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Svizzera, amore irresistibile

di

Silvano De Pietro
La Svizzera è uno dei paesi meglio integrati nell'economia globale. Nella graduatoria sulla competitività, stilata dal Forum economico mondiale (Wef), nel 2005 il nostro Paese figurava al quarto posto, ma nell'ultimo rapporto relativo al 2006 è stato messo al primo rango, davanti a Finlandia, Svezia, Danimarca, Singapore e agli stessi Usa che da anni dominavano questa classifica. Al di là delle graduatorie, che pure illustrano molto bene la situazione, il dato che però è più esplicito, che parla meglio di qualsiasi complesso giudizio tecnico, è il numero delle imprese straniere che vengono a stabilirsi in Svizzera.

Secondo il Segretariato di Stato dell'economia (Seco), nel 2005 si sono insediate in Svizzera 510 aziende straniere che hanno creato 2'470 posti di lavoro. Questi dati sono stati raccolti presso tutti i Cantoni, per il terzo anno consecutivo, nel febbraio dell'anno scorso (e probabilmente proprio in queste settimane il Seco sta procedendo a rilevarli rispetto al 2006). La tendenza dovrebbe essere confermata, visto che nel 2004 le imprese che dall'estero avevano spostato la loro sede in Svizzera erano 526, creando 2'289 nuovi posti di lavoro, e nel 2003 erano state 446 con 2'091 nuovi posti di lavoro.
La crescita della piazza economica, la cui promozione è un compito che Confederazione e Cantoni affrontano congiuntamente,  apporta alla Svizzera non solo nuovi posti di lavoro, ma anche entrate fiscali supplementari. Per esempio, tra il 1998 e il 2003 il solo Cantone di Sciaffusa ed i suoi Comuni (certamente tra i più industrializzati, ma non tra i più grandi per territorio e popolazione e non tra i più vantaggiosi dal punto di vista fiscale) hanno incamerato 97 milioni di franchi di imposte supplementari frutto di nuovi insediamenti di attività economiche. Nello stesso periodo la Confederazione ha incassato 185 milioni d'introiti fiscali supplementari.
Il successo della piazza economica Svizzera è da alcuni anni un dato di fatto generalmente riconosciuto. Ad essere attirate sono in particolare le piccole e medie imprese (Pmi) tedesche, ma anche francesi, italiane ed austriache. Soprattutto in Germania l'interesse di un trasferimento in Svizzera è enorme: ancora in maggio 2003, uno studio tedesco citato da Context (l'organo della Società svizzera degli impiegati di commercio) indicava che in Germania un'impresa su quattro stava valutando l'opportunità di trasferirsi all'estero, e una buona metà di esse in Svizzera, nei successivi tre anni.
Naturalmente solo una piccola parte di queste Pmi realizzano effettivamente tali piani, sia perché il trasferimento comporta  delle spese e non viene proprio agevolato dai poteri locali che frappongono ostacoli, sia perché molte di esse ne parlano per far pressione sulla politica e sui sindacati nel loro paese. Tra i motivi, infatti, vengono indicati non soltanto i vantaggi fiscali, ma anche una minore burocrazia, minori vincoli sindacali, servizi ed infrastrutture efficienti e quindi una migliore certezza  nella pianificazione aziendale.
Secondo dati dell'Unione padronale svizzera, non più vecchi di un anno fa, le imprese straniere stabilitesi in Svizzera sono circa 7 mila e rappresentano il 10 per cento del Pil (il prodotto interno lordo), cioè oltre 40 miliardi di franchi, più della ricchezza prodotta per esempio nel cantone di San Gallo o dall'intero settore metalmeccanico. I posti di lavoro offerti sono circa 210 mila,  vale a dire quasi il 7 per cento di tutte le occupazioni a tempo pieno dell'intero Paese. I maggiori datori di lavoro stranieri sono le aziende tedesche (72 mila occupati) e quelle statunitensi (56 mila). È interessante notare che tra il 1995 e il 2003 le aziende straniere in Svizzera hanno cancellato 14 mila posti di lavoro, ma ne hanno creato 34 mila nuovi, con un tasso d'incremento del 6 per cento, soprattutto grazie ai nuovi insediamenti.
Infine, gli alti salari in vigore qui da noi: contrariamente a quanto si possa pensare, non scoraggiano affatto il trasferimento di imprese straniere in Svizzera. Le spaventano, certo; ma solo in un primo momento, quando cioè guardano ai livelli salariali lordi e prima di considerare i costi sociali, che non sono affatto proibitivi nel panorama europeo. E poi c'è la durata del lavoro: in Italia si lavora 100 ore di meno, in Germania 200 e in Francia 300. Alla fine, un'ora di lavoro in Svizzera costa un po' di più che in Italia o in Francia, ma meno che in Germania. Inoltre, nel confronto internazionale i lavoratori in Svizzera appaiono più motivati, scioperano di meno ed il mercato del lavoro è più flessibile.


Vantaggi fiscali ignorati

I più famosi arrivi dell'ultimo quinquennio hanno nomi prestigiosi, come Gillette, Wal-Mart, Ebay, Ralph Lauren, Cisco. L'ultimo anno, poi, ci sono stati dei veri annunci sensazionali, come quello di Degussa, numero uno mondiale nella chimica speciale (per prodotti particolari o di alta tecnologia: dai pannelli solari ai superassorbenti, dai coloranti ai materiali acrilici). Nel maggio scorso questo gigante ha deciso di concentrare a Zurigo il management della distribuzione per tutta l'Europa occidentale, con 260 impiegati e un volume d'affari di 5,5 miliardi di euro.
Il mese seguente è stata la volta di Microsoft, che l'8 giugno ha fatto sapere di aver aperto nei pressi di Zurigo il suo Developer Center for Collaboration Technologies. Una decisione, questa, presa in seguito all'acquisizione di una neonata azienda informatica zurighese, e naturalmente per la vicinanza al Politecnico federale. Le aziende come la Microsoft, dette "imprese Ict" (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) privilegiano quasi tutte l'area zurighese. Ci sono la Ibm e la Google con i loro laboratori di sviluppo e ricerca; Hewlett-Packard e Compaq con centri di produzione e distribuzione; Cisco Systems, Agile, Esp con le rispettive sedi centrali. Ma ci sono una miriade di altre piccole aziende Ict: nel solo cantone di Zurigo all'inizio del 2006 se ne contavano un migliaio.
L'ultima notizia clamorosa però è dell'inizio di quest'anno e riguarda il gruppo alimentare americano Kraft Foods, il secondo a livello mondiale dopo Nestlé: stabilirà quest'anno nei pressi di Zurigo la sua nuova sede per l'Europa, dove creerà diverse centinaia di posti di lavoro. Questa multinazionale che possiede marchi di prestigio come Toblerone, Suchard Express, Jacobs e Haag, è presente in 150 paesi, occupa 94 mila persone e fattura ogni anno 34 miliardi di dollari.
«La Svizzera offre alle imprese internazionali un eccellente contesto imprenditoriale», ha spiegato Eric Scheidegger, vicedirettore del Segretariato di Stato per l'economia (Seco) in una recente intervista al settimanale economico "Cash". «Tra i punti di forza della Svizzera», ha continuato, «vi sono la buona formazione del personale, un mercato liberale del lavoro, una burocrazia efficiente ed un'attrattività fiscale». La piazza economica elvetica, secondo Scheidegger, è particolarmente attrattiva per i settori dinamici ad alto valore aggiunto, e la Svizzera si presta molto bene ad ospitare strutture direttive, servizi finanziari e centri di ricerca e sviluppo. Inoltre, alle imprese provenienti dai paesi che sono nostri tradizionali partner commerciali, in Europa e negli Usa, si stanno ora aggiungendo quelle provenienti da Giappone, Cina e India.
Tra i vantaggi offerti dalla Svizzera a queste imprese, oltre alla qualità della formazione, al livello della ricerca, alla qualità e all'efficienza delle infrastrutture, Scheidegger indica a malapena l'attrattività fiscale. In effetti, anche la Città ed il Cantone di Zurigo, che non offrono condizioni fiscali particolarmente vantaggiose rispetto al resto della Svizzera, fanno pochi e sporadici accenni ai vantaggi fiscali. Svolgono invece un eccellente lavoro di promozione all'estero della propria piazza economica, insistendo sulla modernità e sull'efficienza delle infrastrutture, sull'assenza di complicazioni burocratiche, sull'eccellenza dei servizi, sulla qualità della vita: in breve, sulle migliori caratteristiche elvetiche.

Rinuncia: quando l'ambiente fa barriera 

Non sempre le imprese straniere che vogliono impiantarsi in Svizzera suscitano entusiasmi. Qualche volta ci creano problemi, specialmente quando c'è di mezzo l'ambiente. Esemplare è il caso del gigante della farmaceutica Amgen, che un paio di anni fa voleva costruire una fabbrica nel bel mezzo della campagna presso Galmiz, nel cantone di Friburgo. Consiglio di Stato friburghese e Consiglio federale erano consenzienti: il vantaggio economico consisteva in un inverstimento di 1,3 miliardi di euro e nella creazione da 1200 a 1500 posti di lavoro. Ma un comitato d'azione, guidato da Hans Weiss, ex direttore della Fondazione per la protezione del paesaggio, organizzò una forte resistenza argomentando che «ne va di mezzo l'identità del nostro paesaggio». La polemica dilagò e ben presto si candidarono, in alternativa a Galmiz, le località vodesi di Yverdon e Payerne e quelle vallesane di Collombey e Monthey. Ma alla fine, cioè circa un anno fa, la Amgen ha deciso di rinunciare d'impiantarsi in Svizzera.

Pubblicato

Venerdì 9 Febbraio 2007

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