Il gruppo Swatch ha recentemente comunicato la volontà di spostare la logistica da Bienne in Ticino entro giugno. I posti di lavoro creati a Taverne dovrebbero essere una novantina a scapito dei 95 che andranno persi a Bienne. Dopo le prime entusiaste reazioni alcuni cominciano a chiedersi se si tratta di una vera opportunità per il cantone o di uno stratagemma della multinazionale per sfruttare il basso costo della manodopera in Ticino. «Il mercato italiano – ha spiegato Béatrice Howald, portavoce del gruppo Swatch, in una dichiarazione concessa al quotiadiano laRegione – è di gran lunga il più importante per il nostro gruppo. In particolare per due nostri modelli, l’Irony e il Chrono, l’iter tra produzione e distribuzione risultava particolarmente dispendioso in termini finanziari e di tempo». I due modelli smerciati nel vicino mercato italiano seguono infatti un articolato processo produttivo. La componentistica fabbricata oltre Gottardo viene inviata alla Diantus Watch, uno dei 160 centri di produzione della multinazionale orologiera. A Mendrisio le 600 lavoratrici frontaliere assemblano i meccanismi, dopodiché la cassa riparte per oltralpe al centro logistico di Bienne dove viene aggiunto il cinturino. Il prodotto finito riprende nuovamente strada verso sud trovando sbocco nel mercato italiano. Il centro logistico di Taverne rientra quindi in una logica di riorganizzazione strategica che permetterà a Swatch di ridurre tempi di produzione e costi di trasporto con i relativi vantaggi ambientali. Il dubbio che sorge è che, oltre a questi chiari benefici, la multinazionale voglia trarre ulteriore profitto spostandosi nell’ “Asia della Svizzera”, quel Ticino in cui è ancora possibile impiegare lavoratori sprovvisti di contratto collettivo di lavoro (Ccl) con una paga oraria lorda che oscilla fra i 9 e gli 11 franchi (paga corrisposta dalla Diantus Watch a Mendrisio, servizio in area n.46 del 14 novembre 2003). I sindacati del settore si mobilitano a Bienne per cercare di mantenere i posti di lavoro (vedasi box sotto). In Ticino, nel caso in cui Swatch non tornasse sulla propria decisione, Rolando Lepori (segretario regionale della Flmo) ha confermato che sono in corso i preparativi per far adottare il Ccl anche nel nostro cantone: «Non vorremmo che la Swatch approdi a Taverne con la speranza di potersi sbarazzare dei diritti contrattuali dei quali beneficiano attualmente i lavoratori della loro sezione logistica. A Bienne per questo genere di lavoro non si paga meno di 3 mila 500 franchi, in Ticino purtroppo si scende anche sotto i 2 mila franchi. Emblematico il caso Diantus, chissà se non potrebbe rivelarsi una buona occasione per convincere la Swatch a far adottare anche alla Diantus il Ccl». Ad accrescere le perplessità si aggiunge la dichiarazione di Howald secondo la quale non vi sarà trasferimento di sede per la Swatch Group Distribution SA; inoltre, precisa, la manodopera cercata in loco sarà prettamente manodopera non qualificata. Interpellata da area infine la portavoce del gigante dell’orologeria spiega che «in questo momento è prematuro parlare di contratto collettivo di lavoro per il Ticino» e che la neo costituita impresa non si chiamerà certamente Swatch. Se in Ticino la passata settimana ci si è rallegrati dell’approdo della logistica della Swatch a Taverne, a Bienne sindacati e lavoratori paiono meno entusiasti. Saranno 95 i posti di lavoro che saranno cancellati. Il gigante mondiale che produce e vende il 25 per cento di tutti gli orologi complessivamente immessi sul mercato globale ha rassicurato gli impiegati di Bienne per i quali è previsto un piano sociale: «nella misura del possibile verranno fatte delle proposte di lavoro alternative nelle società affiliate della Swatch. Per i casi critici sono disponibili un piano sociale da definire con i partner sociali ed un sostegno per la mediazione professionale, inoltre la possibilità della pensione anticipata». In seguito è stato precisato che non vi sarà nulla da obiettare a coloro che vorranno trasferirsi in Ticino. Da chiarire se stipendio e condizioni contrattuali dei lavoratori d’oltralpe (che hanno il contratto collettivo di lavoro e una paga non inferiorie ai 3 mila 500 franchi) resteranno i medesimi una volta varcato il Gottardo. Intanto a Bienne i 95 lavoratori con l’ausilio del sindacato Flmo e Sei non ci stanno e si sono mobilitati per impedire la chiusura dello stabilimento. In una risoluzione emanata martedì hanno chiesto a Swatch di: • rivedere la decisione di spostare la logistica in Ticino e permettere ai partner sociali di analizzare la documentazione su cui è stata basata la scelta di partenza da Bienne • concedere otto settimane, come previsto dal codice delle obbligazioni, per trovare soluzioni alternative all’eliminazione dei posti di lavoro • prevedere un salario minimo netto di 3 mila franchi mensili a partire dal primo marzo di quest’anno per tutti i collaboratori della Swatch e delle società partecipate (come ad esempio la Diantus di Mendrisio che attualmente paga anche meno di 2 mila franchi lordi al mese i suoi collaboratori) e introdurre negli organi aziendali, sia di Swatch che delle società affiliate, una commissione nominata dai lavoratori Le intenzioni di Nicolas Hayek, patron della multinazionale dell’orologio, non sembrano collimare con queste richieste: ha espresso tramite i microfoni della radio della Svizzera romanda il desiderio di essere «ringraziato per aver deciso di mantenere comunque i posti di lavoro in terra elvetica».

Pubblicato il 

23.01.04

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