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Swissair: l'unica certezza è il disastro sociale legato ai licenziamenti

di

Fabio Lo Verso
La flotta Crossair decollerà domenica 28 ottobre gravida degli aerei Swissair, cinquantadue velivoli che confluiranno in quella che è diventata ormai la nuova compagnia di bandiera elvetica. Il recupero di voli e rotte si dovrebbe accompagnare con il reintegro di circa 1170 collaboratori Swissair, i cui contratti subiranno dopo un anno una riduzione del 30-45%. A questo punto l’ex-compagnia nazionale, uno dei simboli della Svizzera, è entrata ufficialmente in coma, in attesa che la spina venga definitivamente staccata, quando anche i voli intercontinentali passeranno sotto l’ala di Crossair, a fine marzo 2002. Da questa data, anche il marchio Swissair scomparirà. È improbabile infatti che venga adottato da Crossair almeno fino a quando non saranno risolti i nodi giuridici legati alla pioggia di procedure che si abbatteranno sull’ex-compagnia nazionale. Impatto devastante sull’occupazione Intanto i numeri del disastro sociale sono incalcolabili. Secondo le stime ufficiali il taglio degli esuberi ammonta a circa 10000 unità, di cui almeno 5000 in Svizzera, nel solo comparto aereo. Più di 4300 lettere di licenziamento sono già state spedite, e ricevute dai destinatari. Tutte le operazioni non di volo, dal catering ai servizi a terra (appartenenti al gruppo Swissair), subiranno pesanti riduzioni d’organico. Queste attività sono legate a doppio filo con il trasporto aereo. E il decollo della nuova compagnia Crossair, battezzato «Fenice», si traduce con un nuovo assetto industriale, nettamente in ribasso rispetto all’attività della moribonda Swissair. È certo che i piani di volo saranno ridimensionati causando un forte calo delle attività indotte, fornitori, clienti e società che dipendono interamente dal trasporto aereo. Il tutto dovrebbe riguardare circa 10’000 dipendenti, ribadiscono a Berna. I sindacati però non la bevono e indicano dal canto loro cifre da collasso: da 35 a 50 mila esuberi, comprensivi di licenziamenti, soppressioni di posti di lavoro e tagli «indiretti» di organico. Ogni salario, ricorda un sindacalista, corrisponde al fabbisogno di una famiglia di due o tre persone. L’onda lunga della débâcle di Swissair potrebbe toccare circa 120mila persone, di cui 90mila nella sola regione di Zurigo. Ripercussioni, ma in misura minore, ci saranno anche a Basilea, Ginevra e Agno, con fortune diverse. Il dettaglio sarà noto soltanto nelle prossime settimane, quando i sindacati e il commissario liquidatore (filiali del gruppo Swissair sono in amministrazione controllata) avranno esaminato da vicino gli accordi intervenuti ad inizio settimana. Disastro sociale dunque, ma inevitabile secondo il governo, alcuni cantoni, e una ventina di aziende svizzere, che hanno dato il battesimo alla «nuova compagnia aerea elvetica ed intercontinentale», sulle ceneri di Swissair. E che hanno messo per l’occasione una mano pesante al portafoglio. Tenere alto il vessillo di un vettore rossocrociato, di caratura mondiale, ha il suo costo. Dopo il maxi-blocco che ha costretto clamorosamente a terra la flotta Swissair i conti sono stati rifatti. Dall’ammontare iniziale di 1,35 miliardi di franchi, promessi dalle banche per salvare l’ex-compagnia nazionale (poi rivelatisi insufficienti), si è passati in poco meno di un mese alla somma di 4,24 miliardi. I dettagli dell’operazione Nel dettaglio il governo sborsa 2,05 miliardi, comprendenti un credito transitorio per finanziare le tratte intercontinentali fino a fine marzo (circa 1 miliardo) – data in cui le licenze saranno trasferite a Crossair – e la quota di ingresso nel capitale della nuova compagnia (circa 600 milioni), a cui si aggiungono i 450 milioni stanziati a inizio mese. L’economia privata mette sul tavolo 1,7 miliardi, 400 milioni saranno sborsati dal Canton Zurigo (300), Basilea (30) e altri poteri pubblici (70). Le somme sono ingenti, suscitano dubbi in seno alla Commissione europea, e la dicono lunga sui costi che rappresenta il settore dell’aeronautica civile in Svizzera. La posta in gioco è di primaria importanza: la sopravvivenza di una compagnia rossocrociata collegata con le principali e più importanti destinazioni mondiali. Questione di prestigio, di immagine del Paese, si dice, ma si tratta innanzitutto di evitare il crollo totale delle attività economiche legate al trasporto aereo. L’accordo finanziario è stato raggiunto dopo una settimana di incontri condotti a ritmo quasi convulso, durante i quali è stata evocata da Moritz Leuenberger, con l’onestà richiesta alla sua funzione, la possibilità che la nuova Crossair si riveli a termine poco competitiva e redditizia. Come dire che lo sperpero di risorse finanziarie e soprattutto umane (quelle delle migliaia di dipendenti licenziati) si risolverà, forse, in una bolla di sapone. Insomma il piano di lancio, che si è pervenuti infine a sottoscrivere «secondo il copione migliore», sarebbe comunque al di sotto delle reali necessità dell’azienda. La débâcle che si è abbattuta su quello che è considerato come uno dei simboli della Svizzera, potrà piombare sulla nuova Crossair che resta una compagnia dalle dimensioni ridotte, vulnerabile ed esposta ad una concorrenza feroce. Quello siglato lunedì è quindi un salvataggio a metà, che oltre a non garantire la viabilità della nuova azienda, non dice nulla sulla sorte delle società poste in amministrazione controllata (Swissair Group, SAirLines, Flightlease), né di quelle che restano promesse alla vendita (Gate Gourmet, Swissport e Nuance). Sotto una cattiva stella Nata sotto una cattiva stella, Crossair sarebbe dunque votata ad un effimero destino. In Europa sopravviveranno solo tre compagnie, dicono gli specialisti del settore. Tra due o tre anni Crossair, che ha raggiunto la taglia dell’olandese Klm sarà con ogni probabilità tagliata fuori dai grandi gruppi, Air France, British Airways e Lufhtansa. Per la nuova compagnia si profilano, logicamente, due scenari : il fallimento delle attività, a causa della concorrenza feroce degli avversari, o la riuscita del piano industriale avviato questa settimana. In un caso come nell’altro l’azienda sarebbe condannata a sparire. Per quale motivo? La risposta risiede nel fenomeno economico che prende il nome di «consolidamento». Il settore dell’aviazione civile è entrato in questa fase da qualche mese ormai, soprattutto negli Stati Uniti in cui una trentina di vettori sono stati assorbiti dai concorrenti. In Europa il movimento è agli inizi, e si consuma per il momento con fallimenti o scorpori di aziende. Ma in futuro, qualunque sia l’esito di Crossair, la compagnia elvetica sarà inevitabilmente acquistata da un concorrente. Uno scenario preferibile al fallimento del «piano Fenice», per la semplice ragione che un eventuale acquirente tenderebbe a mantenere in vita le attività di Crossair. I titoli in Borsa inoltre varrebbero poco più che carta straccia se il piano dovesse fallire, ma molto più del valore attuale se la compagnia fosse ripresa attraverso un offerta d’acquisto o di scambio di azioni. Alleanze tra poteri Queste sono ipotesi per un futuro prossimo. Per il momento la parabola finanziaria sembra conclusa, ma termina con un dato inatteso: l’alleanza tra potere politico e economico, e il ridimensionamento delle banche, che rinunciano al controllo di Crossair. Sopra tutto spicca l’ingresso del governo e dei cantoni nel capitale della nuova compagnia, con un sostanzioso 38% (20% alla Confederazione, 18% ai cantoni) che dovrebbe avere valore di partecipazione di sbarramento. Il riassetto delle quote conferisce la nuova maggioranza (62%) ad aziende private e grande industria, a fronte di una netta riduzione del peso di Ubs e Credit Suisse Group che conservano in egual misura 10% delle parti e cedono più del 50% del pacchetto azioni (70,35%) acquistato durante la crisi per la miserabile somma di 260 milioni. Tramite questa cessione i due colossi bancari dovrebbero recuperare buona parte dei 1,35 miliardi forniti per Swissair, calcolano gli analisti. Intanto le casse federali si ritrovano con un buco di un miliardo di franchi, mentre i costi del piano sociale per gli impiegati licenziati corrisponderebbero, secondo le prime stime, ad almeno 600-800 milioni. Con buona pace dei contribuenti.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2001

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