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Swiss tagli aper preparare la svendita

di

Silvano De Pietro
Tremila posti di lavoro da eliminare su 9’522, un terzo della flotta da sopprimere, salari da ridurre. I costi saranno tagliati per 1,6 miliardi di franchi (pari in pratica alla metà del fatturato) e serve ancora un’iniezione di 500 milioni di franchi, che nessuno sa dove trovare. È questo il prezzo salatissimo che la compagnia aerea Swiss si appresta a pagare per superare una crisi in parte congiunturale e profonda, in parte strutturale e preannunciata da tempo. Gli “attori economici e sociali” sono chiamati a collaborare al piano di ristrutturazione, ma i sindacati non sembrano disposti, almeno per il momento, ad assecondarlo. Questa volta il presidente Pieter Bouw non ha osato sfoggiare l’ottimismo sbandierato lo scorso 2 maggio, quando dichiarava di avere fede nella ripresa e nel successo di Swiss. Più cautamente, martedì scorso non s’è spinto oltre l’ammissione che «la fiducia non può essere evocata con le parole». Forse ciò significa che i dirigenti di Swiss si stanno accorgendo soltanto adesso, almeno in pubblico, che i politici hanno messo loro in mano un progetto ambizioso ma senza futuro. Ed ora gli tocca decidere ed attuare su Swiss quella cura dimagrante, che avrebbero invece dovuto pretendere venisse applicata all’idea stessa di mettere in piedi una compagnia di volo fotocopia di Swissair. Per giunta, dovranno incassare critiche dure di incompetenza, assumersi la responsabilità di decidere e motivare tagli e licenziamenti, elemosinare in giro nuovi finanziamenti, trovare la dimensione giusta della compagnia ed una sua sistemazione definitiva. Non è possibile che l’olandese Pieter Bouw ed il presidente della direzione generale, André Dosé, non si siano resi conto di questo scoperto e pesante gioco della politica. Ma evidentemente, per gli alti stipendi che percepiscono, fa parte della funzione dei manager correre anche questi rischi. D’altro canto, è però vero che i due hanno sinora accumulato un’impressionante serie di fallimenti: hanno mancato gli obiettivi di bilancio; non hanno saputo creare una cultura d’impresa originale, sganciata dalle matrici di Swissair e Crossair; hanno reagito troppo tardi alla necessità di ridimensionamento; se la sono guastata con le banche, che adesso hanno chiuso i rubinetti; non sono riusciti a stringere un’alleanza strategica con un’altra compagnia aerea; si sono dati la zappa sui piedi opponendosi all’accordo con la Germania per i voli di avvicinamento a Zurigo-Kloten. Il piano messo a punto per salvare Swiss sembra comunque destinato innanzitutto a rendere la compagnia attraente per un’eventuale alleanza o fusione. È infatti soltanto da questo punto di vista che si può spiegare il commento di André Dosé alla decisione del tribunale arbitrale di Basilea sulla vertenza che oppone la compagnia ai piloti ex-Crossair. Dosé ha detto che è necessario trovare un’intesa con i piloti, perché la sentenza arbitrale è inapplicabile a causa delle sue conseguenze molto gravi per il futuro di Swiss. E se non si troverà un accordo con i sindacati, allora «non ci resta che denunciare la convenzione collettiva di lavoro e procedere con contratti individuali». Chi può correre un rischio così grave di guastare i rapporti di fiducia con il personale, se non chi ha in vista di disfarsi dell’impresa? Oltretutto, la disdetta dei contratti collettivi è una delle migliori condizioni che si possono predisporre a favore di un nuovo padrone, che avrà così mano libera di gestire come vuole il personale. Per queste ragioni le organizzazioni del personale, specie di quello di terra che sarà il più colpito, non hanno affatto accolto bene il piano che dovrebbe rilanciare Swiss. Il sindacato Unia, per esempio, ha dichiarato di opporsi a licenziamenti decisi senza alcuna garanzia per il personale restante. Unia contesta in particolare l’assenza di obiettivi strategici chiari, la mancanza di trasparenza nei confronti del personale, le riduzioni salariali per chi guadagna meno di 4 mila franchi lordi. Chiede invece che si applichi il principio della parità salariale e che tutti i dipendenti di Swiss vengano tutelati da un contratto collettivo di lavoro.

Pubblicato

Venerdì 27 Giugno 2003

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