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Svizzera, forse domani non sarà più l'isola dei prezzi alti

di

Paolo Riva
La recente dichiarazione d’intenti in merito alla liberalizzazione delle importazioni parallele da parte del Consiglio Federale, potrebbe rappresentare un passo decisivo nella correzione del livello dei prezzi in questa isola di lusso chiamata Svizzera. Una misura concreta in favore di una maggior concorrenzialità del mercato dell’import, che di fatto ha approfittato di privilegi da monopolio, o nel migliore dei casi da oligopolio, per interi decenni. Un settore, quello delle importazioni, dominato da figure che sulla carta si battono per il mercato libero, ma che di fatto hanno costruito barriere più o meno invalicabili, a difesa dei loro feudi e dei loro profitti. Mister Prezzi, il sorvegliante dei prezzi nazionale, li chiama i “liberisti della domenica”, perché al dì di festa , magari all’ora dell’aperitivo, declamano le virtù del libero mercato, ma dal lunedì al venerdì si operano affinché questo stesso mercato sia di fatto il meno libero possibile. La questione che il Consiglio federale intende porre al parlamento è quella dell’adozione del cosiddetto principio del “Cassis de Dijon”, dal nome del prodotto protagonista di una sentenza della Corte Europea, che ha sancito la legalità della commercializzazione di un prodotto in tutti i paesi UE, se questo prodotto è conforme alle norme dello stato membro di cui è originario. Si tratterebbe dunque di rinunciare a una serie di norme tecniche e leggine che hanno garantito di fatto lo status privilegiato degli importatori esclusivi. Si prevedono tempi lunghi, e la cosa non sorprende, ma le cose potrebbero cambiare, è probabile quindi che una serie di questioni verranno a galla. Tempo dunque di attrezzarsi per la battaglia di argomentazioni che ci aspetta. Primo su tutti il dibattito, già annunciato, sull’ineluttabilità di un calo dei salari di fronte a un calo dei prezzi. Il tentativo è comprensibile, ma solo limitatamente giustificato, poiché se una riduzione di salario è inevitabile nel caso di beni di esportazione, essa non lo è qualora a diminuire di prezzo siano beni importati (con le debite eccezioni). Le nostre esportazioni sono soggette a forte concorrenza e il loro prezzo è livellato verso il basso dalla pressione dell’Euro. Visto che il valore aggiunto, quello fornito dalla forza lavoro, è generato in Svizzera, è giusto che un calo dei prezzi si tramuti in un calo dei salari. Lo stesso discorso non vale per i beni importati, dai prezzi generalmente più alti rispetto ai paesi d’origine, ma per i quali nessun valore aggiunto è generato all’interno del nostro paese. In questo caso, se i prezzi diminuiscono, si tratta dell’instaurazione di un mercato maggiormente concorrenziale, del quale sarebbe giusto poter trarre beneficio, dopo aver strapagato le stesse merci, in un regime di mercato regolamentato in modo da garantire i privilegi di importatori esclusivi. Figura, quella dell’importatore esclusivo, riconosciuta in poche altre nazioni al di fuori della Svizzera. La liberalizzazione delle importazioni parallele offre inoltre una grande opportunità di tipo imprenditoriale. Ogni individuo dotato di iniziativa e talento commerciale potrà infatti trovare delle nicchie in cui agire, e cercare di proporre prodotti d’importazione a miglior mercato. Esclusi sono i prodotti alimentari, regolamentati da una legislazione speciale, ma per il resto i limiti sono posti dalla fantasia… e dalle nuove norme… sempre che queste arrivino. Forse in un futuro prevedibile avremo un mercato libero, o comunque più libero di quello attuale, ma per togliere ogni eccessiva illusione agli spiriti facilmente entusiasmabili, ci tengo a precisare che, almeno per quanto riguarda i progetti attuali, questa liberalizzazione non comprenderà il settore dei farmaci, che invece, guarda caso, è uno dei settori che ne avrebbe più bisogno. Almeno secondo l’ufficio Federale della Sorveglianza sui Prezzi, che ha rilevato una differenza media del più 30 per cento rispetto alla Germania per i dieci farmaci più utilizzati. Tanto per dire che bisogna prepararsi ma non illudersi. Chi ha approfittato fino ad ora darà battaglia, e credere nella tanto decantata libertà del mercato è sempre più un atto di fede.

Pubblicato

Venerdì 20 Maggio 2005

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