ha fatto sapere di ritenere l'offerta pubblica di acquisto della italiana Fastweb «un'operazione importante sul piano strategico, che offre a Swisscom nuove possibilità di sviluppo» e che «è conforme agli obiettivi strategici del governo. Di conseguenza non ha nulla da obiettare in merito all'operazione e non ritiene necessari ulteriori accertamenti da parte del rappresentante statale nel consiglio di amministrazione di Swisscom».
Da parte loro, anche i sindacati non potevano non reagire positivamente, dal momento che già l'altra volta auspicavano piena autonomia d'azione di Swisscom sul piano internazionale: se Swisscom non può crescere – si disse allora – ci sarà un'ulteriore riduzione di posti di lavoro. Quindi, sia per Transfair (la federazione cristiano-sociale dei servizi pubblici), sia per il Sindacato della comunicazione (aderente all'Uss), l'Opa di Swisscom è un argomento contro la privatizzazione del "gigante blu". Esplicita, in tal senso, la dichiarazione di Christian Levrat, presidente del Sindacato della comunicazione: questa operazione «è la prova che la crescita strategica di Swisscom è possibile anche con una maggioranza azionaria detenuta dalla Confederazione», e permette di «sbarazzare definitivamente il tavolo dal principale argomento dei fautori della privatizzazione». Inoltre, sempre secondo Levrat, il progetto di Swisscom rivela che è possibile realizzare acquisizioni all'estero capaci assicurare parti di mercato e posti di lavoro, e quindi di raccogliere una maggioranza di consensi in patria.
I termini dell'Opa, che avrà decorrenza dal 22 marzo, sono ormai noti. L'obiettivo minimo di Swisscom è quello di acquisire la metà più una delle azioni. Al massimo, qualora l'acquisizione dovesse corrispondere, come auspicato, al 100 per cento, la spesa massima sarebbe di poco più di 6 miliardi di franchi, a cui si aggiungerebbero 1,77 miliardi per ripianare i debiti correnti di Fastweb. Fondata nel 1999, Fastweb è leader nella telefonia su Internet (Ip) e fornisce servizi su banda larga che comprendono telefono, Internet e televisione. Conta oltre un milione di clienti e nel 2006 ha registrato un fatturato di 1,26 miliardi di euro. Swisscom ritiene che il gruppo italiano, che ha proposto un servizio di televisione su Internet già nel 2001 (Swisscom invece ha lanciato Bluewin Tv solo quattro mesi fa), disponga di un vantaggio di 3-5 anni nelle nuove tecnologie. Acquistando Fastweb, quindi, il "gigante blu" acquisirà crescita e competenze tecnologiche. Ma dal profilo operativo Fastweb rimarrebbe la società italiana che è: «Non abbiamo intenzione di dipingerla di bianco e di rosso», ha detto Carsten Schloter.

"Lo Stato non intaccherà gli affari"

«I fatti ci danno ragione». Questa è la prima reazione di Giorgio Pardini, vicepresidente del Sindacato della comunicazione, alla notizia dell'offerta pubblica d'acquisto  lanciata da Swisscon sull'italiana Fastweb. In che senso i fatti vi danno ragione?
Nel senso che noi avevamo sempre affermato che la partecipazione maggioritaria della Confederazione al capitale di Swisscom non incide nella strategia e nella crescita dell'impresa, poiché riteniamo che è possibile muoversi nel mercato, sviluppare strategie e cercare degli accordi con altre aziende anche all'estero, senza mettere in discussione la partecipazione della Confederazione. Ma i fatti ci danno ragione soprattutto perché danno torto a quello schieramento politico che si è sempre battuto per la piena privatizzazione, usando l'argomento che Swisscom, con la partecipazione dello Stato, non era in grado di acquistare o di sviluppare le strategie della comunicazione.
Nel novembre 2005 il Consiglio federale aveva persino vietato a Swisscom di fare acquisizioni all'estero. Ma ora il governo approva l'Opa di Swisscom su Fastweb. Lei come spiega questa inversione di rotta?
C'è una piccola differenza in questa Opa di Swisscom su Fastweb, in questa possibilità di acquisizione, in quanto Fastweb è un'azienda che opera nella banda larga, praticamente solo ed esclusivamente nel settore Internet, non è presente sulla rete fissa e non è una ex monopolista. Quest'ultimo aspetto rappresentava proprio il punto politico del divieto pronunciato dalla Confederazione. Ed anche noi sindacati eravamo abbastanza scettici sulla possibilità che un'azienda a partecipazione pubblica maggioritaria prendesse in mano una rete fissa di una ex monopolista straniera, come nel caso dell'irlandese Eircom, poiché in queste situazioni possono sorgere ovviamente dei problemi oggettivi. Ma questo impegno di Swisscom verso Fastweb è tutt'altra cosa: è un accordo soprattutto industriale, che porta dei vantaggi a Swisscom per i progetti nelle tecnologie del "triple-play" nell'Internet-Protokoll (Ip). Come giustamente afferma, Fastweb  dal 2001 opera in questo settore e tutti i suoi servizi vengono applicati via Internet: è una ditta all'avanguardia mondiale, e si dice che abbia un vantaggio tecnologico da due a cinque anni su Swisscom. Pertanto, Swisscom potrebbe migliorare i suoi prodotti e i suoi servizi nel "Bluewin", nel settore audiovisivo.
Però sedici mesi fa si parlava di un compromesso, nella forma di un tetto, di un limite massimo che il Consiglio federale avrebbe potuto porre alle acquisizioni di Swisscom all'estero. Ora, questo investimento di Swisscom nell'italiana Fastweb sembra piuttosto caro…
Sì, ma mi pare che rimanga nella fascia prevista ed esaurisca più o meno proprio il limite massimo.
Quindi, Swisscom non avrebbe più alcun margine per altri investimenti?
Effettivamente, se l'operazione andrà in porto, finché non sarà ammortizzato questo costo Swisscom dovrà attendere prima di fare ulteriori investimenti di questo genere.
Questa operazione comporta anche dei rischi. Chi se li assumerà?
Non credo che comporti molti rischi. Swisscom ha deciso di avanzare con dei servizi sulla banda larga. E qui c'è una ditta con esperienze abbastanza consolidate dal lato tecnologico, e che porta vantaggi con i suoi contratti, come quello stipulato con Sky, che fanno di Fastweb il secondo operatore italiano dopo Telecom Italia. Dunque, non credo che sia un rischio maggiore di un altro, anzi: Swisscom potrebbe effettivamente fare un salto di qualità prendendo la tecnologia di Fastweb, applicandola nei suoi servizi e risparmiando negli investimenti necessari per arrivare a quel livello tecnologico che Fastweb ha già oggi.
E quali saranno le ripercussioni per gli impiegati di Swisscom?
Penso che sia una buona cosa, perché l'implementazione di nuove tecnologie porterà sicuramente del lavoro a Swisscom. Un punto interrogativo sarà però quello di vedere se saranno gli impiegati di Swisscom ad effettuare questi lavori, o se saranno dei tecnici di Fastweb che verranno dalla Lombardia. Ma qui abbiamo gli accordi bilaterali, abbiamo gli ammortizzatori sociali con i "bilaterali 2" e pertanto vedremo come si svilupperà questa collaborazione. Certamente prenderemo contatto con la Cgil in Lombardia per vedere in quale campo sindacale si muovono i 3 mila 200 impiegati di Fastweb. Guarderemo se ci potrà essere una collaborazione per salvaguardare non solo i diritti sindacali dei dipendenti di Swisscom, ma se Swisscom prenderà la maggioranza di Fastweb, anche dei lavoratori di Fastweb.

Pubblicato

Venerdì 16 Marzo 2007

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