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Swissair e i finti tonti della politica

di

Silvano De Pietro
«Il processo è stato la punizione». Con questo titolo il Tages-Anzeiger di venerdì scorso cercava in qualche modo di disperdere quel velo d'ipocrisia con cui politici e giornalisti avevano accolto il giorno prima la sentenza di assoluzione dei 19 imputati al processo penale per il fallimento di Swissair. Una sentenza che dai più è stata definita incomprensibile, specialmente per gli indennizzi accordati, ma che in realtà non poteva essere diversa. E lo sapevano tutti.
I 3 milioni di franchi versati in indennizzi sono soltanto la punta dell'iceberg dei costi di questo processo. A quella cifra vanno infatti sommati i 4,5 milioni per le perizie ordinate dalla procura pubblica (ma in aula ne è stata presentata una sola), come pure gli stipendi dei sette procuratori che dal 2001 hanno lavorato  quasi ininterrottamente (e inutilmente, si direbbe, visti i risultati)  all'inchiesta penale. Il costo di questo lavoro viene valutato sui 6 milioni di franchi, il che porta ad oltre 13 milioni la spesa complessiva per il primo processo penale. Una spesa che supererà certamente i 20 milioni se, come pare probabile, il pubblico ministero confermerà il ricorso in appello.
Ma che «la stupidità non è punibile» (come ha scritto un giornale romando) lo sapevano tutti. Lo sapeva anche il presidente del Plr, Fulvio Pelli (che è anche avvocato), il quale ha tranquillamente dichiarato che «questa sentenza è un disastro»; che «non si capisce perché non vi sia stata punizione per nessuno»; che dubita «che la procura pubblica abbia lavorato bene»; che «la sentenza non cambia il giudizio su questi personaggi»; e che essi «dovrebbero fare il gesto di rinunciare agli indennizzi che sono stati loro offerti dalla giustizia zurighese». Ma chi aveva messo queste persone al vertice di Swissair? Non era stato forse, direttamente o indirettamente, proprio il Plr?
Pelli ha anche fatto due importanti ammissioni. Ha detto che «la politica ha delle responsabilità in questo fallimento, perché Swissair era una sua protetta»; e che «il diritto penale non è sempre lo strumento adatto per punire i fallimenti commerciali». Dunque, c'è responsabilità della politica; e le leggi assicurano l'impunità ad imprenditori, amministratori e manager che commettono gravi sbagli. E cosa ne deduce il politico e avvocato Pelli? Questo: «Mi è difficile credere che, perlomeno nella fase finale della gestione di Swissair, non siano stati commessi dei reati». Veramente siamo noi ad avere difficoltà a credere che un politico e avvocato come lui si meravigli di cose che conosce bene e che ha appena spiegato.
Vogliamo dirla tutta? Politici e giornalisti sapevano bene, quando chiedevano a gran voce che i responsabili venissero processati e puniti, che le responsabilità primarie erano della politica. I guai di Swissair erano cominciati con il rifiuto popolare, nel 1992, dello Spazio economico europeo. Quella decisione impediva alla compagnia di bandiera elvetica di imbarcare passeggeri negli aeroporti dell'Unione europea e di operare con voli di collegamento tra questi aeroporti. Un colpo mortale, insomma. Questo i politici avrebbero dovuto dire, allora, con chiarezza. La gente non si rese conto che, votando no al See, ci sarebbero state tali conseguenze. Swissair ha cercato di salvarsi acquistando una compagnia scassata come Sabena, ma europea e con i diritti di volo su tutto il continente.
La strategia di espansione, certamente, è stata mal concepita e male eseguita. I risultati lo dimostrano. Ma gli amministratori di Swissair dovevano rimediare "alla disperata" ad un errore politico di fondo; e sarebbe forse toccato alla politica aprire gli occhi in tempo e indicare alla compagnia aerea delle soluzioni. Del resto, non è stato forse così quando i vertici di Swissair decisero di versare una forte somma per salvare la belga Sabena? Perché l'avrebbero fatto, se non per non mettere a repentaglio gli accordi bilaterali, quindi per fare un favore alla politica?
E ora ci si viene a scandalizzare per l'indennizzo di quasi mezzo milione accordato (giustamente, data l'accusa infondata) a Mario Corti? E perché l'ultimo arrivato – che ha cercato disperatamente di salvare la compagnia, mentre politica e banche gli chiudevano le porte in faccia – avrebbe dovuto pagare per gli errori commessi da altri in precedenza? La gente ha capito questo sleale gioco punitivo ed ha tributato a Corti una certa simpatia e solidarietà. Anche il personale ed i sindacati (come dimostra l'intervista qui accanto con il presidente del Kapers) hanno mostrato comprensione per "Supermario". Altri ex amministratori, legati a doppio filo con la politica, sono rimasti fuori dal processo penale. La speranza, ora, è che in sede di processo civile si ridefiniscano un po' meglio le responsabilità e qualcuno sia davvero costretto a pagare.

Pubblicato

Venerdì 15 Giugno 2007

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