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Sveltine programmate

di

Mauro Marconi
C’è un rapporto tra la ricerca di un lavoro e la seduzione: tanto nell’una quanto nell’altra ciò che si cerca è convincere il proprio interlocutore delle reciproche affinità e dimostrare che l’unione può soddisfare gli interessi di entrambi. È una visione poco poetica della seduzione, lo ammetto, ma che per quanto urtante possa sembrare è pertinente. Anche i reclutatori si sono accorti che esiste un rapporto tra ricerca d’impiego e seduzione, ed hanno quindi pensato di usare direttamente dei modi di approccio amoroso nelle strategie di collocamento e/o assunzione. Così dallo “speed dating” è nato il “job dating”. Nel primo, sette celibi e sette nubili si danno appuntamento in un locale, dove si svolgeranno sette incontri di sette minuti, che dovranno bastare a stabilire se ci sarà un ulteriore incontro. Nel secondo, una trentina di responsabili del personale incontrano una cinquantina di candidati/e, con i quali si intrattengono per quindici minuti. In questi incontri, che sono una pura e semplice operazione commerciale per chi li organizza (secondo il principio: chi si iscrive paga), tutto è disciplinato e regolamentato dall’inizio alla fine. Ci sono quindi dei sorveglianti, pardon degli animatori che si preoccupano di far rispettare le regole in modo severo: durante uno speed dating, guai a scambiarsi indirizzi e numeri di telefono senza il loro consenso; altrettanto pericoloso può rivelarsi il sedersi ad un posto diverso da quello assegnato durante la cena che segue il job dating. Ma perché ci si dovrebbe iscrivere ad una sveltina programmata? Stando alle dichiarazioni dei promotori di questi eventi, l’intento sarebbe filantropico: mettere in contatto e permettere un dialogo nel minor tempo possibile con il maggior numero possibile di persone. In Francia, dove stanno prendendo viepiù piede queste iniziative, sono stati proposti degli incontri di job dating per giovani diplomati invalidi e giovani diplomate donne. Più filantropico e sociale di così si muore. Solo che… quel “minor tempo possibile con il maggior numero possibile di persone”… non è un po’ come dire minimizzare i costi e massimizzare i profitti? Anche in situazioni come queste si vede la colonizzazione capitalista all’opera. E per quanto normale possa sembrare, la cosa non va considerata come scontata. Se mi avessero chiesto di decidere entro sette minuti se avere un secondo colloquio con lei, sicuramente oggi mia moglie non sarebbe tale. Ma vi assicuro che sopportarla per un’intera cena ne è valsa la pena. Io l’ho sopportata per una serata, ora spetta a lei sopportarmi per una vita!

Pubblicato

Venerdì 22 Ottobre 2004

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