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Svizzera, quei salari così diversi

di

Can Tutumlu
Ragioniamo in maniera semplice. Partiamo dal prezzo di un cappuccino. In Ticino al bar lo potete gustare per 3 franchi, per berlo a Zurigo o a Berna dovete invece essere disposti a sborsare circa 4,50 franchi. Una semplice osservazione che intuitivamente ci spinge ad accettare l'idea che la vita è più cara Oltre Gottardo (a proposito: ma quanto più cara?) che da noi. Se il cappuccino al Nord delle Alpi costa di più è quindi giustificato che anche i salari lì siano più alti. O no? Del resto il Ticino – per quanto riguarda gli stipendi – è il fanalino di coda rossocrociato. Una specie di "Asia della Svizzera". Ma proviamo per una volta ad indagare ulteriormente. È vero che la vita a Berna, Zurigo, Lucerna, Argovia o Basilea è più cara che a Lugano? Come si giustificano le regionalizzazioni salariali che applicano diverse aziende sia nel privato che nel pubblico? Su quali basi sono decise queste discriminazioni? L'abbiamo chiesto ai diretti interessati. E dalle risposte che ci hanno dato non sono mancate le sorprese...   

Il grafico in pagina – che illustra le differenze salariali fra i cantoni per grado di competenza del lavoratore – mostra senza ombra di dubbio che in Ticino i salari sono di gran lunga sotto la media elvetica. Teniamoci stretta questa informazione perché è una delle poche certezze che ci accompagna nella domanda che ci siamo posti: come si giustificano i salari più bassi applicati in Ticino per rapporto agli altri Cantoni? Per quale ragione diversi datori di lavoro – sia nell'ambito pubblico che privato – praticano la regionalizzazione dei salari?
Torniamo al cappuccino. Senza ombra di dubbio è più caro a Zurigo che a Lugano. Ma non di solo cappuccino vive l'uomo. Per poter essere più precisi – per poter cioè quantificare queste differenze di prezzo – bisogna prendere un paniere di beni e metterlo a confronto nei diversi cantoni. Solo così è possibile creare un indice dei prezzi al consumo per cantone. La ragione ci dice che sicuramente esiste questo indice: come si potrebbe altrimenti giustificare la diversa retribuzione che riceve un impiegato ticinese che fa il medesimo lavoro del collega per la stessa impresa ma Oltre Gottardo?
Prima sorpresa: abbiamo chiesto all'Ufficio federale di statistica (Ust) di fornirci l'indice dei prezzi al consumo regionalizzato. Il funzionario incaricato della determinazione dell'indice dei prezzi al consumo nazionale ci ha risposto che «purtroppo non è prevista questa statistica. Non esiste un paniere dei beni di consumo regionalizzato. L'unica cosa che esiste è una statistica dei costi d'affitto per cantone. Ma non è sufficiente per rispondere alla domanda che si è posto». Quindi sicuramente non ci si può accontentare di un semplice confronto fra le pigioni (abitare a Lugano costa davvero meno che abitare a Zugo?).
Non c'è quindi alcun modo per misurare quanto la vita è più cara a Zurigo piuttosto che a Lugano o Neuchâtel. Ma come è possibile allora definire che a Berna si deve guadagnare – per il medesimo lavoro e nella stessa impresa – di più che a Bellinzona? Non esiste alcuna misurazione ufficiale di questa grandezza, non esiste infine alcun metro di paragone.
A questo punto non ci resta che tornare al ragionamento del cappuccino. In Ticino l'assicurazione malattia costa meno che a Berna? No, siamo addirittura sopra la media nazionale. È più facile vivere a Zurigo o Berna senza auto che in Ticino? Il biglietto del treno – le Ffs applicano la regionalizzazione dei salari – costa meno al Sud delle Alpi? O ancora: la Posta – che prevede anche lei differenze di retribuzione a dipendenza del cantone di domicilio – offre tariffe preferenziali in Ticino? Lo stesso discorso vale per Swisscom, come anche per il personale della Confederazione che subisce la discriminazione salariale per cantoni.
Ma anche multinazionali come l'istituto bancario Ubs, Crédit Suisse e molte altre imprese che operano nel settore privato praticano la regionalizzazione dei salari. Proprio l'Ubs che ogni anno mette a confronto un centinaio di città nel mondo per stabilire la differenza del costo della vita (ma non ne ha alcuna interna per la Svizzera). 
Addirittura a Davos una cameriera può guadagnare il 10 per cento in meno per rapporto a quello che è stabilito nel contratto collettivo di lavoro, cioè 3'100 franchi lordi al mese. È previsto nella clausola "regione di montagna" che permette ai datori di lavoro in zone depresse di montagna (Davos?) di impiegare personale a costi minori.
La nostra domanda di partenza resta lì: perché queste differenze – che in alcuni casi sono davvero notevoli – salariali?
D'accordo, supponiamo di arrenderci alla logica del cappuccino. La vita a Zurigo, Berna costa più che a Neuchâtel e Lugano. Nessuno è in grado di dimostrarlo, è un esercizio che non è mai stato svolto. Ma accettiamo – per il momento – che sia così. Ma se anche fosse vero che la vita è più cara a Zurigo e Berna che in Ticino o Neuchâtel bisogna fare in ogni caso un passo ulteriore. Perché se è vero che i prezzi sono più alti – e qui recuperiamo l'unico dato certo che abbiamo: cioè che in Ticino si guadagna meno che altrove – è altrettanto vero che i salari sono più alti. Quale è il potere d'acquisto a Zurigo rispetto a quello in Ticino? Ovvero paragonando prezzi e salari di Zurigo con quelli del Ticino quale lavoratore dei due cantoni ha un maggiore benessere finanziario?
Anche in questo caso l'Ust non ha alcuna statistica in grado di catturare queste differenze, non esiste un potere d'acquisto per cantone. Non si sa quindi se il supposto minor costo – che non è mai stato misurato – della vita in alcuni cantoni sia riequilibrato nella corretta misura dalla regionalizzazione dei salari. «In effetti non saprei dirle come sia possibile giustificare in base a dati concreti la regionalizzazione dei salari», ci ha detto il ricercatore dell'Ust.
Ma allora, una volta verificato che non esiste alcuna base sulla quale prendere decisioni, come è possibile giustificare una politica del personale che prevede discriminazioni salariali per regione? Abbiamo girato la domanda (si vedano i riquadrati a in basso) all'Ufficio del personale della Confederazione e al sindacalista di Unia Saverio Lurati.

«Non hanno alcuna giustificazione plausibile. Noi abbiamo sempre lottato contro questa logica del salario per cantone», dice Saverio Lurati. Il sindacalista di Unia porta l'esempio del contratto mantello nazionale dell'edilizia in cui non è prevista  alcuna discriminazione salariale dovuta al cantone di residenza. Altri contratti collettivi invece prevedono la regionalizzazione dei salari. Segno della debolezza storica di alcuni sindacati svizzeri? Lurati indica inoltre come causa di queste disparità il grimaldello del frontalierato per tenere in alcuni regioni i salari più bassi.
Intanto il 23 settembre i lavoratori manifesteranno a Berna per un aumento generalizzato del 4 per cento dei salari per tutti e di più per le donne per limare la disparità attuale. Il problema della regionalizzazione dei salari non è una rivendicazione all'ordine del giorno, ma è un problema che prima o poi i sindacati dovranno affrontare.           

Pubblicato

Venerdì 15 Settembre 2006

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