Esteri

Suona la campana dei diritti per l’economia digitale

Ursula von der Leyen, quando ha assunto l’incarico di presidente della Commissione europea, ha promesso un’Unione più sociale. Ha quindi varato una serie di nuove leggi sociali dell’UE, come la direttiva sul salario minimo e quella sulla trasparenza retributiva e sulla parità salariale. E poiché le attuali regole economiche delle piattaforme digitali (come Uber) sono spesso antisociali, ha anche proposto una direttiva per rafforzare i diritti dei lavoratori di questo settore.
Direttiva su cui a metà dicembre 2023 le delegazioni negoziali del Parlamento europeo e degli Stati membri hanno trovato un compromesso. Essa stabilisce quando i lavoratori delle piattaforme devono essere considerati, in tutta Europa, come dei dipendenti. Secondo la Commissione europea, almeno 5 dei 30 milioni di lavoratori delle piattaforme sono erroneamente considerati lavoratori autonomi, così che le aziende possano sfuggire all’applicazione di un salario minimo e altri diritti sociali.


Il testo di compromesso contiene una lista di controllo di cinque punti: la piattaforma stabilisce il livello salariale? Controlla a distanza le prestazioni dei lavoratori? I lavoratori non possono scegliere il proprio orario di lavoro o rifiutare un lavoro? La piattaforma richiede l’uso di un’uniforme? La piattaforma vieta di lavorare per altre aziende? Se almeno due di queste condizioni è realizzata, la piattaforma sarebbe da considerare un datore di lavoro “presunto” e dovrebbe garantire ai suoi lavoratori gli stessi diritti che si applicano ai dipendenti in generale (salario minimo, orario di lavoro, indennità di malattia eccetera).
Il commissario europeo responsabile del dossier, il socialista lussemburghese Nicolas Schmit, ha salutato il testo di compromesso, affermando che gli autisti e i fattorini avranno finalmente «i diritti sociali che spettano loro». Anche l’europarlamentare italiana Elisabetta Gualmini si è rallegrata: «Si tratta di un accordo rivoluzionario». Anche il quotidiano francese di destra Le Figaro aveva pronosticato che il testo sarebbe stato presto ratificato da una maggioranza qualificata di governi dell’UE. Ma le cose sono andate diversamente.
Il 22 dicembre scorso, infatti, un’alleanza di destra guidata dal presidente francese e lobbista di Uber Emmanuel Macron e dai capi di governo italiano e ungherese Giorgia Meloni e Victor Orbán è riuscita finora a impedire la ratifica del compromesso in seno al Consiglio dei ministri dell’UE. Il governo tedesco Scholz si è astenuto perché il testo non piaceva ai neoliberisti alleati di coalizione della FDP. Di qui l’incarico alla nuova Presidenza belga del Consiglio dell’UE di negoziare un nuovo testo con il Parlamento e con i governi più scettici che vada incontro alle società a capo delle piattaforme digitali.  


Tuttavia, proprio lo stesso giorno, da Bruxelles sono giunte anche buone notizie. Mentre le piattaforme digitali festeggiavano una parziale vittoria al Consiglio dei ministri UE, un tribunale belga ha ordinato a Deliveroo di riconoscere i suoi corrieri come dipendenti. Questo è importante. Più sono i paesi in cui gli operatori delle piattaforme possono far valere i loro diritti sul lavoro, più sono i paesi favorevoli a regole più severe a livello europeo, non per motivi sociali ma per motivi economici, al fine di uniformare le regole del gioco in tutta Europa.

Pubblicato il

29.01.2024 16:46
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