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Swisscom, obiettivo 36 ore

di

Silvano De Pietro
La scorsa settimana il presidente della direzione generale Jens Alder ha annunciato che nel 2004 Swisscom sopprimerà altri 655 posti di lavoro: 260 nella rete fissa, 40 in Bluewin, 300 nei servizi informatici (It Services) e 55 in Swisscom Immobili. L’ennesima cura dimagrante porterà gli effettivi di Swisscom attorno alle 16 mila unità, oltre 6 mila in meno rispetto al 1998 (vedasi box). Ma cosa spinge un’impresa che quest’anno conta di realizzare un utile di 4,4 miliardi di franchi a perseverare nella soppressione di posti di lavoro? Di questo e delle strategie sindacali area ha parlato con Giorgio Pardini, vicepresidente del Sindacato della comunicazione. Signor Pardini, si dice che il morale degli impiegati di Swisscom sia piuttosto basso… Con l’annuncio di venerdì scorso circa la soppressione di 650 posti di lavoro, e con l’intervista di Jens Alder di domenica alla “Sonntagszeitung”, nella quale dice che nei prossimi anni saranno eliminati ulteriori posti di lavoro, penso che la gente sia veramente molto toccata da questa situazione. C’è una grande incertezza sul futuro, soprattutto quando si vede che anche nei settori nuovi, come l’It Services (servizi informatici), vengono soppressi 300 posti di lavoro. Jens Alder ha però anche detto che c'è un grande attaccamento del personale all’impresa Swisscom, e che insomma una certa paura o rassegnazione è comprensibile. Sì, l’attaccamento alla Swisscom penso derivi ancora dalla vecchia tradizione degli impiegati della Ptt. Ma oggigiorno i nuovi arrivati mostrano l’attaccamento che c’è in una qualsiasi altra ditta: se va bene, va bene; e se va male, va male. Penso che questa identificazione con l’impresa Swisscom vada diminuendo di giorno in giorno. Come sindacati, state trattando con Swisscom nuovi modelli di orario di lavoro ridotto. Questo vuol dire che accettate questa riduzione del personale? Una riduzione di personale, ovviamente, non si accetta mai come sindacato. Solo che dobbiamo cercare delle soluzioni, in quanto non siamo noi che gestiamo la Swisscom. Cerchiamo quindi di ottenere la riduzione dell’orario di lavoro per arrivare alle 36 ore settimanali, con modelli di durata del lavoro adeguati ai vari gruppi, perché ovviamente il settore rete fissa non è uguale a quello dei servizi nell’informatica. Pertanto cerchiamo di trovare un punto d’incontro, affinché questi modelli siano effettivamente applicabili ai vari gruppi. In secondo luogo, sarà uno scandalo, secondo me, che la Swisscom voglia riacquistare parte del pacchetto azionario, e che questi soldi non vengano impiegati nel finanziamento della riduzione dell’orario di lavoro, che è indispensabile per mantenere i posti di lavoro nella Swisscom. Avete anche negoziato – dite nel comunicato – un “buon” piano sociale. Quali sono i punti cardine di questo piano sociale; e comunque rientra nel piano sociale la riduzione dell’orario di lavoro per contenere la diminuzione dei posti di lavoro? Il piano sociale l’avevamo già stipulato nel 2001 per il 2003. Poi c’è stata una battaglia nei primi mesi di quest’anno, perché la Swisscom non era disposta a prolungare, come noi avevamo chiesto, di un minimo di due anni questo piano sociale, ben sapendo, da parte nostra, che la soppressione di posti di lavoro non era ancora terminata. Grazie a quella lotta siamo riusciti a far passare tale prolungamento. Adesso, per noi il piano sociale – come diciamo sempre alla Swisscom – non è una carta bianca, un lasciapassare per ulteriori licenziamenti. Per noi è uno strumento da applicare quando sono state esaurite tutte le possibilità di contenere la riduzione dei posti di lavoro. Attualmente la Swisscom tende ad applicare subito il piano sociale, riducendo i posti di lavoro senza cercare alternative. Il piano sociale contiene comunque forme di riqualifica e di reintegrazione nel mercato del lavoro; ma nei prossimi mesi, nel prossimo anno, sarà molto difficile reintegrare nel mercato del lavoro il personale che ha perso il posto. Jens Alder dice che deve tagliare i costi perché Swisscom non può più crescere. Lei condivide questa opinione? Penso che si dovrebbe analizzare un po’ più a fondo cosa Alder intende dire. Perché c’è il settore della rete fissa che sicuramente è saturo a livello nazionale; però ci sono altre tecnologie da sperimentare e da sviluppare, che sicuramente vanno oltre la rete fissa. In questi nuovi campi la Swisscom non ha presentato un granché; e – secondo la mia personale visione – ha mancato le innovazioni nei servizi informatici e nelle telefonie. Anche l’ultimo miglio, che produce il vero plusvalore per la Swisscom, non ha portato ad un’avanzata tecnologica che garantisse la diversificazione dei prodotti della Swisscom. Dunque, è proprio nel campo della ricerca e dell’innovazione, a cui sarebbe predestinata dalla sua situazione finanziaria e dalla mancanza di concorrenza sul mercato, che la Swisscom non produce molto. Ed acquistando delle imprese all’estero non è che si producano posti di lavoro in Svizzera. Ma qual è, secondo lei, il ruolo che giocano gli altri operatori sul mercato, nella prospettiva dell’occupazione e dello sviluppo tecnologico? Gli altri operatori giocano un ruolo modesto. Se facciamo un bilancio dei posti di lavoro, abbiamo un saldo negativo, perché i nuovi operatori privati emersi nel campo delle telecomunicazioni non hanno creato quel numero di posti di lavoro che avevano progettato. Secondo il direttore generale della Swisscom ci vorrebbe meno regolamentazione sul mercato, o almeno non più di quanta ve ne sia attualmente. C’è troppo stato nelle telecomunicazioni? Questa della regolamentazione è un po’ un’idea fissa di Jens Alder. Io sono invece dell’avviso che ci vogliano delle regole nel mercato. Il legislatore non ha certo impedito alla Swisscom di progredire, e non le ha impedito di aumentare la sua penetrazione nel campo dell’informatica applicata alla telecomunicazione. Manca invece una visione, manca la volontà di cercare, rispettando le regole del gioco che propone la Confederazione, di tirar fuori il meglio di sé. Quando non viene investito nella ricerca, come si dovrebbe, e si guarda solo alla soddisfazione dell’azionariato, allora si ritorna sempre sulla critica che il legislatore impedisce uno sviluppo e una crescita dell’azienda Swisscom. Ma io non la vedo così.

Pubblicato

Venerdì 31 Ottobre 2003

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